Articolo del dottor Vincenzo Colaciuri (vedi pie’ pagina)
Molti fenomeni occulti del passato non sono più tali perchè di essi è stata fornita una spiegazione scientifica. L’occulto di ieri è il manifesto di oggi e ciò che attualmente definiamo occulto sarà sicuramente il manifesto di domani. Sotto questo punto di vista la scienza fa parte della ricerca occulta perchè essa studia i fenomeni sconosciuti della natura e tenta di fornirne una spiegazione razionale; la magia tenta di spiegare gli stessi fenomeni ricorrendo ad una spiegazione emotiva. L’occultismo è ricerca della conoscenza in senso lato – come lo era del resto la filosofia al tempo dei greci – sia che essa si riferisca alla studio della realtà fisica, sia che essa si riferisca alla comprensione della realtà psichica e metafisica.Quando la spiegazione dei fenomeni occulti si basa sullo studio e la comprensione delle leggi che regolano la materia e l’energia, parliamo più propriamente di Metodo scientifico per il quale prima si sperimenta e poi si crede.
Se l’approccio si basa sul credere nell’esistenza di forze metafisiche che, come dice il termine, vanno al di là della materia e dell’energia, il Metodo viene definito magico. Per esso prima si crede e poi si sperimenta.
Queste due posizioni appaiono inconciliabili perchè le reciproche premesse di base sono completamente diverse e oltretutto parziali.
La Scienza considera realtà solo la materia e l’energia e, negando l’esistenza di una realtà metafisica che non si può nè toccare nè sperimentare, considera fantastiche, immaginarie e astratte ipotetiche realtà spirituali. Col termine spirituale indichiamo fin da ora tutto ciò che esiste e che non è definibile in termini di materia e di energia. Per la scienza non può esistere Dio, non possono esistere realtà spirituali di alcun tipo, non esiste l’anima e nemmeno un Io nell’essere umano che non sia prodotto dal cervello. Il metodo scientifico si base sull’uso della ragione che può accedere soltanto alle categorie mentali imposte dalla realtà fisica. In sintesi la scienza possiede un formidabile metodo di ricerca per comprendere l’epifenomeno, ma compie il grave errore concettuale di voler ingabbiare la verità ontologica dentro le poche leggi che ha compreso.
La verità ontologica, quella cioè che sussiste al di là di tutto ciò che pensano o non pensano gli uomini, è quella che è, e non può certo essere una disciplina a rinchiuderla e a mutilarla nell’angusto carcere delle sue limitazioni.Per contro la magia considera reale anche ciò che va oltre la materia e l’energia – ammette in altri termini l’esistenza di realtà metafsiche -, possiede una visione meno limitata della realtà che ci circonda, utilizza l’intuizione e i canali del sentire anzichè del pensare. Scarseggia però di metodo nell’interpretazione dei fenomeni e persevera nel considerarli “magici” anche quando si è trovata una spiegazione naturale e scientifica.
La magia possiede un più ampio supporto dottrinale per comprendere i fenomeni della natura, ma compie l’errore formale di voler stabilire essa quale deve essere l’approccio di ricerca.
Il metodo di ricerca magico – che poi è il cosiddetto rituale – è estremamente infido, soggettivo, fuorviante e spesso appesantito da sovrastrutture arcaiche, primitive e superstiziose che si sono affastellate in modo acritico nel corso dei secoli.
La magia deriva da un antico tentativo dell’uomo di spiegare e dominare i fenomeni occulti della natura proiettando su di essi interpretazioni personali emotive ed immaginarie, e ancora oggi commette l’errore di cadere nella spiegazione sbagliata di fenomeni veri.La Religione ammette l’esistenza di una realtà superiore rappresentata dalla divinità o dalle divinità da cui proviene e dipende il mondo fisico. Dio è tutto, arbitro assoluto di tutto.
Nella religione cristiana il nucleo centrale è rappresentato dalla rivelazione per la salvezza del genere umano. Dio è creatore, l’uomo è creatura che partecipa al progetto divino. L’uomo, incapace di salvarsi da solo, viene riscattato attraverso l’incarnazione e la sofferenza di Cristo. Il termine ultimo del cristianesimo è rappresentato dalla resurrezione del corpo. Le religioni orientali si realizzano attraverso il cammino di crescita interiore volto ai fini dell’annullamento del dolore (Nirvana del Buddismo), di salvezza attraverso metodi psicofisici (yoga induistico). Esse si basano sulla reincarnazione vissuta come legge dolorosa e ineluttabile. L’essere umano non partecipa al progetto divino, ma è parte egli stesso del progetto divino e deve scoprire la divinità che è dentro sè fino ad identificarsi con essa. La religione in genere si pone in una via intermedia fra quella scientifica e quella magica. In che senso ? Nel senso che essa ammette l’esistenza di una realtà fisica che discende da una metafisica, ma, facendo distinzione fra le forze del bene e quelle del male, prende le distanze dalla magia.
La religione, pur confermando l’esistenza dei demoni, invita il credente a tenerli lontano e a combatterli, laddove la magia insegna a farseli amici e a utilizzarli per scopi personali.
Inoltre considera la magia come pensiero pericoloso di onnipotenza perchè essenza del potere magico è il dominio e il controllo da parte dell’uomo sulle forze soprannaturali. Condizione questa assai pericolosa perchè inorgoglisce l’uomo e contraddirebbe il principio teologico per il quale le dimensioni spirituali superiori agirebbero su quelle inferiori e non viceversa.
SCIENZA E RELIGIONE
In termini di ricerca non possiamo parlare nè di magia nè di religione, se non ci liberiamo dalle categorie mentali legate alla materia e all’energia e non lasciamo spazio alle nostre capacità di astrazione.
La realtà di cui abbiamo abitualmente esperienza e certezza è quella che cade sotto i sensi e che la scienza definisce oggettiva. In realtà dovrebbe definirla consensuale, perchè essa ci appare non come è nell’essenza, ma come ce la fanno vedere i nostri sensi.
La scienza diventa giocoforza atea e materialista partendo dal principio che può esistere solo ciò che cade sotto i nostri sensi.
La realtà oggettiva è costituita da materia ed energia, termini equivalenti per la fisica, ma dire materia o energia significa essere legati alla dimensione dello spazio e del tempo, occupare un certo spazio fisico, impiegare tempo per andare da un posto all’altro, essere soggetti a tutte le leggi fisiche. E’ evidente che nessuna divinità sarebbe tale se fosse sottoposta a tali restrizioni.
Dio non può essere una qualunque forma di energia per quanto sottile e impalpabile perchè nel momento in cui lo fosse sarebbe limitato nello spazio e nel tempo e non sarebbe più Dio. Si eviti pertanto di cadere in un pressapochismo antropomorfo che porta a concepire Dio come una qualunque forma di energia o prana o peggio come una sorta di immenso organismo universale di cui noi saremmo cellule.
La religione occidentale diventa privilegio di pochi introducendo il concetto di Fede, un dono che viene dall’alto e che consentirebbe la comprensione della realtà metafisica soltanto agli eletti.
E se uno non ha il dono della fede? Dobbiamo rispondere con le parole di Cristo che a tal proposito disse che ci sono persone che desiderano vedere e udire e non possono; altre che non vogliono vedere e udire e invece vedono e odono; che questa è la volontà del Padre che sta nei cieli.
Concetto di rivelazione, verità di ordine superiore che procede direttamente dall’alto verso il basso.
Ma anche nella visione religiosa orientale le difficoltà non mancano. L’illuminazione, processo per il quale la conquista della verità procede dal basso verso l’alto, per progressiva consapevolezza, è una prerogativa riservata a pochi. Budda, dopo anni di interrogativi e meditazioni giunse alla illuminazione. Ma quanti sono arrivati al suo grado di comprensione della verità? Ma poi la verità conosciuta da Cristo, corrisponde a quella conosciuta da Budda?
E che dire della verità conosciuta dai maestri di esoterismo che non avevano pretese carismatiche di insegnamento religioso, ma solo di pura conoscenza? Eosterismo, occultismo, scienza, religione, filosofia, magia, parapsicologia parlano lingue diverse dentro un’immensa torre di Babele dove tutte le discipline contengono elementi di verità, ma anche e soprattutto di errore.
Di fronte a questa situazione diventa lodevole il tentativo di superare tutte le barriere e contraddizioni poste dalle varie discipline enumerate, ma inevitabile l’errore di cadere in un sincretismo oltremodo pericoloso che mette insieme – in modo acritico e fideistico – principi concettualmente in contrasto provenienti da tutto il pianeta e da tutte le culture.
Se dovessimo seguire il pensiero di Albert Einstein dovremmo fare piazza pulita di tutti i concetti precedenti e ricostruire tutto d’accapo.
Ma da dove iniziare? Sicuramente dall’uomo, perchè il più grande scandalo dei nostri tempi è quello di aver voluto conoscere tutto del mondo esterno, dall’atomo all’elettronica, dalla chimica ai voli spaziali, dall’informatica alla bioingegneria genetica, dimenticando che prima di tutto va studiato l’uomo, lo strumento che indaga e osserva il mondo circostante e che tramite l’autocoscienza può indagare anche su se stesso. E’ come se si fosse indagato sul microcosmo batterico senza sapere come funziona il microscopio e soprattutto ignorando quali errori sistemici di osservazione produce. Un professore di biologia sosteneva che i cromosomi umani sono 48 (anzichè 46) perchè col suo metodo di osservazione al microscopio elettronico ne frantumava due. Questa era la sua verità e nessuno poteva contestargliela, anzi si sentiva un genio perchè riteneva di aver scoperto una grande verità scientifica.
LA REALTA’ DELL’IO
Fortunatamente la comprensione dell’Io, del cervello umano e del suo funzionamento procede di pari passo col progresso delle altre discipline scientifiche. L’organizzazione mondiale della sanità ha proclamato gli anni 90 il decennio delle neuroscienze; dobbiamo pertanto aspettarci, in questo campo, notevoli scoperte sul funzionamento del sistema nervoso umano e sulla maggiore comprensione della coscienza, meccanismo “magico” per il quale la macchina uomo ha consapevolezza di sè, dei propri pensieri, dei propri sentimenti, della propria condizione umana di essere vivente con la limitazione non tanto di essere mortale quanto di essere improvvisamente mortale.
Per entrare nel mondo della comprensione della realtà fisica e metafisica dobbiamo necessariamente partire dall’essere umano, strumento di osservazione di sè stesso e della realtà che lo circonda. Questo metodo è induttivo e limitato, consente però di introdurre elementi di chiarezza e di evitare gli errori di interpretazione dovuti al cattivo funzionamento della macchina.
Il riferimento ai disturbi psicologici e psichiatrici è abbastanza immediato e intuitivo.
Ma andiamo per gradi. La scienza ho sostenuto fino ad oggi, in modo ostinato e ottuso, che l’unica realtà esistente è quella materiale ed energetica e che pertanto l’Io è un prodotto della macchina sistema nervoso allo stesso modo con cui un’onda elettromagnetica è generata dai circuiti elettronici di una stazione radio. Questa asserzione non regge più perchè quando entriamo nella dimensione psichica ci troviamo di fronte ad una realtà che, pur non essendo energetica, esiste e rappresenta per ciascuno una certezza: il proprio Io.Cerchiamo, come nel caso del concetto di Dio, di non cadere nel tranello che vorrebbe l’Io una forma seppur sottile di energia ancora sconosciuta oppure una sommatoria di pure astrazioni la cui combinazione determinerebbe l’individualità delle singole coscienze.
L’Io per sua struttura e definizione si sottrae a qualsiasi definizione materiale oppure energetica il che vuol dire, in termini pratici, che ad esso non si può applicare alcuna unità di misura fino ad oggi esperita dalla scienza.
Non ha senso dire che l’Io occupa un volume, ad esempio un litro; che è localizzabile in un punto preciso dello spazio, ad esempio sul naso o sopra la testa; che ha un colore come ad esempio il rosso; una velocità di propagazione nello spazio, ad esempio 300 Km orari; una posizione, capovolto; una forma, cilindrico; un peso, 100 grammi; e via dicendo per tutte le unità di misura che si applicano alla materia e all’energia.
Nè il dolore di ieri si aggiunge al dolore di oggi dal momento che le sensazioni interne non possono sommarsi quantitativamente come avviene per gli stimoli esterni.
Dell’Io possiamo dire che:
1) Esiste
2) L’unico parametro che lo definisce è il tempo in quanto ha una continuità nel divenire: c’era un secondo prima, c’è adesso, ci sarà un secondo dopo…presumibilmente.
Se ci sarà dopo la morte del corpo fisico non siamo in grado di dimostrarlo scientificamente e nell’ipotesi che esso sopravvivesse potremmo chiamarlo anima in accordo con quanto sostiene la religione.
3) E’ dotato di coscienza e di autocoscienza in quanto è consapevole dell’esistenza degli altri esseri umani, del mondo e di se stesso.
4) L’Io non è il corpo, ma si serve del corpo.
L’Io ha consapevolezza di altre cose, di avere un corpo, pensieri, sentimenti. E poniamo l’accento su questo ausiliare “avere” che implica un soggetto e un complemento oggetto.
Quando l’essere umano riflette su se stesso cosa dice: io sono un corpo oppure io ho un corpo?
Risponde a se stesso: Io ho un corpo. Di conseguenza qualunque “cosa” sia, non si identifica col corpo.
5) L’Io non è il sentimento, ma si serve dei sentimenti.
Quando l’essere umano riflette sui sentimenti non dice: io sono un sentimento, ma afferma: Io ho un sentimento. Di conseguenza il suo Io non si identifica coi sentimenti.
6) L’Io non è il pensiero, ma si serve del pensiero.
Riflettendo alla stesso modo su noi stessi non diciamo: Io sono un pensiero, ma: Io ho un pensiero. Qualunque cosa sia L’Io non si identifica coi pensieri.
7) L’Io è unitario.
Anche se il corpo cambia con l’età, anche se nel tempo possono cambiare idee e sentimenti, l’Io mantiene la sua unicità.
E questa caratteristica di unicità fa dire a J.Eccles, Premio Nobel per la neurofisiologia :”Poichè le soluzioni materialistiche non riescono a spiegare la nostra unicità come soggetti dell’esperienza, sono costretto ad attribuire l’unicità dell’Io o anima a una creazione spirituale soprannaturale “.
Se l’Io esiste e la sua realtà non è materiale nè energetica, è necessariamente metafisico, al di là della materia e dell’energia, fuori dello spazio e del tempo. Possiamo dire spirituale se con questo intendiamo significare non materiale e non energetico.
Se l’Io appartiene alla dimensione spirituale, possiamo finalmente ammettere che può esistere in sè e per sè una realtà metafisica dove possiamo ipotizzare l’esistenza di entità magiche e religiose.
Partendo dall’uomo e dal suo Io spirituale entriamo nella dimensione magica e divina. Il passaggio è obbligato e non vi è altra via. L’essere umano, costituito nella sua essenza da una parte corporea e una spirituale, ha per così dire un piede nella fisica e uno nella metafisica. Il punto di contatto fra le due realtà è rappresentato dall’Io.
Si tratta allora di vedere con quali strumenti l’Io può accedere al metafisico.
Il sistema nervoso
Strumento materiale dell’Io – o interfaccia come si dice oggi in termini di informatica – è il sistema nervoso centrale che serve come substrato chimico-fisico a tutte le operazioni ordinarie e straordinarie dell’Io.
Nell’encefalo ci sono diverse aree o centri nervosi attravero i quali L’Io riceve informazioni dal mondo esterno (organi di input) e manda informazioni al mondo esterno (organi di output). La stessa coscienza presuppone l’esistenza di un centro nervoso affinchè possa manifestarsi come tale.
L’emisfero sinistro è sinonimo di pensiero, razionalità, calcolo, logica, movimento, linguaggio; il destro rappresenta il sentimento, l’intuizione, l’immaginazione, l’arte.
Se la macchina non funziona bene i pensieri, i sentimenti, il movimento, le sensazioni, la coscienza ed altri qualia psichici subiscono alterazioni. E queste alterazioni devono essere conosciute se non si vogliono prendere grossi abbagli. Lo strumento di osservazione deve essere sano, normale, non alterato.
Nei malati si possono avere identificazioni dell ‘Io col corpo, percezione di un Io molteplice (le cosiddette personalità multiple), l’identificazione con altre personalità oppure dispercezioni sensoriali che vanno dalle illusioni alle allucinazioni vere e proprie.
Attenzione quindi a procedere dentro la dimensione dell’Io perchè se lo strumento che indaga non funziona bene o si altera per squilibri emotivi, esaltazione, suggestione, noi creiamo realtà virtuali e non accediamo ad alcun grado di vera conoscenza. Per il cervello è vero ciò che esso ritiene vero. E poichè l’Io si serve del cervello, per esso è reale non ciò che è vero, ma ciò che il cervello ritiene vero.Se un soggetto emotivo introietta la figura di un qualsiasi taumaturgo, terapeuta, pranoterapista, divinità, entità vera o presunta e se ha fede o fiducia, si scatena inconsciamente un processo endogeno che attiva meccanismi nervosi che possono produrre guarigioni, stati alterati di coscienza, suggestioni, stati ipnotici, esperienze mistiche. Se tali eventi accadono non vanno messi in relazione a entità sprituali angeliche o demoniache o a Dio. Casomai l’intervento di Dio è avvenuto creando l’uomo con caratteristiche tali da rendere possibili questi meccanismi.
IL DUALISMO
Assicuratici che lo strumento di osservazione funziona bene e che non abbiamo noi creato i presupposti affinchè si alteri, per comprendere la realtà metafisica dobbiamo necessariamente sbarazzarci di tutte le categorie mentali con le quali siamo abituati ad interpretare la realtà fisica. Concetti come alto e basso, dentro e fuori, positivo e negativo, dritto e capovolto, bianco e nero, maschio e femmina – in sintesi tutti i termini dualistici con cui siamo abituati a vedere e interpretare il mondo – non solo non servono a capire il trascendente, ma sono addirittura fuorvianti e ci allontanano da esso
Ancora oggi si fanno discussioni inutili – come ai tempi in cui alla Sorbona si discuteva del sesso degli angeli – per stabilire se la divinità è fuori dall’uomo (trascendenza secondo il pensiero occidentale) o dentro l’uomo (immanenza, visione orientale).
Come l’Io non può essere nè dentro nè fuori, cosi’ Dio non può essere nè dentro nè fuori l’universo perchè – come già detto – nel mondo spirituale non ha senso la collocazione spaziale. Dio, in modo più chiaro ed esplicito, non può essere nè in alto nè in basso, nè dritto nè capovolto, nè circolare nè cubico, nè maschio nè femmina. E così qualunque entità che appartiene al mondo spirituale.
E’ la visione antropomorfa che ci fa immaginare Dio padre, la fata femmina, il diavolo maschio, lo gnomo piccolo.Se l’essere umano è ad immagine e somiglianza divina, lo è per le qualità dell’Io che non è sottoposto ad alcuna restrizione di categorie antitetiche. Se l’uomo possiede la scintilla divina questa è rappresentata dall’ Io, unico punto di contatto fra la dimensione fisica e quella metafisica.
Con tutti i limiti impliciti nell’analogia ci possiamo servire di un esempio preso dalla geometria degli iperspazi.
a) Dato un punto, esiste sicuramente un punto fuori di esso. Congiungendo due punti abbiamo la retta (Prima dimensione).
b) Data una retta, esiste sicuramente un punto fuori di essa. Congiungendo il punto con la retta possiamo definire il piano (Seconda dimensione).
c) Dato un piano, esiste sicuramente un punto fuori di esso. Congiungendo il punto con il piano possiamo definire il volume (Terza dimensione).
d) Dato un volume, esiste sicuramente un punto fuori di esso. Collegando questo punto con il volume possiamo definire la quarta dimensione.
e) E così di seguito per n dimensioni.L’essere umano, che col corpo appartiene alla terza dimensione, ha con l’Io, che si trova fuori del volume, il punto di contatto con la dimensione di ordine immediatamente superiore. E qui si ferma il nostro ragionamento e la nostra immaginazione, quanto basta però per intravvedere dopo può avvenire il salto dimensionale.
L’Io ha dunque la capacità potenziale di entrare nel mondo metafisico valendosi fino ad un certo punto della mente che può formulare concetti razionali ed astratti come quello appena menzionato, e fino ad un certo punto del cuore che può sentire attraverso il sentimento, l’intuizione, l’emozione.
L’antinomia fra mente e cuore va risolta attraverso un salto qualitativo di natura olistica che supera questi due strumenti messi a disposizione dell’Io, per giungere ad un livello superiore di comprensione ottenibile attraverso un meccanismo più complesso e integrato rappresentato dalla coscienza.
Tramite questa ulteriore modalità di apprendimento dell’Io sono possibili esperienze più complesse quali l’illuminazione e la rivelazione laddove la prima rappresenta un percorso di conoscenza dal basso verso l’alto, e la seconda dall’alto verso il basso. Ricordandoci che alto e basso rappresentano modalità di comunicazione didattica e non costituiscono reali categorie di significato concreto.
LE FORZE ETERICHE
Se nella realtà fisica riscontriamo energie, in quella spirituale dobbiamo parlare di forze. Tali forze producono energie, ma non sono energie. Questo concetto è sempre stato messo in evidenza dalla filosofia e solo recentemente è stato supposto dalla neurofisiologia. L’Io infatti agisce sulle aree cerebrali non attraverso una emissione energetica, ma mediante una forza che influisce sull’equilibrio chimico metastabile di microstrutture neuronali rappresentate dalle vescicole presinaptiche.
Pertanto, finchè ci riferiamo alla realtà fisica dobbiamo necessariamente fare riferimento all’energia, ma se ci riferiamo alla dimensione dell’Io dobbiamo ricorrere al concetto di forza: forza del pensiero, forza d’animo, forza di volontà.
Così nel mondo magico esistono forze magiche e in quello divino forze divine.
- La forza dell’Io agisce abitualmente sulla materia e sull’energia tramite il sistema nervoso, dispositivo che consente di trasformare l’astratto in concreto (idea di muovere un muscolo e conseguente movimento) e il concreto in astratto (vibrazione energetica acustica che viene trasformata in sensazione sonora).
- La forza dell’Io umano può agire direttamente sulla materia e sulla energia – forse anche senza la mediazione del cervello – nei rari casi in cui soggetti predisposti producono fenomeni paranormali. Ricordiamo che per definizione la parapsicologia comprende soltanto quei fenomeni che sono prodotti da forze provenienti dall’uomo: fenomeni ESP di percezione extrasensoriale come la telepatia e la chiaroveggenza oppure fenomeni PK come la telecinesi o la levitazione. In questi casi non è necessario supporre l’esistenza di entità estranee responsabili dei fenomeni in questione.- Le forze spirituali eteriche del mondo metafisico possono agire attraverso il veicolo umano, il medium, nei casi di trance medianica o di incorporazione, oppure direttamente sulla realtà fisica producendo effetti magici oppure miracolistici.
Ecco allora che si delinea dove possono collocarsi magia e religione in relazione all’uomo inteso come operatore o come strumento di osservazione. Per magia s’intende l’utilizzo di forze spirituali più o meno evolute, che vanno dagli spiriti di natura fino alle creature angeliche o demoniache, la cui volontà viene soggiogata dall’uomo ai fini di ottenere risultati concreti e tangibili sul piano fisico, risultati che egli con la sola forza del suo Io non riuscirebbe ad ottenere.
Per religione s’intende l’invocazione di forze spirituali divine (Dio o gerarchie di entità spirituali a lui sottoposte) di cui si chiede l’intercessione, l’aiuto, l’intervento.
La magia è una forma di intervento imposto.
La religione è un intervento richiesto.La magia rappresenta una forma di potere basata sulla volontà di potenza dell’uomo che vuole dominare anche la dimensione metafisica mediante l’Evocazione.
La religione è una forma di conoscenza che si basa sull’umiltà dell’uomo che chiede aiuto e supporto alla dimensione metafisica tramite la Preghiera. La magia non rispetta il libero arbitrio delle entità invocate.
La religione si fonda sul rispetto della volontà delle entità a cui ci si rivolge.
Dal punto di vista etico si evidenzia la supremazia della religione rispetto alla magia perchè, anche restando a livello puramente umano, le coscienze più evolute capiscono da sè che ad altre coscienze le richieste vanno proposte e non imposte. Giungere alla conclusione che attraverso lo studio della realtà spirituale dell’Io si può giungere a postulare l’esistenza di una realtà metafisica, non vuol certo dire che questa sia popolata di entità ben definite con caratteristiche di individualità e in diversa evoluzione. E’ presumibile che essa lo sia, così come possiamo pensare che esistano altri esseri intelligenti su altri pianeti dell’universo senza averne ancora la dimostrazione.
Credere che qualcosa esista non vuol dire che questo qualcosa esista realmente.
L’impostazione giusta del problema non consiste nel porsi la domanda “credo” in Dio, oppure negli extraterrestri, oppure negli angeli, nei demoni, nelle fate, ma “ho esperienza” di Dio, degli angeli, del demonio, delle fate.Per chi non ha avuto esperienze metafisiche personali il problema si riconduce soltanto alla fede o alla fiducia sulle asserzioni di altri esseri umani che hanno dichiarato di essere inviati di Dio (profeti, illuminati) oppure anime particolarmente avanzate sul piano della coscienza (esoterici, occultisti, cabalisti, maghi, ecc..).Troppo pericoloso basarsi sulle testimonianze altrui per dirimere questioni così complicate e delicate.
Esistono testi religiosi e testi magici che risalgono nella notte dei tempi e che rispecchiano tutte le mentalità e le culture dei popoli antichi e moderni, nei quali le entità spirituali rispecchiano individualità e caratteristiche antropomorfe.
La religione cristiana ci parla di Dio, di Lucifero ribellatosi a Dio e diventato Satana, di gerarchie celesti e infernali, di anime di defunti, di Santi, di Cristo, della Madonna, tutte entità ben definite e, secondo la Chiesa cattolica, realmenti esistenti.
Non accetta però la dimensione magica delle silfi, degli gnomi, delle fate, dei folletti, dei Deva considerati frutto di credenze superstiziose. Qui sembra che la religione rivelata ponga una grande limitazione a Dio, quella di non poter creare le entità del cosiddetto mondo magico. Se la Chiesa sostiene che Dio è il creatore di tutto e che non si può ammettere la sua esistenza senza ammettere quella di Satana, perchè ha difficoltà a sostenere l’esistenza di altri esseri spirituali di categoria inferiore?Inoltre la religione cristiana sostiene che la magia non si può praticare perchè in ogni caso susciterebbe l’intervento di forze negative demoniache e perchè tramite essa l’uomo cercherebbe di sostituirsi a Dio cercando di ottenere anche il dominio sul mondo metafisico.
Se l’uomo è stato dotato di libero arbitrio, sua deve essere la scelta del bene e del male. Come gli è stato dato il potere di manipolare la materia e l’energia – a patto che ne faccia buon uso – perchè allo stesso modo non può esercitare il potere sulle forze metafisiche purchè ne faccia buon uso ?Nel caso della magia l’uso basato su principi etici dovrebbe portare a:
- Rispettare il libero arbitrio delle forze spirituali.
- Non utilizzare forze magiche “negative”.
- Non utilizzare tali forze per procurare danni a terzi.
In termini moderni tutto ciò dovrebbe costituire un aggiornamento e una revisione dei concetti generali della magia, non per imposizioni esterne, ma per progressivo sviluppo della coscienza umana.
LA COSCIENZA
Di fatto l’evoluzione dell’uomo sta progressivamente portando ad un maggiore sviluppo non solo della coscienza in senso lato, ma anche della coscienza morale e più in generale dell’etica universale.
Questo concetto di evoluzione della coscienza etica si è evidenziato anche nei confronti della religione.
La divinità antica veniva interpretata come collerica, vendicativa e assetata di sangue non solo animale, ma anche umano. Si pensi ai sacrifici cruenti del passato e si pensi come il tributo dovuto alla divinità prevedeva spesso sofferenza e dolore da parte dell’officiante.
La divinità concepita in modo più consono ai tempi nostri è un Dio di amore che invece della sofferenza desidera la gioia della creatura, invece che con la punizione risponde con la misericordia, invece del sacrificio cruento gradisce l’offerta umile e gentile, invece della guerra vuole la pace.
Non è cambiato Dio nel corso dei millenni, è cambiato il modo di concepirlo da parte degli uomini. E’ cambiata la morale, l’etica e pertanto il modo di rapportarsi a Dio.
Tutto ciò è avvenuto grazie alla crescita interiore dell’essere umano e alla espansione della sua coscienza.
Il superamento di vecchi concetti come lo schiavismo, il razzismo, l’uccisione dei propri simili e degli animali; e l’introduzione di nuovi come il rispetto dell’ambiente e soprattutto il riconoscimento del diritto di uguaglianza per tutti e il senso di fratellanza, sono tutte cose che la persona evoluta sui piani della coscienza sente spontaneamente dentro di sè senza bisogno che ci sia un Dio che glielo dica o glielo imponga, come invece succedeva ai tempi di Mosè.
E’ vero, buona parte del pianeta è ancora poco evoluta in questo senso, ma è indubbio che sono sempre più le persone animate dalla consapevolezza che nell’essere umano vi è un Io trascendentale e forse trascendente che diventa sempre più consapevole di se stesso e della realtà in cui è immerso, sia essa fisica oppure metafisica. La storia del pianeta Terra e dei suoi abitanti ci dimostra che siamo in costante evoluzione e che nel corso dei tempi sono avvenuti notevoli salti qualitativi per molti aspetti ancora inspiegabili e occulti nella loro genesi.
Ai primordi l’energia, poi la materia costituita dagli elementi. Successivamente dalla materia inorganica siamo passati a quella organica basata sulla chimica del carbonio.
E la materia organica è diventata vivente.
E la materia organica vivente è diventata intelligente.
E infine la materia organica vivente intelligente è diventata cosciente. Non c’è dubbio che la tappa evolutiva che stiamo percorrendo è quella della coscienza o della consapevolezza di sè e che in questa direzione devono essere convogliati tutti gli sforzi perché l’intelligenza senza coscienza è destinata all’autodistruzione.Alle soglie del terzo millennio si va consolidando una nuova coscienza che tende all’acquisizione di nuovi concetti e nuove interpretazioni del magico e del divino. Occorre abbattere progressivamente, e non senza sforzo ed errori, tutte le dicotomie che separano; rivedere in chiave critica illuministica tutti i concetti che provengono dalla religione istituzionalizzata e dalla magia tradizionale; evitare di cadere in un pericoloso sincretismo; eliminare tutto ciò che nel tempo si è consolidato come dogma, tabù, superstizione, fantasia, patologia.
Il lavoro non è affatto facile perchè oltre alla buona volontà, oltre al desiderio di essere migliori nei confronti di sè e degli altri, occorre una buona dose di cultura storica, umanistica, etnologica, psicologica, teologica e scientifica in genere.
LA MAGIA
Col termine magia non intendiamo qualcosa di sorprendente,fiabesco, fantastico, ma una vera e propria disciplina nata fin dagli albori dell’umanità nel tentativo di trovare una spiegazione ai fenomeni occulti della natura.
Essa si basa sul piano teorico su una specifica dottrina che prevede l’esistenza e l’utilizzo di forze spirituali per il conseguimento di obiettivi umani, e in pratica su una serie di procedure o rituali non meno complessi e meticolosi di quanto non siano le condizioni sperimentali previste dalla scienza.
Mentre nel campo scientifico si utilizzano energie, nella magia si ricorre alla forze provenienti da entità spirituali più o meno evolute. E’ bene precisare che le entità evocate non sono le anime appartenenti ai defunti perchè la competenza di questo settore apparterrebbe alla disciplina nota come Spiritismo.
Non si tratta di intelligenze extraterrestri perchè di esse si occupa l’ufologia, disciplina più attinente all’universo fisico.
Le forze utilizzate non provengono da esseri umani perchè di queste si occupa la parapsicologia intesa nella giusta accezione del termine. Secondo le scuole esoteriche e la stessa corrente di pensiero della magia, le forze implicate nei fenomeni magici sono da attribuire a entità metafisiche che in ordine evolutivo dal basso verso l’alto sono rappresentate da: spiriti elementali o di natura del fuoco (Salamandre), dell’aria (Silfi), dell’acqua (Ondine), della terra (Gnomi, Fate), Deva, Spiriti planetari, Angeli, Demoni. Il rituale magico ha lo scopo di soggiogare queste entità e di indurle ad eseguire gli ordini ricevuti senza la possibilità di ribellarsi o di rifiutarsi. Una volta messo in atto il rituale magico si produce immancabilmente il compimento, come dire che una volta innescato il meccanismo non è più possibile arrestarlo.
Per questo tutti gli esperti di magia sono d’accordo nel sostenere che il magista deve essere assolutamente consapevole di quello che fa e che i pericoli possono essere di due tipi: non controllo delle entità evocate, possibilità che le energie scatenate dalle forze magiche effettuino un compimento non voluto che può ritorcersi sull’operatore. Nell’apprendimento della magia pratica le prime cose che vengono insegnate agli apprendisti sono le misure precauzionali di difesa rappresentate fondamentalmente dal cerchio magico dentro il quale opera il magista e dai pantacli.
Tutte le figure magiche si riducono a due pantacli essenziali: Il Sigillo di Salomone o esagramma o stella a sei punte, segno del macrocosmo, e il Geburah o pentagramma o stella a cinque punte simbolo del microcosmo. In senso occulto i pantacli rappresentano l’analogia delle verità e riflettono la luce astrale.
In senso moderno si possono definire come forme di concentrazione equivalenti ai Mandala dell’Induismo.
I pantacli di piombo proteggono l’operatore durante gli esperimenti. Il magista deve portare almeno due pantacli di piombo durante le cerimonie: il pettorale che protegge il plesso solare (pentagramma iscritto nel cerchio) e il dorsale che conferma questa protezione (esagramma iscritto nel cerchio). L’operatore o magista o mago prima di poter operare deve attraversare un lungo percorso di crescita e di maturazione spirituale che prevede essenzialmente due fasi: il solve, cioè lo sciogliere e il liberarsi di tutte le impurità interne rappresentate da schemi, preconcetti, tabù, imperfezioni, immaturità psicologiche ed emotive; e il coagula, la capacità di poter indirizzare e concentrare le forze magiche e di poterle piegare ai suoi voleri per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Nella fase della scelta dell’obiettivo si presume che il magista abbia raggiunto un livello tale di consapevolezza da sapere esattamente quello che fa e da non usare tali forze in senso negativo.In realtà se egli raggiunge tale potere nulla gli impedisce di utilizzarlo anche in senso negativo.
Sotto questo profilo alcuni aspetti della magia appaiono equivoci: se da un lato si fa riferimento al magista come ad una persona altamente realizzata e cosciente a cui viene concesso il potere di asservire alla sua volontà perfino le entità angeliche (che dovrebbero essere soltanto al servizio della divinità) dall’altra la magia prevede tre forme per così dire di indirizzo: la magia bianca volta fondamentalmente al bene, la magia rossa per gli incantesimi e le malie d’amore, la magia nera volta ad arrecare danno a terzi. E’ in pratica un pò difficile risolvere la contraddizione per la quale viene conferito il potere se il magista possiede requisiti morali e spirituali di ordine superiore e che questo gli resti conferito anche se poi ne fa cattivo uso.Nella sostanza il rituale rappresenta una procedura pratica per la quale si ottiene in ogni caso il compimento.
Ciò vale sia per il rito magico che per quello religioso, al punto che secondo gli studiosi di esoterismo i rituali della religione deriverebbero, seppur modificati, da quelli della magia.Le analogie sono notevoli:
- Chi celebra il rituale non è una persona qualsiasi, ma qualcuno investito di un potere: il mago da una parte, il ministro di culto dall’altra.
- Nella fase di apertura del cerimoniale è prevista in entrambi i casi la preghiera alla divinità.
- Durante lo svolgimento del rito è prevista la reale presenza dell’entità evocata: transustanziazione nel caso della messa cattolica, apparizione o manifestazione dello spirito nel caso della magia.
- L’efficacia reale sugli uomini degli effetti prodotti dal rito: sacramenti in campo religioso (Battesimo, Confermazione, Eucarestia, Conversione, Unzione, Ordinazione, Matrimonio); reali vantaggi in campo magico.
- La celebrazione del rito è intessuta di segni e simboli, di parole e azioni, di canto e musica, di immagini, di incensi e profumi in entrambi i casi.
- In entrambi i casi vi sono tempi particolari, giorni e ore particolari. Nel caso del cattolicesimo, per esempio, il tempo liturgico della Pasqua e del Natale e nel caso della magia i solstizi, gli equinozi, la mezzanotte magica.
- Luoghi di celebrazione particolari come la chiesa nel caso della religione, il tempio nel caso della magia.
- Per non parlare degli arredi facenti parte del cerimoniale, dei paramenti, degli oggetti simbolici come il calice, il candeliere, il bruciaprofumi, l’altare.Si può concludere che se negli aspetti esteriori i rituali appaiono simili, nell’aspetto sostanziale ciò che li distingue è nel caso della liturgia il carattere sacro, nel caso della magia il carattere profano.
E per sacro intendiamo solo e soltanto ciò che fa parte del culto della divinità.
STORIA DELLA MAGIA
La Tavola di Smeraldo è il documento più antico attribuito ad Ermete Trimegisto (Tre volte grande), iniziatore dei rituali mediterranei. Essa dice: “E’ vero, è vero senza errore, è certo e verissimo. Ciò che è in alto e come ciò che è in basso, e ciò che è in basso è come ciò che è in alto,per fare il miracolo della Cosa Unica “.
L’inizio della Tavola attesta il Principio Primo della scienza magica, dal quale tutto il resto discende a guisa di successivi corollari.
Questo Principo Primo, sbarazzandosi di tutti i dualismi, consiste nel concepire in modo particolare Dio, l’universo, l’uomo e le loro reciproche relazioni.
Per la magia la Cosa Unica, cioè l’universo e tutto ciò che esso contiene, è Dio. L’universo è il macrocosmo, l’uomo è il microcosmo.
Si concepisce in questo modo una forma di unicità dell’Essere, ricomponendo la triade Dio-Universo-Uomo.
La magia si prefigge di giungere alla consapevolezza totale di questo Essere Unico sino a recepirne tutti gli aspetti diversi e imparare a dominarli.
Per la magia tutte le cose sono aspetti di una sola cosa.Secondo Cornelio Agrippa, occultista rinascimentale, con la magia l’uomo si eleva al di sopra degli angeli, sino a giungere a Dio, con il quale diventa cooperatore e tutto gli è possibile. L’universo è percorso da forze misteriose che lo condizionano nella sua interezza. Queste forze sono sette: i pianeti del macrocosmo e i centri sottili nell’uomo nel microcosmo.
Il mago deve imparare ad avvertirne il flusso, a dominarle e a sfruttarle a proprio vantaggio se saprà entrare in comunicazione con esse e deviarne il corso nella direzione voluta. In pratica si deve servire di simbologie, riti, invocazioni, cerimonie.
Le forze non sono considerate nè benefiche nè malefiche in se stesse, ma piuttosto con polarità positive o negative che devono essere sfruttate secondo le circostanze.
Le leggi di queste forze universali non sono quelle fisiche, ma più profonde e condizionanti.
Per indurre le forze metafisiche ad agire in un certo modo, il mago deve operare rispettando regole ben precise che stabiliscono il tempo, la modalità e la successione degli atti.
Il rito esalta il potere che si raccoglie in lui e fuori di lui per dirigerlo secondo la sua volontà.
Nelle cerimonie più importanti le forze magiche vengono evocate in forma di spiriti o demoni per dare loro ordini e imporre compiti. Questo tipo di magia è antichissimo ed estremamente pericoloso. Le cerimonie servono a ricevere da Dio il potere per controllare le personificazioni delle forze occulte. Il loro significato è essenzialmente simbolico.Questi riti antichissimi venivano celebrati in Caldea, in Mesopotania, in Egitto.
Queste pratiche erano diffuse anche fra i greci e i latini.
In tempi più recenti si diffusero in Europa i rituali ebraici portati dal popolo di Israele dopo la diaspora.
Riti magici erano praticati nel medioevo, nel rinascimento e fino all’illuminismo nel XIX secolo.
I rituali tradizionali sono attribuiti a Re Salomone. La Clavicola di Salomone è il più celebre e più temuto fra i testi di magia rituale. L’inquisizione del 1559 lo proibì come opera pericolosa.
Nel I secolo dopo Cristo lo storico Giuseppe Flavio fa riferimento ad un libro di incantesimi per evocare spiriti maligni che veniva attribuito a Re Salomone.
Il mago Elazar l’Ebreo con l’aiuto della “Clavicola” e dell’”anello” di Salomone esorcizzò i demoni in presenza dell’imperatore Vespasiano.Lo storico greco Michele Psello verso il 1100 dopo Cristo parla di un simile trattato sui demoni attribuito a Re Salomone. Gli occultisti occidentali sostengono che il contenuto diabolico è un’aggiunta posteriore perchè nell’opera originale si manifesta il puro spirito dell’alta magia operante attraverso la forza divina.
Un’altra versione della “Clavicola” contiene una prefazione molto antica, forse di origine bizantina, nella quale si racconta che la Chiave doveva essere sepolta con Salomone nella sua tomba; venne invece portata a Babilonia e quindi diffusa in quel paese.
La Chiave potrebbe derivare da un corpo di tradizione magiche che si rifà ai rituali praticati nell’antico Egitto ed attribuiti ad Ermete Trimegisto.Altri due documenti sono attribuiti al re biblico: il Lemegeton,o Piccola Chiave, anteriore al 1500, che tratta dell’evocazione e dei poteri dei singoli spiriti; e il Testamento di Salomone nel quale si racconta come egli entrò in contatto con i geni, come riuscì ad ottenere la loro obbedienza e quale fù la sua caduta.
Secondo la Bibbia Salomone cedette alla tentazione di evocare i demoni e cadde in peccato.Il quarto libro del “De occulta philosophia”, attribuito a Cornelio Agrippa, costituisce una specie di riepilogo generale di tutte le operazioni magiche necessarie per evocare gli spiriti.Il Grand Grimoire è considerato il più autorevole per quello che concerne i patti col Diavolo. E’ attribuito ad Antonio del Rabbino, veneziano, che – a suo dire – avrebbe elaborato il testo su scritti autografi di Salomone. Nella prima parte è spiegato nei dettagli il rito di evocazione di Lucifuge Rofocale, luogotenente di Satana. Nella seconda tratta dei patti da stringere con i vari demoni promettendo l’anima in cambio di vari servigi. I patti, pieni di doppi sensi e scappatoie, consentono di beffare il Diavolo quando questi si presenta a richiedere il prezzo convenuto.Il Grimorium Verum ci è pervenuto in una traduzione francese, la più antica, stampata a Roma nel 1517. Il libro appartiene a quella che viene definita Magia Nera, in quanto insegna al lettore come evocare e controllare entità soprannaturali esplicitamente identificate come demoni. Il libro fornisce le istruzioni necessarie per la preparazione e consacrazione del mago; spiega come fabbricare gli strumenti; descrive le cerimonie di evocazione; fornisce descrizione degli spiriti stessi precisando i loro nomi, sigilli e poteri; riporta incantesimi e operazioni necessarie per assicurarsi l’aiuto degli spiriti elementali.Il Libro di Papa Onorio risale alla seconda metà del 1500, pubblicato a Roma nel 1629. Si è acquistato la fama del più diabolico di tutti, risente di forti influssi cristiani, ed è considerato blasfemo dalle autorità ecclesiastiche.
La struttura stessa risuona offensiva per i cattolici perchè, secondo l’intestazione, si trattarebbe di una bolla papale di Onofrio III (1216-1227) che estendeva a tutti la facoltà di evocare e comandare diavoli.
Nell’alta magia tradizionale – come del resto nell’Antico Testamento – non esiste una entità corrispondente al Diavolo in senso cristiano: l’angelo che si ribella a Dio e che dopo per invidia induce gli uomini al peccato e alla perdizione.
Gli spiriti che il mago evoca sono personificazioni di forze magiche di un universo che non è concepito diviso in regni, ma come una Cosa Unica, pertanto il loro carattere malefico deriverebbe da interpretazioni cristiane che vedono l’opera magica come necessariamente diabolica.
Nel libro di Papa Onofrio i demoni evocati sembrano riprodurre le caratteristiche degli angeli ribelli.
L’autore del testo doveva conoscere la Chiave di Salomone e il Lemegeton e intendeva adattare i rituali ebraici della magia cabalistica alle cerimonie cristiane.
La funzione di queste cerimonie è quella di indurre uno stato di esaltazione mistica, di delirio e di distacco dal normale stato di coscienza. La componente religiosa è assai efficace per aiutare il mago a portare in superficie i fermenti del suo animo per canalizzare gli influssi delle forze universali.
Nella magia di estrazione ebraica ci si appella al Dio dell’Antico Testamento; nella magia medioevale e cristiana al Redentore, alla Vergine e ai Santi.Il Libro della Potenza è un manoscritto inglese del 1700, scoperto dall’occultista Sayed Shah. La provienza appare medio-orientale, dalle zone dove si è sviluppata la magia babilonese e semitica. Secondo Shah l’opera è stata tramandata nel più stretto segreto dai maghi e dagli alchimisti del Medio Evo.Il Magus è un grosso volume apparso a Londra nel 1801. Si presenta come una enciclopedia di dottrine magiche, divisa in diverse branche. E’ attribuito a Francis Barret che voleva restituire all’occultismo quella dignità che l’illuminismo del suo tempo gli aveva negato.
Nel testo si sostiene che, esistendo o no le entità spirituali, facendo certe cose, seguono certi risultati.L’autore spiega cosa fare per ottenere ciò che si vuole e cita anche esperienze personali. I libri del Magus trattano: della Magia Naturale (Agrippa, Alberto Magno, Bacon); dell’Alchimia (Lullo, Ripley, Glauber); della Magia Talismanica (Agrippa, Paracelso, Holland);del Magnetismo (Paracelso); della Magia Cabalistica (Agrippa, Dee, Kelly); della Magia Cerimoniale (D’Abano, Agrippa); della Teurgia (Tritenio).
Rispetto ai grimori tradizionali il Magus non ha reticenze ed è chiaro ed esplicito. Descrive i rituali e le conseguenze dei medesimi. Spiega con ricchezza di particolari cosa succede all’apparizione dello spirito, come intavolare conversazione, come controbattere i suoi tentativi di ribellione, ecc.; come far manifestare gli spiriti dell’aria; come vedere attraverso la sfera di cristallo le gerachie superiori delle potenze celesti.Ad Alberto Magno, filosofo e mago, sono attribuite opere dedicate alla Magia Naturale e alla Magia d’Amore e considerate divulgative sotto la definizione generica di “Bassa Magia”, termine improprio, nel senso che non è previsto tutto l’apparato esteriore necessario per la celebrazione di rituali evocatori.
I principi universali cui si riferisce la magia bassa sono gli stessi che costituiscono la magia alta e i suoi obiettivi non sono meno importanti o interessanti o svariati.
Comune alle due branche è il carattere essenziale che riveste la preparazione dell’operatore, in base al principio che l’esperienza magica non può essere tentata nel normale stato di coscienza nè da persone che non siano idonee a comprenderne appieno il significato occulto.La magia, in senso iniziatico, è riservata a pochi. Le opere di Alberto Magno hanno carattere pratico. Insegnano materialmente a compiere riti magici e la componente documentaria è rappresentata da filtri, ricette, stregonerie tratte direttamente dalle fonti delle arti occulte.
I grimori di Alberto Magno si rivelano, al lettore moderno, come una raccolta di superstizioni e di ricette per la maggior parte assurde e irrealizzabili.
Lo stesso dicasi per numerose altre pratiche magiche riportate da altri autori.Eliphas Levi, pseudonimo di Alphonse Louis Constant (1810-1875), prete mancato, occultista, nel corso di un grande esperimento di magia, evoca lo spirito di Apollonio di Tiana, filosofo e mago vissuto nel primo secolo dopo Cristo.
Apollonio ebbe fama di mago e autore di miracoli che si diceva fossero simili a quelli di Cristo. Apollonio mirava alla liberazione dell’anima dai sensi e alla contemplazione dell’universo retto da un pensiero divino a cui le religioni erano sottomesse.Apollonio è sempre stato punto di riferimento per tutta la tradizione magica dal Medioevo al Rinascimento, fino a giungere alle soglie del nostro secolo con l’opera di Eliphas Levi.
Dopo la sua esperienza religiosa Levi approda all’occultismo, alla Società Teosofica e alla scrittura di diversi libri fra cui il Dogma dell’Alta Magia. Il suo pensiero punta allo sganciamento dalle religioni per arrivare alla scoperta della verità tramite il contatto diretto con la divinità. Secondo l’autore la magia è vera religione. I corpi celesti hanno anime istintive come gli animali.
La Terra ha un’anima che può essere comandata dall’uomo che possiede grande conoscenza e saggezza.Alice Bailey, adepta della Società Teosofica, se ne stacca nel 1923 per costituire la scuola di meditazione occulta Arcana.
Secondo Bailey compito dell’essere umano sarebbe quello di creare una nuova forma mentis risolutiva per invocare il ritorno di Cristo.
Tramite la scrittura automatica scrive diciotto libri dettati per telepatia da un maestro tibetano.
Il cambiamento spirituale dell’umanità è diretto dall’alto da una gerarchia di spiriti illuminati.Gerard Encausse, detto Papus, (1865-1916), vescovo della chiesa gnostica, esoterista e occultista, getta le basi di un complesso progetto mondiale che prevede in sintesi: la creazione di ordini iniziatici, la costituzione di chiese parallele, programmi di studio incentrati sull’ermetismo, organizzazioni di simposi e conferenze, divulgazioni di libri e riviste specializzate, costituzione di filiali in tutto il mondo.Paul Le Cour, esoterista, nel 1937 pubblicò un libro in cui spiegava che, secondo l’interpretazione astrologica, nel 2160 l’umanità sarebbe passata dall’era dei Pesci (era del cristianesimo) all’era dell’Acquario che avrebbe significato l’affermarsi delle dottrine esoteriche, di una nuova coscienza planetaria e di un unico governo planetario.
La nuova corrente di pensiero “acquariano”, da alcuni identificata nella New Age, sarebbe già in atto e conterrebbe elementi di varia provenienza che prima di essere accettati andrebbero sottoposti ad una severa revisione critica.
1) Ideologia di potere occulto dell’uomo come predire gli eventi futuri, leggere la mente, influenzare gli eventi col pensiero, guarire con metodi paranormali, comunicare coi defunti.
2) Credenza nel potere occulto delle energie racchiuse nelle cose come i cristalli, le pietre, madre terra.
3) L’idea che Gesù Cristo non è la divinità incarnata, ma uno dei tanti avatara mandati da Dio ad aiutare l’umanità.
4) Ricerca di un Dio personale che è al di sopra delle religioni dalle quali si rifiutano rivelazioni, dogmi e insegnamenti.
5) Dio diventa coscienza cosmica, manifesta uno spirito universale e non costituisce una “persona”. Dio e il mondo sarebbero ambedue un campo di energia.
6) Se Dio è uguale al mondo, l’uomo diventa uguale a Dio. Lo sviluppo della coscienza prelude alla scoperta in ogni uomo del dio in potenza.
7) Credenza nella reicarnazione.
8) Presenza di una popolazione di spiriti di defunti, di natura e angelici che guiderebbe l’evoluzione del mondo.
9) L’idea che la forza del pensiero possa cambiare la realtà perchè la consapevolezza cambierebbe la natura a seconda di come pensa la mente.
10) La credenza che la Terra sia un essere vivente.Questo breve rassegna storica del pensiero magico, dall’antichità fino ad oggi, ci ha dato la possibilità di vedere come esso si sia spesso intrecciato con quello religioso creando pericolose confusioni e commistioni di ideologie e di procedure rituali e come sia difficile stabilire dove magia e religione si avvicinano e dove invece si allontanano.
LA RELIGIONE
Il sacro rappresenta il culto del divino e non dovrebbe essere mescolato col profano nè dal punto di vista sostanziale nè dal punto di vista formale.
Il mistero della divinità è troppo grande per poter pensare di averne comprensione. Il rapporto con la divinità è assolutamente personale e si esplica attraverso un modo di sentire profondo e individuale. Si può esplicare attraverso la meditazione, con la preghiera, con la devozione, con la purezza di spirito, con un atteggiamento interiore di umiltà, con una coscienza lucida e consapevole orientata verso il bene.
La comunione con la divinità è, o dovrebbe essere, il momento dell’integrazione, il momento in cui tutta la nostra conoscenza e la nostra esperienza si uniscono e assumono il loro posto in un tutto comprensivo.
Il rapporto con tutto ciò che è considerato pertinente alla divinità si esplica attraverso modalità che sono a discrezione dell’uomo e del suo libero arbitrio.
In senso strettamente teologico Dio fa che l’uomo liberamente si salvi e Dio consente che l’uomo liberamente si danni. Nel primo caso Dio interviene attivamente, nel secondo caso consente che si possa scegliere anche il male e la propria perdizione.
Per ciò che riguarda altre dimensioni che non siano propriamente sacre e riservate alla divinità, l’uomo può procedere col suo libero arbitrio e in base al grado di evoluzione della propria coscienza.
Nella dimensione metafisica magica, che non è riferita direttamente alla divinità, esistono altre procedure: l’evocazione invece della preghiera, il senso del potere invece che l’umiltà, il rito magico invece di quello religioso, gli stati alterati di coscienza, la medianità, l’ipnosi, ecc.Il sacro, da un punto di vista formale, si attualizza tramite il rito religioso ed esistono in pratica tanti riti e tanti ministri di culto quante sono le religioni.
Considerando che le religioni rappresentano uno strumento per accedere al divino proporzionale al grado di cultura e di evoluzione dei singoli popoli, occorre avere nei loro confronti un profondo rispetto e tolleranza in accordo con il Buddismo che sotto questo aspetto appare particolarmente avanzato.
Ci deve essere un dialogo maggiore fra est e ovest, fra cristiani e induisti, buddisti e mussulmani. E’ probabile che l’interruzione avvenuta nel periodo postbellico, dia ora il via ad una rivalutazione sull’argomento e ad un ulteriore sviluppo della dottrina del Logos, così come ricorre negli antichi padri greci.Il vero problema che presto a tardi tutti dobbiamo affrontare è:” Cosa scegliere, una forma di umanesimo o una religione?” Perchè l’uomo si possa autenticamente realizzare è meglio che si ripieghi su se stesso e continui ad essere l’unico artefice della propria vita, oppure è meglio che egli unisca i suoi sforzi a quelli di un Essere che esiste per sè, e lasci che sia Lui a guidarlo? Religione è una parola europea usata come termine generico comprendente certi interessi comuni a tutta l’umanità. La parola latina è religio. Cicerone sosteneva la sua provenienza dalla radice leg- (raccogliere, riunire, contare), raccogliere i segni di una comunicazione divina. Servio sosteneva la derivazione dalla radice lig- (legame, relazione), relazione tra l’umano e il sovraumano. Per la maggior parte degli Europei la parola religione assume il significato di una relazione stabilita fra la persona umana e una entità soprannaturale, l’Essere Sacro, La Causa Prima, l’Assoluto, o semplicemente Dio.
Per molti altri popoli è concepita in termini di movimento come “Via”. Il buddismo la descrive come Ottuplice Sentiero; per il Giappone è la Via degli Dei; Confucio definisce il proprio messaggio “La Via”. La funzione della religione è quella di rendere più completa la vita e tale funzione integratice è assolta più o meno degnamente non solo a seconda del tipo di religione, ma anche secondo la sincerità e l’ardore con cui l’individuo si abbandona ad essa.
I problemi che le credenze e le pratiche religiose tentano di risolvere non furono creati da queste stesse pratiche, ma sono, per così dire, il materiale grezzo della religione.
Tali problemi fondamentali si possono individuare in quattro punti fra loro interconnessi:
1. L’Io
2. Il mondo che lo circonda compresi gli altri individui
3. Colui che esiste per sè variamente concepito,ma intuito e anche temuto
4. Valori umani variamenti concepiti.Ognuno dei quattro punti è di per se stesso un problema, ma sottovalutare la religione, definendola un’illusione dovuta ad un errore dei sensi, significa non averla compresa affatto.
In nome della religione si è spesso tentato di dimostrare illusori uno o più dei quattro elementi citati, mai tutti insieme.
Gli Indù possono affermare che l’Io, il mondo e i valori umani sono irreali e che l’unico esistente è il Brahama, che è al di là del bene e del male.
Il giainismo rifiuta il terzo elemento, l’esser unico e trascendente, sostenendo che le uniche realtà sono gli essere finiti e i valori morali.
L’esistenza dei quattro elementi sopra menzionati è nota a tutti gli essere umani e nessuno può, senza immeserire la propria vita,sottrarsi alla necessità di costruirsi qualcosa che la integri secondo questi quattro parametri.Tutti cercano una risposta alle domande fondamentali: Chi sono? Che cosa è questo Io di cui sono conscio? Che cos’è il mondo che mi circonda? Che cosa significa? Qual è il suo fine ultimo? Che rapporto c’è fra me ed esso? Che cosa è la morte? Qual è la natura di tutto ciò che va oltre le mie possibilità di comprensione e controllo? Tra i cambiamenti e la morte che vedo intorno a me c’è qualcosa o qualcuno di stabile? Hanno valore i vari elementi che compongono la mia vita? Ci sono delle cose che valgono più delle altre?
E i valori che più mi premono, per i quali sono pronto perfino a rischiare la vita, hanno garanzia di quella realtà autoesistente che io non posso controllare o quest’ultima assiste con ostilità e indifferenza alle decisioni vitali che io devo prendere?
E’ vero o no che questa realtà sembra rivolgersi a me dall’alto o nel mio intimo, spingendomi a rischiare per cose intangibili?
Che cosa significa il senso di disagio, d’insoddisfazione, di contrarietà che mi perseguita ?Bisogna ammettere che le risposte fino ad oggi fornite a queste domande sono inadeguate. Troppo spesso la gente tende a credere a ciò che le piace invece che a ciò che le è utile o a ciò che ha maggior probabilità di essere vero.
Come ogni risposta che ignori o disprezzi uno di questi quattro problemi fondamentali non può essere vera, così qualunque dottrina che tenti onestamente di spiegarne qualcuno potrà contenere almeno una parte di verità.In principio gli aspetti della religione erano molto umili e rudimentali. Anche la vita spirituale dell’uomo, come il suo corpo, nasce dalla polvere.
Non abbiamo alcuna notizia su eventuali pratiche religiose di quegli antropoidi di cui si postula l’esistenza come anello di congiunzione fra le scimmie e gli uomini.
I primi esempi documentati di cerimonie religiose risalgono ai tempi dell’uomo di Neanderthal che visse oltre cinquantamila anni fa.
1) L’Io
Il punto principale delle religioni sembra l’idea dell’Io.
In occidente quasi tutti considerano l’uomo composto di corpo e di anima, ma altre razze più antiche idearono suddivisioni diverse e spesso credettero in una pluralità di anime.
La filosofia egizia distingueva cinque elementi spirituali.
San Paolo parla di corpo, di anima e di spirito.
In Cina, nella Nuova Guinea, e nell’Indonesia è diffusissima la credenza che l’uomo abbia due anime. Alcuni Melanesiani ritengono che l’individuo abbia sette anime.
La credenza delle anime multiple è bilanciata da quella degli uomini senza anima: l’immortalità, da principio, in Egitto e in Cina, era considerata privilegio aristocratico di capi e guerrieri.
La fede nel prolungamento della vita dello spirito deriva principalmente dal fenomeno dei sogni. Del resto una forma di sopravvivenza era implicita anche nel sentimento intimo dell’uomo più primitivo che nella tomba collocava cibo e utensili per il defunto.
La visione soggettiva di persone morte può aver rafforzato la fede negli spiriti.
2) Il mondo e gli altri individui
L’atteggiamento dei popoli più antichi sembra implicare una stretta relazione tra l’umano e il non umano e il dichiararsi discendente da un lombrico o un coccodrillo non sembra affatto incongruo alla mentalità primitiva.
In molte leggende popolari di molti popoli, uomini e animali fanno parte di un’unica famiglia.
Per gli Ebrei l’uomo è il re del creato e a lui fu dato il dominio su tutti gli animali.
Sotto questo aspetto l’atteggiamento francescano verso i nostri fratelli uccelli non è di tipo ebraico. L’amore di San Francesco per gli uccelli, e in genere per tutti gli animali, deriva dal misticismo orientale entrato nella chiesa cristiana attraverso gli scritti di Pesudo-Dionigi.
Gandhi difendeva la protezione dell vacche sacre come simbolo dell’unità tra elemento umano e quello animale della creazione.
I primi uomini facevano poca distinzione fra se stessi e gli animali e questa è la spiegazione più logica non solo del totemismo, ma anche della fede nella trasmigrazione delle anime o metempsicosi.
Quando lasciamo gli animali per passare agli uomini troviamo il rispetto per l’anima dei morti che ha una parte importante nella formazione dell’idea di soprannaturale.
Ciò che non è ben chiaro è la profondita del culto offerto agli antenati: cortesia verso un essere umano defunto o reale adorazione del divino che è presente in ogni uomo ?
Coloro che sostengono ancora che la prima divinità fu la tribù, vedono nell’iniziazione il più religioso degli atti, poichè con esso i giovani prenderebbero coscienza della loro appartenenza all’unità sacra della tribù.
L’iniziazione può simboleggiare una nuova relazione oltre che con una comunità considerata sacra anche con una divinità trascendente; anche se tale essere trascendente può essere concepito come animale totemico o la personificazione di un corpo celeste o un antenato glorificato.
Probabilmente tutte le iniziazioni hanno in comune la sensazione che nell’uomo ci sia più di quanto appare normalmente e che per raggiungere la sua piena efficienza egli deve rinascere. Durante le cerimonie di iniziazione si riceve un nome nuovo insieme al nuovo ufficio (Tale è la procedura per i re, per i vescovi, per i maghi).
3) Colui che esiste di per sé
Gli evoluzionisti sono d’accordo nell’affermare che l’uomo, nello stadio più basso della sua evoluzone, era incapace di immaginare una divinità personale per quanto locale e limitata. E’ questo lo stadio dell’animatismo, credenza in una forza vaga, potente, terrificante che si manifesta in vari gradi e con diversa potenza in ogni tipo di fenomeno naturale dalle meteoriti agli alberi, alle rocce, alle cascate, ai fulmini, alle eclissi, ai malati e così via.
Per quanto inarticolato è questo una specie di primitivo monismo panteistico che ha fede in un gran numero di spiriti capricciosi e dispettosi, grandi e piccoli.
Il passo seguente è rappresentato dal politeismo.
Gli anti-evoluzionisti affermano che l’uomo, anche allo stadio più primitivo, era in grado di intuire l’esistenza di un Dio unico e buono e che le successive forme di politeismo sono tutti esempi di regresso da una fede originaria pura.
Sotto qualunque forma, l’esperienza relativa all’Essere increato origina nell’uomo uno stato d’animo particolare in cui egli si rivolge a un “Tu”, sia questo una vaga forza, l’universo, un antenato divinizzato, la personificazione di un corpo celeste o un Dio superiore e unico.
La relazione si effettua tramite il sacrificio che consiste nell’offerta di un oggetto e nella sua distruzione che può avvenire per mezzo del fuoco; o con l’uccisione se si tratta di un essere vivente; o con la spargimento al suolo o sull’altare se si tratta di un liquido. In alcuni casi l’offerente si limita ad abbandonare nel luogo dove dimora il dio l’oggetto del suo sacrificio di cui si cibano poi i sacerdoti o il popolo stesso.
Si pensa che siano cinque i motivi del sacrificio: adorazione, ringraziamento, mercato, propiziazione, offerta (di pace, di espiazione, di riparazione).Un motivo dominante è il desiderio di mantenere in vita la divinità. La distruzione delle offerte va interpretata in termini di vita perchè ha lo scopo di nutrire la divinità, affinchè possa continuare a presiedere i destini umani.Spesso si ha anche un pasto in comune, in cui si consumano gli elementi del sacrificio, i quali, essendo già stati accettati da parte del dio, sono diventati parte di lui e quindi rendono gli uomini partecipi della sua vita.
Forse la più semplice forma di rito fu l’adorazione di un potere indeterminato concretato in un oggetto ispirante riverente timore.
Il concetto di ciò che si deve o non si deve fare è espresso dalla parola tabù, termine polinesiano che significa “segnato” e quindi “proibito”.
Non sempre i tabù sono irrazionali perchè ci può essere in essi il germe di una fede ragionevole in una divisione assoluta fra bene e male.
Non è comunque facile comprendere nel tabù i rapporti di causa ed effetto – in quella che è chiamata la fase pre-logica del comportamento umano – perchè essi sono il risultato di concetti che noi abbiamo da tempo abbandonato.
Tabù, cerimonie e miti sono i modelli che preparano l’umanità alle manifestazioni più serie di una vita spirituale adulta.
4) Valori
In ordine di tempo il cibo fu il primo valore che l’uomo riconobbe. L’approvvigionamento del villaggio non dipendeva soltanto dal cacciatore o dall’agricoltore, ma anche da un potere incontrollato che doveva essere assecondato o obbedito per ottenere quanto occorreva. Di qui il cerimoniale che tende a metterlo in relazione con quel potere.
Gran parte di tutto ciò sembra appartenere al campo della magia, ma non si deve dimenticare che la parola magia può essere usata in due tempi: si può riferire a cerimonie prive di valore pratico o a cerimonie che hanno lo scopo di forzare la divinità a servire l’uomo. Soltanto quando l’uomo raggiunge una certa sicurezza nei confronti dei bisogni più elementari e prende stabile dimora, può cominciare a speculare su altri valori meno evidenti come l’onore del guerriero, il dovere verso i genitori, ecc.
Nel tempo aumentano per numero e per importanza, oltre ai giorni sacri e alle persone sacre (profeti, sacerdoti), anche i luoghi sacri i quali derivano dalla stilizzazione di ambienti naturali dove si sono avute esperienze relative al soprannaturale.
Questa idea di santità si estende anche al mondo dell’immaginazione e dell’invisibile. La concezione di questi regni celesti risale ad uno stato antichissimo della vita spirituale dell’uomo e si trovano anche nei più antichi testi egizi e tra i miti delle isole Salomone.
Il convito nasce dall’idea grossolana di mangiare la divinità. Non si denigra certo l’Eucarestia cristiana, riconoscendone le umili origini e ammettendo che la mensa sacra era comune a moltissime popolazioni antiche.I libri sacri sono esempi di letteratura la cui lettura, pubblica o privata, fa rivivere nell’uomo sentimenti connessi con una specifica fede, spesso inducendolo ad una data linea di azione. Vi sono due tipi fondamentali di libri sacri: quello posto al servizio della religione in senso proprio e quello che serve a intenti magici. Le parole di quest’ultimo non possono subire variazioni nè nella trascrizione nè nella ripetizione per non perdere il loro potere.
La maggior parte della letteratura sacra consiste in inni con i quali ci si rivolge alla divinità liricamente. La poesia lirica, che può venir cantata con l’accompagnamento di strumenti musicali, è la forma di espressione più naturale per l’uomo che si rivolge al suo Dio.
Un’altra forma di libro sacro abbastanza diffusa è quella profetica o didattica, mentre quella storica o narrativa sembra per lo più limitata al mondo ebraico e cristiano.
I primi scritti sacri non erano altro che brevi frasi incise talvolta su tavolette d’argilla, talvolta su pietre, talvolta sulle pareti di un edificio. Potevano essere responsi della divinità dati per bocca di uomini o donne, simili a quelli dell’oracolo di Apollo a Delfo o della Sibilla cumana
CONCLUSIONI
Potremmo dichiarare che ogni religione è adatta al popolo presso il quale si è sviluppata, mentre per gli altri può avere soltanto l’interesse di una curiosità esotica.
Ma potremmo anche pensare ad una futura religione mondiale basata sulla tolleranza reciproca e la maggior conoscenza che i fedeli di una religione potrebbero avere delle altre.
L’avvento di una nuova religione non dovrebbe spaventare nessuno perchè non implicherebbe l’abbandono di verità già conquistate, ma soltanto il loro ampliamento.
Per risolvere l’antinomia che ancora impedisce all’uomo di poter superare posizioni di principio opposte e formalità di rito che appaiono inutili e superstiziose, occorre fare ricorso alla ricerca olistica, l’unica che può portare ad acquisizioni qualitativamente superiori che non hanno più niente a che fare con i punti di partenza.
In sintesi e schematicamente: dati i punti A e B in antitesi fra loro, trovare il punto C – sostanzialmente diverso da A e da B – che comprenda tutti e due.
L’acquisizione del punto C implica un salto concettuale qualitativo che contiene elementi nuovi non presenti in A e in B.
Come esempio possiamo utilizzare la neurofisiologia: la cellula nervosa è una struttura materiale sede di reazioni chimiche ed elettriche, ma un insieme di cellule nervose porta alla realizzazione di un cervello che possiede qualità nuove (pensieri, sentimenti, autocoscienza) che le singole cellule non possiedono.
In tema di dottrine religiose è necessario smettere di pensare in termini dualistici come: occidentale o orientale, trascendenza o immanenza, dentro o fuori, teismo o panteismo, resurrezione o incarnazione, rivelazione o illuminazione e via dicendo.Attraverso una maggiore evoluzione della coscienza individuale e collettiva si possono raggiungere stati d’essere qualitativamente diversi dagli attuali, per i quali le antinomie non esistono più.
Che forse la resistenza che appone l’aria al procedere di un autoveicolo è una forza “negativa” ? E’ semplicemente una forza che si oppone al movimento. Così il Karma è inteso dagli orientali come una forza che si oppone al movimento dinamico della creazione.
Che forse il polo positivo è migliore del negativo ? L’essenza della corrente elettrica che passa in un circuito consiste nella presenza di due poli opposti senza i quali il flusso di elettroni non può verificarsi.
Che forse la nascita è migliore della morte? L’essenza della vita consiste nella presenza di due poli opposti e se questi non vi fossero la vita non potrebbe manifestarsi.
Che infine la trascendenza è migliore dell’immanenza? L’essenza del divino sta nella presenza di queste apparenti antinomie.La visione olistica del magico e del divino, come due facce di una stessa reltà, è allo stato attuale un desiderio, una vaga intuizione, un tentativo di superare contraddizioni precedenti, più che una effettiva attuale conquista.
Dal punto di vista dottrinale, religione e magia contengono dogmi e finchè questi restano tali non consentono una revisione critica del pensiero.
Postulare a priori, come verità rivelata, l’esistenza di Dio e di entità spirituali rispecchia un modo di pensare anteriore a Sant’Agostino: credo ut intelligam.
Un nuovo modo di porsi nei confronti della religione e della magia è l’intelligo ut credam, per poi scoprire che esiste un’altra posizione che comprende e supera tutte e due.In tema di cerimonie e riti è necessaria una revisione altrettanto critica pur accettando l’idea che in via provvisoria e rudimentale l’uomo necessità di supporti pratici e modelli transitori non sempre necessari e spesso sbagliati come ci insegna questa storiella:
Un monaco orientale stava celebrando una funzione religiosa quando nel tempio entrò un gatto che cominciò a miagolare e a disturbare i fedeli. Il maestro diede ordine di legare il gatto all’altare e di liberarlo dopo la cerimonia. Il gatto si presentava ogni giorno ed ogni giorno era necessario legarlo.
Poi il monaco morì improvvisamente senza poter lasciare disposizioni al suo successore.
Quando un nuovo monaco subentrò chiese agli altri quali fosse il preciso cerimoniale da seguire affinchè il rituale avesse efficacia.
E tutti risposero che fra le altre cose bisognava legare un gatto all’altare e questo entrò a far parte della tradizione e fu tramandato nei secoli.
Come nell’arte vi è una verità magica, nella magia e nella religione vi è una verità estetica.
E come non esiste un’etica senza estetica, così i contenuti religiosi e magici si rivelano attraverso una forma che l’officiante impara a mettere in pratica fino al giorno in cui potrà operare direttamente sulle cose magiche e divine senza la mediazione di un gesto, senza una parola, senza uno strumento.
In attesa che venga quel giorno non facciamo l’errore di legare il gatto all’altare.
SULL’AUTORE
Il dottor Vincenzo Colaciuri è psichiatra a Bergamo, al contempo è però un acuto studioso ed esperto di scienze esoteriche.
Il testo qui riprodotto è stato da me pubblicato, a puntate, nel mensile della New Sounds: Nuova Era & Meditazione, di cui ero la responsabile editoriale, a partire dal gennaio 1996.