Carla Fleischli Caporale

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I Veda insegnano a stare bene nell’anima e nel corpo

InArticoli su 19/05/2002 a 18:02

Affronto questo argomento parlando di Maharishi Mahesh Yogi. La mia scelta è motivata dal fatto che Maharishi è stato il maestro indiano che ha riportato in auge le antiche conoscenze Vediche. Ma non solo. Infatti, avallandosi della collaborazione di numerosi scienziati occidentali, ha potuto dimostrare al mondo gli effettivi benefici che si ottengono sulla salute adottando quello stile di vita che i Veda insegnano. Per questo gli dedico così tanto spazio.

Fondatore del movimento di Meditazione Trascendentale (MT), è ampiamente riconosciuto come uno degli scienziati più illustri nel campo della coscienza. E’ stato infatti l’unico maestro orientale che ha sfruttato le conoscenze scientifiche degli scienziati occidentali per dimostrare le veridicità e validità dei grandi insegmenti vedici.
La sua tecnica di meditazione rappresenta l’applicazione pratica della più antica tradizione di conoscenza, la Scienza Vedica dell’India, è anche il metodo per lo sviluppo del potenziale umano e la promozione della salute più ampiamente verificata dalla scienza. Più di 500 ricerche scientifiche sui benefici che essa produce sono state condotte in 200 università e centri di ricerca di 33 nazioni.

Sebbene Maharishi sia famoso soprattutto per la sua Meditazione Trascendentale, molte e importanti sono le iniziative che ha promosso negli ultimi 40 anni. Per esempio, ha fondato in Svizzera la M.E.R.U., Maharishi European Research University, che conduce attività di ricerca scientifica nel campo della coscienza; ha fondato anche l’Università della Legge Naturale e più di cento Università Vediche e AyurVediche nel mondo.

Il grande merito di Maharishi è stato quello di aver praticamente riorganizzato l’antica letteratura vedica, che da secoli esisteva in testi completi ma non integrati tra loro, in un insieme coerente: la “Scienza e Tecnologia Vedica di Maharishi”. Questa scienza offre oggi la descrizione completa della legge naturale e le metodiche pratiche per riportare ogni aspetto della vita della società in sintonia con la legge naturale. Questo sapere è stato suddiviso in 4 branche specifiche:
- l’AyurVeda – un sistema completo per la salute perfetta;
- il Gandharva Veda – la scienza vedica della musica;
- lo Sthapatya Veda – l’architettura vedica, per costruire in armonia con la Legge Naturale;
- il Jyotish – l’astrologia vedica.

Tutto questo enorme lavoro di coordinamento è stato anche supportato e convalidato da esperti in ognuna di queste scienze, che hanno scientificamente dimostrato la validità effettiva di questi insegnamenti per creare una società libera dalle malattie, dalla sofferenza e dai problemi.
Ed è questo appunto il grande merito di Maharishi.

Senza nulla togliere a quei maestri orientali che ci hanno insegnato le tecniche per un approccio qualitativo alla vita, è ovvio che, Maharishi deve avere un posto prioritario. Molti nomi noti si sono formati alle sue università in India. Primo fra tutti Deepak Chopra, che si propone al mondo con gli insegnamenti appresi da Maharishi. E come lui diversi altri, meno noti.

Chi vuole conoscere come e perché è nato il mondo e verso cosa si sta avviando dovrà confrontarsi con i Veda. Tutto è racchiuso in quegli incredibili testi. Tutto il destino dell’umanità.

La via della liberazione?

InArticoli su 12/04/2002 a 17:58

Esiste una via verso la liberazione?
U.G. “L’unico motivo per cui fate le vostre domande è che volete ottenere altre informazioni per dare così continuità alla struttura della vostra conoscenza. In realtà queste cose non vi interessano affatto. Se la vostra conoscenza finisse, anche voi finireste. È stato chiesto: dove si trova questa conoscenza? È nel vostro cervello? Dov’è? È in tutto il vostro corpo; è in ogni cellula del vostro corpo.
In effetti le vostre domande provengono tutte dal fatto che cercate qualcosa; non importa cosa cerchiate: Dio, una bella donna, un uomo o una nuova macchia. Il fatto è che comunque state cercando qualcosa. Quella fame deve estinguersi senza che possiate soddisfarla. La sete che avete deve esaurirsi senza che abbiate bevuto. Un bel giorno vi diventa chiaro che la vostra ricerca non porta da nessuna parte e così la faccenda è chiusa.

Quello che voglio sottolineare è che noi stiamo cercando di risolvere i nostri problemi umani fondamentali attraverso un approccio psicologico, mentre, in realtà, questi problemi sono di carattere neurologico. Il corpo ne è coinvolto.
Prendete per esempio il desiderio: finché sarà vivo il corpo esisterà il desiderio. È naturale. E il pensiero interviene per cercare di sopprimerlo, di controllarlo, di moralizzarlo… con grave danno per il genere umano. Noi cerchiamo di risolvere il “problema” del desiderio facendo ricorso al pensiero; ma è il pensiero che ha creato il problema. E voi, per un motivo o per un altro, continuate a credere che il pensiero sia lo strumento che potrà risolvere anche gli altri vostri problemi.

Finché non vi libererete dal desiderio stesso di desiderare qualcosa, che sia la liberazione o l’autorealizzazione, sarete degli infelici. Finché non vi libererete da quel desiderio, non potrete scrollarvi di dosso nessuna delle vostre sofferenze. Non sarà sopprimendo i vostri desideri che diventerete liberi. È essenziale che ve ne rendiate conto, perché stiamo arrivando al punto cruciale del problema. È la società che ha instillato in voi il desiderio di libertà, il desiderio di liberazione, il desiderio di Dio… ed è proprio da quel desiderio che dovete liberarvi. Solo quando questo desiderio se ne sarà andato, tutti gli altri desideri rientreranno nel loro ritmo naturale. Il desiderio di raggiungere una meta particolare, la meta più importante di tutte: è questo il desiderio che se ne deve andare e noi i tanti piccoli, insignificanti, desideri.”

Come possiamo cercare di liberarci da questo desiderio?

U.G. “Qualsiasi cosa cerchiate di fare col pensiero per calmare la mente, implica l’uso della forza e perciò è violenza. È un modo talmente assurdo di accostarsi al problema! Voi cercate di imporre la pace con la violenza. Lo yoga, le meditazioni, le preghiere, i mantra… sono tutte tecniche violente. L’organismo vivente è estremamente pacifico, voi non dovete fare assolutamente niente! Il corpo funziona con grande tranquillità e non gliene importa proprio niente delle vostre estasi, delle vostre beatitudini, dei vostri stati di felicità!”

Allora significa che dobbiamo cercare di entrare nel nostro corpo e niente più?
U.G. “L’uomo ha abbandonato l’intelligenza naturale del corpo. Quando l’essere umano ha sperimentato quello stato di coscienza in cui si è sentito separato dagli altri animali e si è considerato superiore a loro, in quello stesso momento ha iniziato a spargere i semi della sua distruzione. Questa visione distorta della vita sta lentamente spingendo tutto il pensiero umano verso l’annientamento totale.
La pace che cercate è già dentro di voi, nell’armonioso funzionamento del corpo.”

Lo spirito sta dunque nel corpo?
U.G. “Tutta la filosofia di questo mondo non regge il confronto con la saggezza del corpo. Il nostro corpo possiede una grande intelligenza e per sopravvivere e procreare non ha bisogno dei vari insegnamenti scientifici o teologici. Il corpo non è minimamente interessato alle questioni psicologiche o spirituali. Le vostre esperienze spirituali che apprezzate tanto, non hanno alcun valore per l’organismo. Mettete da parte tutte le vostre fantasie sulla vita, sulla morte, sulla libertà… e vedrete che il corpo non subirà alcun danno, ma funzionerà armonicamente. Voi non dovete fare proprio nulla!
L’intelligenza naturale del corpo elabora correttamente gli impulsi sensoriali, senza che debba esserci il minimo intervento da parte vostra. È come quando il corpo cambia posizione nel sonno: voi non solo non ve ne accorgete, ma non potete far nulla per controllare quei movimenti. Il corpo si gestisce da solo.”

Ma se il corpo è transitorio come possiamo trovare una risposta che vada oltre la morte?
“Il corpo è immortale. Dopo la morte clinica il corpo cambia solamente forma, rimane nel flusso della vita assumendo nuove forme. Al corpo non interessa l’al di là o uno stato permanente. Semplicemente lotta per sopravvivere e moltiplicarsi ora. L’al di là immaginario, che il pensiero si è inventato perché ha paura, in realtà rappresenta un’esigenza di continuità. Questa pretesa di permanere è estranea al corpo. Il pensiero che esige la permanenza, soffoca il corpo e distorce la percezione.
Io vi dico che quando smetterete di agire sospinti dalla speranza e dal desiderio di continuità, la farete finita anche con tutto quello che ha a che fare con i desideri e le speranze. E resterete a galla.”

È comprensibile che la gente cerchi il significato dell’esistenza, non le pare?
“L’energia che dedicate alla ricerca, alle tecniche, alle vostre pratiche spirituali, o comunque vi piaccia chiamarle, viene sottratta all’energia che vi serve per vivere. Fate di tutto per scoprire il significato della vita e per questa ossessione sprecate un’infinità di energia.
Se smetteste di dedicare energia alla ricerca di un significato, potreste usarla per capire l’inutilità di qualsiasi ricerca. Allora la vostra vita acquisterebbe un senso e potreste usare la vostra energia per qualcosa di utile. La vita, la cosiddetta vita materiale, ha un significato suo proprio, ma siccome vi è stato detto che è priva di significato, voi le avete affibbiato un significato “spirituale” che vi siete inventati. Perché la vita dovrebbe avere un significato? La vita in se stessa è tutto quello che c’è. È la vostra ricerca di un significato “spirituale” che ha fatto diventare la vita un problema.
Vi siete imbottiti di tutta quella spazzatura che vi propone un modo di vivere ideale, perfetto, pacifico, carico di significati, e sprecate la vostra energia per pensare a roba del genere, invece di usarla per vivere pienamente.
Ad ogni modo voi vivete, qualunque cosa pensiate della vita. La vita deve andare avanti. La cosa più importante è l’esistenza stessa, non come viverla.”

Quindi ciò che dicono le religioni e i grandi uomini è tutto un insegnamento fuorviante?
“Le tante soluzioni che vi offrono i vari preti, i vari capi, gli psicologi, gli uomini politici, in realtà non sono affatto soluzioni. Quelle persone possono solo esortarvi a insistere con maggiore determinazione, possono solo esortarvi a meditare di più, a coltivare l’umiltà, a stare in equilibrio appoggiati sulla vostra testa e con le gambe per aria… È tutto quello che possono fare. I maestri, i guru, i capi politivi che vi offrono delle soluzioni, sono falsi come le loro cosiddette soluzioni. Il loro non è un lavoro onesto, stanno semplicemente vendendo un prodotto scadente. Se voi, mettendo da parte la speranza, la vostra paura, la vostra ingenuità, vi confrontaste con queste persone come se foste degli uomini d’affari, vedreste che non vi danno niente e mai potranno darvi qualcosa.

La verità è un movimento. Voi non potete afferrarla, trattenerla, esprimerla o sfruttarla per fare i vostri comodi. Nel momento in cui l’afferrate, smette di essere verità. È una certezza che non può essere afferrata e poi trasmessa a qualcun altro. Per questo motivo tutta la faccenda dei guru non ha assolutamente senso. Guardate, sto semplicemente cercando di dirvi che dovete scoprire per conto vostro se ci sia qualcosa dietro a tutte quelle assurde astrazioni che vi vengono propinate. Vi parlano di sacro cuore, di mente universale, di anime superiori: sono tutti termini astratti, mistici, che servono a ingannare gli ingenui. Bisogna descrivere la vita con puri e semplici termini fisici e fisiologici, facendo a meno di termini oscuri e ingannevoli e di spiegazioni psicologiche. Non venitemi a parlare di “centri superiori” e di chakra. Non sono loro a controllare il corpo, ma le ghiandole. Le ghiandole inviano tutte le istruzioni necessarie a far funzionale questo organismo. Che cosa vuole il corpo? Non vuole altro che funzionare. Tutto il resto è solo un’invenzione del pensiero.

Voi avete lasciato che il pensiero si immischiasse in questo funzionamento. Al funzionamento naturale del corpo abbiamo sovrapposto un processo di verbalizzazione che non finisce mai. Nello stato naturale il pensiero non esercita alcun genere di controllo. L’organismo funziona in uno stato di non conoscenza. Non fraintendetemi, non ho nulla contro l’utilizzo del pensiero per ottenere quello che vi è necessario, non avete altro mezzo a vostra disposizione. Il pensiero dovrebbe funzionare solo temporaneamente, ovvero quando deve raccogliere una sfida, per subito ritirarsi dietro le quinte, quando il suo intervento non è più necessario.
Se le vostre meditazioni, le vostre pratiche spirituali, i vari metodi e le varie tecniche significassero qualcosa, voi non sareste qui a porre queste domande.

La certezza che mi si è rivelata è un qualcosa che non può essere trasmesso. Questa certezza che è in me spazza via tutto, compreso le affermazioni dei cosiddetti illuminati, che vendono la loro merce al mercato.”

Si può quindi definire la verità come consapevolezza della vita in divenire?
“La consapevolezza! A quali incredibili trovate fate ricorso per ingannare voi stessi e gli altri. Non potete essere consapevoli di ogni passo che fate, se cercate di esserlo diventate goffi e impacciati. Camminare è un processo automatico, se cercherete di essere consapevoli di ogni passo che fate, impazzirete. È davvero sorprendente, è proprio quando non sperate e non tentate di capire che la vita si riempie di significato.
La vita, la vostra esistenza, ha una tremenda vitalità in se stessa. Tutti i vostri concetti sull’amore, sulla beatitudine, sulla felicità e sulla pace senza fine non fanno altro che bloccare l’energia naturale dell’esistenza. Come posso farvi capire che quello che vi sto descrivendo non ha assolutamente niente a che fare con tutti i vostri concetti religiosi! Potete assistere a centinaia di funerali, ma non potrete assolutamente immaginare la vostra morte. È impossibile perché non state facendo l’esperienza della vostra morte!
La parola consapevolezza è fuorviante. L’idea che possiate usare la consapevolezza per arrivare a delle conclusioni è molto dannosa.”

Come si può quindi comprendere il significato della vita?
“Vi è stato detto che la vita ha un significato, che la vita deve avere un significato. L’idea che vi siete fatti sul significato della vita vi impedisce di affrontare il problema e vi dà l’impressione che la vita non abbia senso.
Se lasciate perdere questa idea, scoprirete che c’è un senso in tutto quello che si fa nella vita quotidiana. Voi state vivendo. Non appena introducete la questione di come si debba vivere, fate della vita un problema. È il come si debba vivere che ha reso la vita senza senso. Quando vi chiedete come, iniziate a rivolgervi a qualcuno dal quale vi aspettate una risposta. Così cominciate a dipendere da questa persona mentre questa vi prende in giro. I santi, i salvatori, i preti, i guru, le incarnazioni divine, i bhagavan, i veggenti, i profeti e i filosofi hanno tutti spagliato, ma finché riporrete la vostra fede o la vostra speranza nell’autorità di questi personaggi, vivi o morti che siano, la certezza della vita non potrà raggiungervi. Questa certezza sorgerà in voi quando vedrete per conto vostro che tutti si sono sbagliati.

Quando finalmente, per la prima volta, lo vedrete per conto vostro, allora esploderete. Questa esplosione colpirà la vita in un punto mai toccato prima d’ora. Sarà qualcosa di assolutamente unico. Perciò qualsiasi cosa io vi possa dire, quello che vi ho detto, in quel momento, vi sembrerà sorpassato e inesatto. Infatti il fuoco di quell’esplosione annullerà tutto quello che è stato prima.
Non potete penetrare la vostra unicità a meno che non sia stata completamente estromessa dal vostro sistema la totalità delle esperienze umane. E questo non potrà accadere in seguito a un atto di volontà o per un aiuto ricevuto. Ma sarà allora che starete in piedi da soli.”

Questo è ciò che lei ha sperimentato?
“La mia spiegazione è questa: c’è stata un’esplosione di un’energia completamente diversa dall’energia che nasce dal pensiero. Le esperienze spirituali e mistiche nascono dal pensiero. Non sono altro che stati procurati dal pensiero. Questa energia, che brucia ogni pensiero sul nascere, tende ad accumularsi e alla fine deve straripare. Le limitazioni fisiche, determinate dal corpo, ostacolano questa energia unica, impedendole di liberarsi. Quando questa straordinaria energia – che è a livello atomico – si libera, produce una terribile sofferenza, che non è la sofferenza alla quale siete abituati. Non ha niente a che fare con quella, altrimenti il corpo verrebbe sconquassato. Non è materia che si converte in energia, è energia atomica.
Durante tutto questo processo il dolore va e viene, e quando se ne va si prova un enorme sollievo, come quando ci tolgono un dente che ci faceva un gran male. Il sollievo che si prova è di questo genere, non ha nulla di spirituale. Se traducete questo processo in termini di beatitudine, benedizione, siete completamente fuori strada.

Quello in cui mi sono imbattuto mi ha liberato dai sentieri tracciati da altri. Non posso fare ora il loro stesso sbaglio: non suggerirò mai a nessuno di prendermi a modello o di seguire i miei passi. La mia vita non potrà mai essere la vostra. Se cercherete di seguire i miei passi, cadrete in un solco. Per quanto vi possa sembrare qualcosa di nuovo, di rivoluzionario, di fantastico, avrete sempre a che fare con un solco, una copia, qualcosa di seconda mano. Io stesso non so come abbia potuto imbattermi in questa cosa, perciò come potete aspettarvi che io possa darla ad altri?

Da ora in poi la mia missione, se ce n’è una, sarà quella di negare il valore di tutte le mie precedenti affermazioni. Se prendete sul serio quello che io dico e cercate di servirvene o di metterlo in pratica, allora sarete in pericolo.”

Approfondimenti
In italiano è a disposizione il testo La mente è un mito, edizioni Aequilibrium, ing. Giovanni Turchi, Milano, in cui sono tradotti stralci di conversazione di U.G. con chi veniva a trovarlo. Esistono poi diversi siti dedicati a questa figura controversa e dissacrante, fra questi vi segnalo il seguente

Le iniziazioni

InArticoli su 22/03/2002 a 17:56

Luigi Filipponio (Teosofia), nel suo testo “La via della Luce” così descrive i diversi passaggi – o iniziazioni.
“Arriva un momento in cui l’Anima si apre una via e si proietta nel mondo della personalità, lungo un filo di energia, formando un primo fugace contatto; in seguito, quando questo contatto diviene stabile, si ha l’integrazione della personalità con l’Anima.
Lo sforzo continuo e l’esercizio della volontà portano poi ad un costante flusso di energie e di forze fra la Personalità integrata e l’Anima, per giungere, in fine, alla fase di personalità infusa di Anima.
L’Anima con il suo argenteo filo di vita è come una calamita permanente che influenza e attira la personalità, quando questa viene portata coscientemente nel suo campo magnetico. L’individuo risponde allora a questo richiamo o attrazione, lanciandosi coscientemente verso i mondi superiori con una corrente di forza ascendente; così i fili di energia della vita e della coscienza che scendono e quello della personalità che sale formano un ponte. (…)
La 1.a Iniziazione è soltanto il primo passo della vita spirituale, e non una iniziazione dal punto di vista della Gerarchia Occulta, e la si raggiunge orientandosi verso la vita dello spirito e dedicandosi al servizio dell’umanità. (…) l’individuo, diventando sensibile all’influsso della sua Anima, mette fine alla Vita frivola, ridimensiona le attività materiali e stravaganti del corpo fisico, domina gli appetiti e gli istinti nonché i desideri, disciplina la mente concreta e si disidentifica da questi corpi affermando:
Io ho un corpo fisico, ma non sono il corpo fisico;
Io ho un corpo emotivo, ma non sono il corpo emotivo;
Io ho un corpo mentale, ma non sono il corpo mentale;
Io sono un’Anima vivente che ama e vuole.
(…) L’istinto di auto preservazione, il sesso, il cibo, ecc. assumono un diverso valore. E’ lo stato della 1.a Iniziazione che esige disciplina e purificazione dei veicoli della personalità e quindi l’uso del potere della volontà. In tal modo la natura inferiore dominata può manifestare la natura superiore.
Quando il l’aspetto del sé inferiore, il corpo emotivo, è soggiogato o tramutato, la Luce del Cristo 2° Aspetto) appare. Quando il l’Aspetto del sé personale, il corpo mentale inferiore, è dominato, la volontà dell’Ego può essere conosciuta e, per suo mezzo, anche il Proposito del Logos.
La 2.a Iniziazione è realmente lo stadio della liberazione e della purificazione dato che con il controllo sempre maggiore della natura emotiva il discepolo può lavorare con maggior libertà, usando creativamente le sue capacità mentali e quelle immaginative ad un grado elevato. Inoltre sviluppando la visione il discepolo può meglio comprendere il lavoro a lui affidato.
Fra la 1.a e la 2.a Iniziazione intercorrono molte vite, o ritorni in incarnazione, a mano a mano che il discepolo si avvicina al traguardo, la sua Volontà diventa sempre più forte e la visione sempre più chiara. I sentimenti, i turbamenti astrali vengono superati e sostituiti da nuovi crescenti alti ideali. (…)
La 3.a Iniziazione, chiamata anche Trasfigurazione, è la 1.a Iniziazione Solare, in quanto il Discepolo viene a contatto con la Gerarchia Planetaria.
E’ alla 3.a Iniziazione che, stabilitosi il contatto tra personalità e Anima, e la loro fusione, l’intera personalità è inondata di luce che fluisce dall’alto. (…)
E’ utile ricordare che aspirazioni elevate e fanatica devozione non servono per conseguire la 3.a Iniziazione; occorrono esperienze vissute ed espansioni di coscienza.

Il Magico e il Divino

InArticoli su 19/01/2002 a 17:53

Articolo del dottor Vincenzo Colaciuri (vedi pie’ pagina)

Molti fenomeni occulti del passato non sono più tali perchè di essi è stata fornita una spiegazione scientifica. L’occulto di ieri è il manifesto di oggi e ciò che attualmente definiamo occulto sarà sicuramente il manifesto di domani. Sotto questo punto di vista la scienza fa parte della ricerca occulta perchè essa studia i fenomeni sconosciuti della natura e tenta di fornirne una spiegazione razionale; la magia tenta di spiegare gli stessi fenomeni ricorrendo ad una spiegazione emotiva. L’occultismo è ricerca della conoscenza in senso lato – come lo era del resto la filosofia al tempo dei greci – sia che essa si riferisca alla studio della realtà fisica, sia che essa si riferisca alla comprensione della realtà psichica e metafisica.Quando la spiegazione dei fenomeni occulti si basa sullo studio e la comprensione delle leggi che regolano la materia e l’energia, parliamo più propriamente di Metodo scientifico per il quale prima si sperimenta e poi si crede.
Se l’approccio si basa sul credere nell’esistenza di forze metafisiche che, come dice il termine, vanno al di là della materia e dell’energia, il Metodo viene definito magico. Per esso prima si crede e poi si sperimenta.
Queste due posizioni appaiono inconciliabili perchè le reciproche premesse di base sono completamente diverse e oltretutto parziali.

La Scienza considera realtà solo la materia e l’energia e, negando l’esistenza di una realtà metafisica che non si può nè toccare nè sperimentare, considera fantastiche, immaginarie e astratte ipotetiche realtà spirituali. Col termine spirituale indichiamo fin da ora tutto ciò che esiste e che non è definibile in termini di materia e di energia. Per la scienza non può esistere Dio, non possono esistere realtà spirituali di alcun tipo, non esiste l’anima e nemmeno un Io nell’essere umano che non sia prodotto dal cervello. Il metodo scientifico si base sull’uso della ragione che può accedere soltanto alle categorie mentali imposte dalla realtà fisica. In sintesi la scienza possiede un formidabile metodo di ricerca per comprendere l’epifenomeno, ma compie il grave errore concettuale di voler ingabbiare la verità ontologica dentro le poche leggi che ha compreso.
La verità ontologica, quella cioè che sussiste al di là di tutto ciò che pensano o non pensano gli uomini, è quella che è, e non può certo essere una disciplina a rinchiuderla e a mutilarla nell’angusto carcere delle sue limitazioni.Per contro la magia considera reale anche ciò che va oltre la materia e l’energia – ammette in altri termini l’esistenza di realtà metafsiche -, possiede una visione meno limitata della realtà che ci circonda, utilizza l’intuizione e i canali del sentire anzichè del pensare. Scarseggia però di metodo nell’interpretazione dei fenomeni e persevera nel considerarli “magici” anche quando si è trovata una spiegazione naturale e scientifica.
La magia possiede un più ampio supporto dottrinale per comprendere i fenomeni della natura, ma compie l’errore formale di voler stabilire essa quale deve essere l’approccio di ricerca.
Il metodo di ricerca magico – che poi è il cosiddetto rituale – è estremamente infido, soggettivo, fuorviante e spesso appesantito da sovrastrutture arcaiche, primitive e superstiziose che si sono affastellate in modo acritico nel corso dei secoli.
La magia deriva da un antico tentativo dell’uomo di spiegare e dominare i fenomeni occulti della natura proiettando su di essi interpretazioni personali emotive ed immaginarie, e ancora oggi commette l’errore di cadere nella spiegazione sbagliata di fenomeni veri.La Religione ammette l’esistenza di una realtà superiore rappresentata dalla divinità o dalle divinità da cui proviene e dipende il mondo fisico. Dio è tutto, arbitro assoluto di tutto.

Nella religione cristiana il nucleo centrale è rappresentato dalla rivelazione per la salvezza del genere umano. Dio è creatore, l’uomo è creatura che partecipa al progetto divino. L’uomo, incapace di salvarsi da solo, viene riscattato attraverso l’incarnazione e la sofferenza di Cristo. Il termine ultimo del cristianesimo è rappresentato dalla resurrezione del corpo. Le religioni orientali si realizzano attraverso il cammino di crescita interiore volto ai fini dell’annullamento del dolore (Nirvana del Buddismo), di salvezza attraverso metodi psicofisici (yoga induistico). Esse si basano sulla reincarnazione vissuta come legge dolorosa e ineluttabile. L’essere umano non partecipa al progetto divino, ma è parte egli stesso del progetto divino e deve scoprire la divinità che è dentro sè fino ad identificarsi con essa. La religione in genere si pone in una via intermedia fra quella scientifica e quella magica. In che senso ? Nel senso che essa ammette l’esistenza di una realtà fisica che discende da una metafisica, ma, facendo distinzione fra le forze del bene e quelle del male, prende le distanze dalla magia.

La religione, pur confermando l’esistenza dei demoni, invita il credente a tenerli lontano e a combatterli, laddove la magia insegna a farseli amici e a utilizzarli per scopi personali.
Inoltre considera la magia come pensiero pericoloso di onnipotenza perchè essenza del potere magico è il dominio e il controllo da parte dell’uomo sulle forze soprannaturali. Condizione questa assai pericolosa perchè inorgoglisce l’uomo e contraddirebbe il principio teologico per il quale le dimensioni spirituali superiori agirebbero su quelle inferiori e non viceversa.

SCIENZA E RELIGIONE
In termini di ricerca non possiamo parlare nè di magia nè di religione, se non ci liberiamo dalle categorie mentali legate alla materia e all’energia e non lasciamo spazio alle nostre capacità di astrazione.
La realtà di cui abbiamo abitualmente esperienza e certezza è quella che cade sotto i sensi e che la scienza definisce oggettiva. In realtà dovrebbe definirla consensuale, perchè essa ci appare non come è nell’essenza, ma come ce la fanno vedere i nostri sensi.
La scienza diventa giocoforza atea e materialista partendo dal principio che può esistere solo ciò che cade sotto i nostri sensi.
La realtà oggettiva è costituita da materia ed energia, termini equivalenti per la fisica, ma dire materia o energia significa essere legati alla dimensione dello spazio e del tempo, occupare un certo spazio fisico, impiegare tempo per andare da un posto all’altro, essere soggetti a tutte le leggi fisiche. E’ evidente che nessuna divinità sarebbe tale se fosse sottoposta a tali restrizioni.

Dio non può essere una qualunque forma di energia per quanto sottile e impalpabile perchè nel momento in cui lo fosse sarebbe limitato nello spazio e nel tempo e non sarebbe più Dio. Si eviti pertanto di cadere in un pressapochismo antropomorfo che porta a concepire Dio come una qualunque forma di energia o prana o peggio come una sorta di immenso organismo universale di cui noi saremmo cellule.

La religione occidentale diventa privilegio di pochi introducendo il concetto di Fede, un dono che viene dall’alto e che consentirebbe la comprensione della realtà metafisica soltanto agli eletti.
E se uno non ha il dono della fede? Dobbiamo rispondere con le parole di Cristo che a tal proposito disse che ci sono persone che desiderano vedere e udire e non possono; altre che non vogliono vedere e udire e invece vedono e odono; che questa è la volontà del Padre che sta nei cieli.
Concetto di rivelazione, verità di ordine superiore che procede direttamente dall’alto verso il basso.

Ma anche nella visione religiosa orientale le difficoltà non mancano. L’illuminazione, processo per il quale la conquista della verità procede dal basso verso l’alto, per progressiva consapevolezza, è una prerogativa riservata a pochi. Budda, dopo anni di interrogativi e meditazioni giunse alla illuminazione. Ma quanti sono arrivati al suo grado di comprensione della verità? Ma poi la verità conosciuta da Cristo, corrisponde a quella conosciuta da Budda?
E che dire della verità conosciuta dai maestri di esoterismo che non avevano pretese carismatiche di insegnamento religioso, ma solo di pura conoscenza? Eosterismo, occultismo, scienza, religione, filosofia, magia, parapsicologia parlano lingue diverse dentro un’immensa torre di Babele dove tutte le discipline contengono elementi di verità, ma anche e soprattutto di errore.

Di fronte a questa situazione diventa lodevole il tentativo di superare tutte le barriere e contraddizioni poste dalle varie discipline enumerate, ma inevitabile l’errore di cadere in un sincretismo oltremodo pericoloso che mette insieme – in modo acritico e fideistico – principi concettualmente in contrasto provenienti da tutto il pianeta e da tutte le culture.
Se dovessimo seguire il pensiero di Albert Einstein dovremmo fare piazza pulita di tutti i concetti precedenti e ricostruire tutto d’accapo.
Ma da dove iniziare? Sicuramente dall’uomo, perchè il più grande scandalo dei nostri tempi è quello di aver voluto conoscere tutto del mondo esterno, dall’atomo all’elettronica, dalla chimica ai voli spaziali, dall’informatica alla bioingegneria genetica, dimenticando che prima di tutto va studiato l’uomo, lo strumento che indaga e osserva il mondo circostante e che tramite l’autocoscienza può indagare anche su se stesso. E’ come se si fosse indagato sul microcosmo batterico senza sapere come funziona il microscopio e soprattutto ignorando quali errori sistemici di osservazione produce. Un professore di biologia sosteneva che i cromosomi umani sono 48 (anzichè 46) perchè col suo metodo di osservazione al microscopio elettronico ne frantumava due. Questa era la sua verità e nessuno poteva contestargliela, anzi si sentiva un genio perchè riteneva di aver scoperto una grande verità scientifica.

LA REALTA’ DELL’IO
Fortunatamente la comprensione dell’Io, del cervello umano e del suo funzionamento procede di pari passo col progresso delle altre discipline scientifiche. L’organizzazione mondiale della sanità ha proclamato gli anni 90 il decennio delle neuroscienze; dobbiamo pertanto aspettarci, in questo campo, notevoli scoperte sul funzionamento del sistema nervoso umano e sulla maggiore comprensione della coscienza, meccanismo “magico” per il quale la macchina uomo ha consapevolezza di sè, dei propri pensieri, dei propri sentimenti, della propria condizione umana di essere vivente con la limitazione non tanto di essere mortale quanto di essere improvvisamente mortale.

Per entrare nel mondo della comprensione della realtà fisica e metafisica dobbiamo necessariamente partire dall’essere umano, strumento di osservazione di sè stesso e della realtà che lo circonda. Questo metodo è induttivo e limitato, consente però di introdurre elementi di chiarezza e di evitare gli errori di interpretazione dovuti al cattivo funzionamento della macchina.
Il riferimento ai disturbi psicologici e psichiatrici è abbastanza immediato e intuitivo.
Ma andiamo per gradi. La scienza ho sostenuto fino ad oggi, in modo ostinato e ottuso, che l’unica realtà esistente è quella materiale ed energetica e che pertanto l’Io è un prodotto della macchina sistema nervoso allo stesso modo con cui un’onda elettromagnetica è generata dai circuiti elettronici di una stazione radio. Questa asserzione non regge più perchè quando entriamo nella dimensione psichica ci troviamo di fronte ad una realtà che, pur non essendo energetica, esiste e rappresenta per ciascuno una certezza: il proprio Io.Cerchiamo, come nel caso del concetto di Dio, di non cadere nel tranello che vorrebbe l’Io una forma seppur sottile di energia ancora sconosciuta oppure una sommatoria di pure astrazioni la cui combinazione determinerebbe l’individualità delle singole coscienze.

L’Io per sua struttura e definizione si sottrae a qualsiasi definizione materiale oppure energetica il che vuol dire, in termini pratici, che ad esso non si può applicare alcuna unità di misura fino ad oggi esperita dalla scienza.
Non ha senso dire che l’Io occupa un volume, ad esempio un litro; che è localizzabile in un punto preciso dello spazio, ad esempio sul naso o sopra la testa; che ha un colore come ad esempio il rosso; una velocità di propagazione nello spazio, ad esempio 300 Km orari; una posizione, capovolto; una forma, cilindrico; un peso, 100 grammi; e via dicendo per tutte le unità di misura che si applicano alla materia e all’energia.
Nè il dolore di ieri si aggiunge al dolore di oggi dal momento che le sensazioni interne non possono sommarsi quantitativamente come avviene per gli stimoli esterni.

Dell’Io possiamo dire che:
1) Esiste
2) L’unico parametro che lo definisce è il tempo in quanto ha una continuità nel divenire: c’era un secondo prima, c’è adesso, ci sarà un secondo dopo…presumibilmente.
Se ci sarà dopo la morte del corpo fisico non siamo in grado di dimostrarlo scientificamente e nell’ipotesi che esso sopravvivesse potremmo chiamarlo anima in accordo con quanto sostiene la religione.
3) E’ dotato di coscienza e di autocoscienza in quanto è consapevole dell’esistenza degli altri esseri umani, del mondo e di se stesso.
4) L’Io non è il corpo, ma si serve del corpo.
L’Io ha consapevolezza di altre cose, di avere un corpo, pensieri, sentimenti. E poniamo l’accento su questo ausiliare “avere” che implica un soggetto e un complemento oggetto.
Quando l’essere umano riflette su se stesso cosa dice: io sono un corpo oppure io ho un corpo?
Risponde a se stesso: Io ho un corpo. Di conseguenza qualunque “cosa” sia, non si identifica col corpo.
5) L’Io non è il sentimento, ma si serve dei sentimenti.
Quando l’essere umano riflette sui sentimenti non dice: io sono un sentimento, ma afferma: Io ho un sentimento. Di conseguenza il suo Io non si identifica coi sentimenti.
6) L’Io non è il pensiero, ma si serve del pensiero.
Riflettendo alla stesso modo su noi stessi non diciamo: Io sono un pensiero, ma: Io ho un pensiero. Qualunque cosa sia L’Io non si identifica coi pensieri.
7) L’Io è unitario.
Anche se il corpo cambia con l’età, anche se nel tempo possono cambiare idee e sentimenti, l’Io mantiene la sua unicità.
E questa caratteristica di unicità fa dire a J.Eccles, Premio Nobel per la neurofisiologia :”Poichè le soluzioni materialistiche non riescono a spiegare la nostra unicità come soggetti dell’esperienza, sono costretto ad attribuire l’unicità dell’Io o anima a una creazione spirituale soprannaturale “.

Se l’Io esiste e la sua realtà non è materiale nè energetica, è necessariamente metafisico, al di là della materia e dell’energia, fuori dello spazio e del tempo. Possiamo dire spirituale se con questo intendiamo significare non materiale e non energetico.
Se l’Io appartiene alla dimensione spirituale, possiamo finalmente ammettere che può esistere in sè e per sè una realtà metafisica dove possiamo ipotizzare l’esistenza di entità magiche e religiose.
Partendo dall’uomo e dal suo Io spirituale entriamo nella dimensione magica e divina. Il passaggio è obbligato e non vi è altra via. L’essere umano, costituito nella sua essenza da una parte corporea e una spirituale, ha per così dire un piede nella fisica e uno nella metafisica. Il punto di contatto fra le due realtà è rappresentato dall’Io.
Si tratta allora di vedere con quali strumenti l’Io può accedere al metafisico.
Il sistema nervoso
Strumento materiale dell’Io – o interfaccia come si dice oggi in termini di informatica – è il sistema nervoso centrale che serve come substrato chimico-fisico a tutte le operazioni ordinarie e straordinarie dell’Io.
Nell’encefalo ci sono diverse aree o centri nervosi attravero i quali L’Io riceve informazioni dal mondo esterno (organi di input) e manda informazioni al mondo esterno (organi di output). La stessa coscienza presuppone l’esistenza di un centro nervoso affinchè possa manifestarsi come tale.

L’emisfero sinistro è sinonimo di pensiero, razionalità, calcolo, logica, movimento, linguaggio; il destro rappresenta il sentimento, l’intuizione, l’immaginazione, l’arte.
Se la macchina non funziona bene i pensieri, i sentimenti, il movimento, le sensazioni, la coscienza ed altri qualia psichici subiscono alterazioni. E queste alterazioni devono essere conosciute se non si vogliono prendere grossi abbagli. Lo strumento di osservazione deve essere sano, normale, non alterato.
Nei malati si possono avere identificazioni dell ‘Io col corpo, percezione di un Io molteplice (le cosiddette personalità multiple), l’identificazione con altre personalità oppure dispercezioni sensoriali che vanno dalle illusioni alle allucinazioni vere e proprie.

Attenzione quindi a procedere dentro la dimensione dell’Io perchè se lo strumento che indaga non funziona bene o si altera per squilibri emotivi, esaltazione, suggestione, noi creiamo realtà virtuali e non accediamo ad alcun grado di vera conoscenza. Per il cervello è vero ciò che esso ritiene vero. E poichè l’Io si serve del cervello, per esso è reale non ciò che è vero, ma ciò che il cervello ritiene vero.Se un soggetto emotivo introietta la figura di un qualsiasi taumaturgo, terapeuta, pranoterapista, divinità, entità vera o presunta e se ha fede o fiducia, si scatena inconsciamente un processo endogeno che attiva meccanismi nervosi che possono produrre guarigioni, stati alterati di coscienza, suggestioni, stati ipnotici, esperienze mistiche. Se tali eventi accadono non vanno messi in relazione a entità sprituali angeliche o demoniache o a Dio. Casomai l’intervento di Dio è avvenuto creando l’uomo con caratteristiche tali da rendere possibili questi meccanismi.

IL DUALISMO
Assicuratici che lo strumento di osservazione funziona bene e che non abbiamo noi creato i presupposti affinchè si alteri, per comprendere la realtà metafisica dobbiamo necessariamente sbarazzarci di tutte le categorie mentali con le quali siamo abituati ad interpretare la realtà fisica. Concetti come alto e basso, dentro e fuori, positivo e negativo, dritto e capovolto, bianco e nero, maschio e femmina – in sintesi tutti i termini dualistici con cui siamo abituati a vedere e interpretare il mondo – non solo non servono a capire il trascendente, ma sono addirittura fuorvianti e ci allontanano da esso

Ancora oggi si fanno discussioni inutili – come ai tempi in cui alla Sorbona si discuteva del sesso degli angeli – per stabilire se la divinità è fuori dall’uomo (trascendenza secondo il pensiero occidentale) o dentro l’uomo (immanenza, visione orientale).
Come l’Io non può essere nè dentro nè fuori, cosi’ Dio non può essere nè dentro nè fuori l’universo perchè – come già detto – nel mondo spirituale non ha senso la collocazione spaziale. Dio, in modo più chiaro ed esplicito, non può essere nè in alto nè in basso, nè dritto nè capovolto, nè circolare nè cubico, nè maschio nè femmina. E così qualunque entità che appartiene al mondo spirituale.
E’ la visione antropomorfa che ci fa immaginare Dio padre, la fata femmina, il diavolo maschio, lo gnomo piccolo.Se l’essere umano è ad immagine e somiglianza divina, lo è per le qualità dell’Io che non è sottoposto ad alcuna restrizione di categorie antitetiche. Se l’uomo possiede la scintilla divina questa è rappresentata dall’ Io, unico punto di contatto fra la dimensione fisica e quella metafisica.

Con tutti i limiti impliciti nell’analogia ci possiamo servire di un esempio preso dalla geometria degli iperspazi.
a) Dato un punto, esiste sicuramente un punto fuori di esso. Congiungendo due punti abbiamo la retta (Prima dimensione).
b) Data una retta, esiste sicuramente un punto fuori di essa. Congiungendo il punto con la retta possiamo definire il piano (Seconda dimensione).
c) Dato un piano, esiste sicuramente un punto fuori di esso. Congiungendo il punto con il piano possiamo definire il volume (Terza dimensione).
d) Dato un volume, esiste sicuramente un punto fuori di esso. Collegando questo punto con il volume possiamo definire la quarta dimensione.
e) E così di seguito per n dimensioni.L’essere umano, che col corpo appartiene alla terza dimensione, ha con l’Io, che si trova fuori del volume, il punto di contatto con la dimensione di ordine immediatamente superiore. E qui si ferma il nostro ragionamento e la nostra immaginazione, quanto basta però per intravvedere dopo può avvenire il salto dimensionale.
L’Io ha dunque la capacità potenziale di entrare nel mondo metafisico valendosi fino ad un certo punto della mente che può formulare concetti razionali ed astratti come quello appena menzionato, e fino ad un certo punto del cuore che può sentire attraverso il sentimento, l’intuizione, l’emozione.
L’antinomia fra mente e cuore va risolta attraverso un salto qualitativo di natura olistica che supera questi due strumenti messi a disposizione dell’Io, per giungere ad un livello superiore di comprensione ottenibile attraverso un meccanismo più complesso e integrato rappresentato dalla coscienza.
Tramite questa ulteriore modalità di apprendimento dell’Io sono possibili esperienze più complesse quali l’illuminazione e la rivelazione laddove la prima rappresenta un percorso di conoscenza dal basso verso l’alto, e la seconda dall’alto verso il basso. Ricordandoci che alto e basso rappresentano modalità di comunicazione didattica e non costituiscono reali categorie di significato concreto.

LE FORZE ETERICHE
Se nella realtà fisica riscontriamo energie, in quella spirituale dobbiamo parlare di forze. Tali forze producono energie, ma non sono energie. Questo concetto è sempre stato messo in evidenza dalla filosofia e solo recentemente è stato supposto dalla neurofisiologia. L’Io infatti agisce sulle aree cerebrali non attraverso una emissione energetica, ma mediante una forza che influisce sull’equilibrio chimico metastabile di microstrutture neuronali rappresentate dalle vescicole presinaptiche.
Pertanto, finchè ci riferiamo alla realtà fisica dobbiamo necessariamente fare riferimento all’energia, ma se ci riferiamo alla dimensione dell’Io dobbiamo ricorrere al concetto di forza: forza del pensiero, forza d’animo, forza di volontà.
Così nel mondo magico esistono forze magiche e in quello divino forze divine.

- La forza dell’Io agisce abitualmente sulla materia e sull’energia tramite il sistema nervoso, dispositivo che consente di trasformare l’astratto in concreto (idea di muovere un muscolo e conseguente movimento) e il concreto in astratto (vibrazione energetica acustica che viene trasformata in sensazione sonora).
- La forza dell’Io umano può agire direttamente sulla materia e sulla energia – forse anche senza la mediazione del cervello – nei rari casi in cui soggetti predisposti producono fenomeni paranormali. Ricordiamo che per definizione la parapsicologia comprende soltanto quei fenomeni che sono prodotti da forze provenienti dall’uomo: fenomeni ESP di percezione extrasensoriale come la telepatia e la chiaroveggenza oppure fenomeni PK come la telecinesi o la levitazione. In questi casi non è necessario supporre l’esistenza di entità estranee responsabili dei fenomeni in questione.- Le forze spirituali eteriche del mondo metafisico possono agire attraverso il veicolo umano, il medium, nei casi di trance medianica o di incorporazione, oppure direttamente sulla realtà fisica producendo effetti magici oppure miracolistici.
Ecco allora che si delinea dove possono collocarsi magia e religione in relazione all’uomo inteso come operatore o come strumento di osservazione. Per magia s’intende l’utilizzo di forze spirituali più o meno evolute, che vanno dagli spiriti di natura fino alle creature angeliche o demoniache, la cui volontà viene soggiogata dall’uomo ai fini di ottenere risultati concreti e tangibili sul piano fisico, risultati che egli con la sola forza del suo Io non riuscirebbe ad ottenere.

Per religione s’intende l’invocazione di forze spirituali divine (Dio o gerarchie di entità spirituali a lui sottoposte) di cui si chiede l’intercessione, l’aiuto, l’intervento.
La magia è una forma di intervento imposto.
La religione è un intervento richiesto.La magia rappresenta una forma di potere basata sulla volontà di potenza dell’uomo che vuole dominare anche la dimensione metafisica mediante l’Evocazione.
La religione è una forma di conoscenza che si basa sull’umiltà dell’uomo che chiede aiuto e supporto alla dimensione metafisica tramite la Preghiera. La magia non rispetta il libero arbitrio delle entità invocate.
La religione si fonda sul rispetto della volontà delle entità a cui ci si rivolge.

Dal punto di vista etico si evidenzia la supremazia della religione rispetto alla magia perchè, anche restando a livello puramente umano, le coscienze più evolute capiscono da sè che ad altre coscienze le richieste vanno proposte e non imposte. Giungere alla conclusione che attraverso lo studio della realtà spirituale dell’Io si può giungere a postulare l’esistenza di una realtà metafisica, non vuol certo dire che questa sia popolata di entità ben definite con caratteristiche di individualità e in diversa evoluzione. E’ presumibile che essa lo sia, così come possiamo pensare che esistano altri esseri intelligenti su altri pianeti dell’universo senza averne ancora la dimostrazione.
Credere che qualcosa esista non vuol dire che questo qualcosa esista realmente.
L’impostazione giusta del problema non consiste nel porsi la domanda “credo” in Dio, oppure negli extraterrestri, oppure negli angeli, nei demoni, nelle fate, ma “ho esperienza” di Dio, degli angeli, del demonio, delle fate.Per chi non ha avuto esperienze metafisiche personali il problema si riconduce soltanto alla fede o alla fiducia sulle asserzioni di altri esseri umani che hanno dichiarato di essere inviati di Dio (profeti, illuminati) oppure anime particolarmente avanzate sul piano della coscienza (esoterici, occultisti, cabalisti, maghi, ecc..).Troppo pericoloso basarsi sulle testimonianze altrui per dirimere questioni così complicate e delicate.

Esistono testi religiosi e testi magici che risalgono nella notte dei tempi e che rispecchiano tutte le mentalità e le culture dei popoli antichi e moderni, nei quali le entità spirituali rispecchiano individualità e caratteristiche antropomorfe.
La religione cristiana ci parla di Dio, di Lucifero ribellatosi a Dio e diventato Satana, di gerarchie celesti e infernali, di anime di defunti, di Santi, di Cristo, della Madonna, tutte entità ben definite e, secondo la Chiesa cattolica, realmenti esistenti.
Non accetta però la dimensione magica delle silfi, degli gnomi, delle fate, dei folletti, dei Deva considerati frutto di credenze superstiziose. Qui sembra che la religione rivelata ponga una grande limitazione a Dio, quella di non poter creare le entità del cosiddetto mondo magico. Se la Chiesa sostiene che Dio è il creatore di tutto e che non si può ammettere la sua esistenza senza ammettere quella di Satana, perchè ha difficoltà a sostenere l’esistenza di altri esseri spirituali di categoria inferiore?Inoltre la religione cristiana sostiene che la magia non si può praticare perchè in ogni caso susciterebbe l’intervento di forze negative demoniache e perchè tramite essa l’uomo cercherebbe di sostituirsi a Dio cercando di ottenere anche il dominio sul mondo metafisico.
Se l’uomo è stato dotato di libero arbitrio, sua deve essere la scelta del bene e del male. Come gli è stato dato il potere di manipolare la materia e l’energia – a patto che ne faccia buon uso – perchè allo stesso modo non può esercitare il potere sulle forze metafisiche purchè ne faccia buon uso ?Nel caso della magia l’uso basato su principi etici dovrebbe portare a:
- Rispettare il libero arbitrio delle forze spirituali.
- Non utilizzare forze magiche “negative”.
- Non utilizzare tali forze per procurare danni a terzi.

In termini moderni tutto ciò dovrebbe costituire un aggiornamento e una revisione dei concetti generali della magia, non per imposizioni esterne, ma per progressivo sviluppo della coscienza umana.

LA COSCIENZA
Di fatto l’evoluzione dell’uomo sta progressivamente portando ad un maggiore sviluppo non solo della coscienza in senso lato, ma anche della coscienza morale e più in generale dell’etica universale.
Questo concetto di evoluzione della coscienza etica si è evidenziato anche nei confronti della religione.
La divinità antica veniva interpretata come collerica, vendicativa e assetata di sangue non solo animale, ma anche umano. Si pensi ai sacrifici cruenti del passato e si pensi come il tributo dovuto alla divinità prevedeva spesso sofferenza e dolore da parte dell’officiante.
La divinità concepita in modo più consono ai tempi nostri è un Dio di amore che invece della sofferenza desidera la gioia della creatura, invece che con la punizione risponde con la misericordia, invece del sacrificio cruento gradisce l’offerta umile e gentile, invece della guerra vuole la pace.
Non è cambiato Dio nel corso dei millenni, è cambiato il modo di concepirlo da parte degli uomini. E’ cambiata la morale, l’etica e pertanto il modo di rapportarsi a Dio.

Tutto ciò è avvenuto grazie alla crescita interiore dell’essere umano e alla espansione della sua coscienza.
Il superamento di vecchi concetti come lo schiavismo, il razzismo, l’uccisione dei propri simili e degli animali; e l’introduzione di nuovi come il rispetto dell’ambiente e soprattutto il riconoscimento del diritto di uguaglianza per tutti e il senso di fratellanza, sono tutte cose che la persona evoluta sui piani della coscienza sente spontaneamente dentro di sè senza bisogno che ci sia un Dio che glielo dica o glielo imponga, come invece succedeva ai tempi di Mosè.
E’ vero, buona parte del pianeta è ancora poco evoluta in questo senso, ma è indubbio che sono sempre più le persone animate dalla consapevolezza che nell’essere umano vi è un Io trascendentale e forse trascendente che diventa sempre più consapevole di se stesso e della realtà in cui è immerso, sia essa fisica oppure metafisica. La storia del pianeta Terra e dei suoi abitanti ci dimostra che siamo in costante evoluzione e che nel corso dei tempi sono avvenuti notevoli salti qualitativi per molti aspetti ancora inspiegabili e occulti nella loro genesi.
Ai primordi l’energia, poi la materia costituita dagli elementi. Successivamente dalla materia inorganica siamo passati a quella organica basata sulla chimica del carbonio.
E la materia organica è diventata vivente.
E la materia organica vivente è diventata intelligente.
E infine la materia organica vivente intelligente è diventata cosciente. Non c’è dubbio che la tappa evolutiva che stiamo percorrendo è quella della coscienza o della consapevolezza di sè e che in questa direzione devono essere convogliati tutti gli sforzi perché l’intelligenza senza coscienza è destinata all’autodistruzione.Alle soglie del terzo millennio si va consolidando una nuova coscienza che tende all’acquisizione di nuovi concetti e nuove interpretazioni del magico e del divino. Occorre abbattere progressivamente, e non senza sforzo ed errori, tutte le dicotomie che separano; rivedere in chiave critica illuministica tutti i concetti che provengono dalla religione istituzionalizzata e dalla magia tradizionale; evitare di cadere in un pericoloso sincretismo; eliminare tutto ciò che nel tempo si è consolidato come dogma, tabù, superstizione, fantasia, patologia.
Il lavoro non è affatto facile perchè oltre alla buona volontà, oltre al desiderio di essere migliori nei confronti di sè e degli altri, occorre una buona dose di cultura storica, umanistica, etnologica, psicologica, teologica e scientifica in genere.

LA MAGIA
Col termine magia non intendiamo qualcosa di sorprendente,fiabesco, fantastico, ma una vera e propria disciplina nata fin dagli albori dell’umanità nel tentativo di trovare una spiegazione ai fenomeni occulti della natura.
Essa si basa sul piano teorico su una specifica dottrina che prevede l’esistenza e l’utilizzo di forze spirituali per il conseguimento di obiettivi umani, e in pratica su una serie di procedure o rituali non meno complessi e meticolosi di quanto non siano le condizioni sperimentali previste dalla scienza.
Mentre nel campo scientifico si utilizzano energie, nella magia si ricorre alla forze provenienti da entità spirituali più o meno evolute. E’ bene precisare che le entità evocate non sono le anime appartenenti ai defunti perchè la competenza di questo settore apparterrebbe alla disciplina nota come Spiritismo.
Non si tratta di intelligenze extraterrestri perchè di esse si occupa l’ufologia, disciplina più attinente all’universo fisico.

Le forze utilizzate non provengono da esseri umani perchè di queste si occupa la parapsicologia intesa nella giusta accezione del termine. Secondo le scuole esoteriche e la stessa corrente di pensiero della magia, le forze implicate nei fenomeni magici sono da attribuire a entità metafisiche che in ordine evolutivo dal basso verso l’alto sono rappresentate da: spiriti elementali o di natura del fuoco (Salamandre), dell’aria (Silfi), dell’acqua (Ondine), della terra (Gnomi, Fate), Deva, Spiriti planetari, Angeli, Demoni. Il rituale magico ha lo scopo di soggiogare queste entità e di indurle ad eseguire gli ordini ricevuti senza la possibilità di ribellarsi o di rifiutarsi. Una volta messo in atto il rituale magico si produce immancabilmente il compimento, come dire che una volta innescato il meccanismo non è più possibile arrestarlo.
Per questo tutti gli esperti di magia sono d’accordo nel sostenere che il magista deve essere assolutamente consapevole di quello che fa e che i pericoli possono essere di due tipi: non controllo delle entità evocate, possibilità che le energie scatenate dalle forze magiche effettuino un compimento non voluto che può ritorcersi sull’operatore. Nell’apprendimento della magia pratica le prime cose che vengono insegnate agli apprendisti sono le misure precauzionali di difesa rappresentate fondamentalmente dal cerchio magico dentro il quale opera il magista e dai pantacli.

Tutte le figure magiche si riducono a due pantacli essenziali: Il Sigillo di Salomone o esagramma o stella a sei punte, segno del macrocosmo, e il Geburah o pentagramma o stella a cinque punte simbolo del microcosmo. In senso occulto i pantacli rappresentano l’analogia delle verità e riflettono la luce astrale.
In senso moderno si possono definire come forme di concentrazione equivalenti ai Mandala dell’Induismo.
I pantacli di piombo proteggono l’operatore durante gli esperimenti. Il magista deve portare almeno due pantacli di piombo durante le cerimonie: il pettorale che protegge il plesso solare (pentagramma iscritto nel cerchio) e il dorsale che conferma questa protezione (esagramma iscritto nel cerchio). L’operatore o magista o mago prima di poter operare deve attraversare un lungo percorso di crescita e di maturazione spirituale che prevede essenzialmente due fasi: il solve, cioè lo sciogliere e il liberarsi di tutte le impurità interne rappresentate da schemi, preconcetti, tabù, imperfezioni, immaturità psicologiche ed emotive; e il coagula, la capacità di poter indirizzare e concentrare le forze magiche e di poterle piegare ai suoi voleri per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Nella fase della scelta dell’obiettivo si presume che il magista abbia raggiunto un livello tale di consapevolezza da sapere esattamente quello che fa e da non usare tali forze in senso negativo.In realtà se egli raggiunge tale potere nulla gli impedisce di utilizzarlo anche in senso negativo.
Sotto questo profilo alcuni aspetti della magia appaiono equivoci: se da un lato si fa riferimento al magista come ad una persona altamente realizzata e cosciente a cui viene concesso il potere di asservire alla sua volontà perfino le entità angeliche (che dovrebbero essere soltanto al servizio della divinità) dall’altra la magia prevede tre forme per così dire di indirizzo: la magia bianca volta fondamentalmente al bene, la magia rossa per gli incantesimi e le malie d’amore, la magia nera volta ad arrecare danno a terzi. E’ in pratica un pò difficile risolvere la contraddizione per la quale viene conferito il potere se il magista possiede requisiti morali e spirituali di ordine superiore e che questo gli resti conferito anche se poi ne fa cattivo uso.Nella sostanza il rituale rappresenta una procedura pratica per la quale si ottiene in ogni caso il compimento.

Ciò vale sia per il rito magico che per quello religioso, al punto che secondo gli studiosi di esoterismo i rituali della religione deriverebbero, seppur modificati, da quelli della magia.Le analogie sono notevoli:
- Chi celebra il rituale non è una persona qualsiasi, ma qualcuno investito di un potere: il mago da una parte, il ministro di culto dall’altra.
- Nella fase di apertura del cerimoniale è prevista in entrambi i casi la preghiera alla divinità.
- Durante lo svolgimento del rito è prevista la reale presenza dell’entità evocata: transustanziazione nel caso della messa cattolica, apparizione o manifestazione dello spirito nel caso della magia.
- L’efficacia reale sugli uomini degli effetti prodotti dal rito: sacramenti in campo religioso (Battesimo, Confermazione, Eucarestia, Conversione, Unzione, Ordinazione, Matrimonio); reali vantaggi in campo magico.
- La celebrazione del rito è intessuta di segni e simboli, di parole e azioni, di canto e musica, di immagini, di incensi e profumi in entrambi i casi.
- In entrambi i casi vi sono tempi particolari, giorni e ore particolari. Nel caso del cattolicesimo, per esempio, il tempo liturgico della Pasqua e del Natale e nel caso della magia i solstizi, gli equinozi, la mezzanotte magica.
- Luoghi di celebrazione particolari come la chiesa nel caso della religione, il tempio nel caso della magia.
- Per non parlare degli arredi facenti parte del cerimoniale, dei paramenti, degli oggetti simbolici come il calice, il candeliere, il bruciaprofumi, l’altare.Si può concludere che se negli aspetti esteriori i rituali appaiono simili, nell’aspetto sostanziale ciò che li distingue è nel caso della liturgia il carattere sacro, nel caso della magia il carattere profano.
E per sacro intendiamo solo e soltanto ciò che fa parte del culto della divinità.

STORIA DELLA MAGIA
La Tavola di Smeraldo è il documento più antico attribuito ad Ermete Trimegisto (Tre volte grande), iniziatore dei rituali mediterranei. Essa dice: “E’ vero, è vero senza errore, è certo e verissimo. Ciò che è in alto e come ciò che è in basso, e ciò che è in basso è come ciò che è in alto,per fare il miracolo della Cosa Unica “.

L’inizio della Tavola attesta il Principio Primo della scienza magica, dal quale tutto il resto discende a guisa di successivi corollari.
Questo Principo Primo, sbarazzandosi di tutti i dualismi, consiste nel concepire in modo particolare Dio, l’universo, l’uomo e le loro reciproche relazioni.
Per la magia la Cosa Unica, cioè l’universo e tutto ciò che esso contiene, è Dio. L’universo è il macrocosmo, l’uomo è il microcosmo.
Si concepisce in questo modo una forma di unicità dell’Essere, ricomponendo la triade Dio-Universo-Uomo.
La magia si prefigge di giungere alla consapevolezza totale di questo Essere Unico sino a recepirne tutti gli aspetti diversi e imparare a dominarli.
Per la magia tutte le cose sono aspetti di una sola cosa.Secondo Cornelio Agrippa, occultista rinascimentale, con la magia l’uomo si eleva al di sopra degli angeli, sino a giungere a Dio, con il quale diventa cooperatore e tutto gli è possibile. L’universo è percorso da forze misteriose che lo condizionano nella sua interezza. Queste forze sono sette: i pianeti del macrocosmo e i centri sottili nell’uomo nel microcosmo.

Il mago deve imparare ad avvertirne il flusso, a dominarle e a sfruttarle a proprio vantaggio se saprà entrare in comunicazione con esse e deviarne il corso nella direzione voluta. In pratica si deve servire di simbologie, riti, invocazioni, cerimonie.
Le forze non sono considerate nè benefiche nè malefiche in se stesse, ma piuttosto con polarità positive o negative che devono essere sfruttate secondo le circostanze.
Le leggi di queste forze universali non sono quelle fisiche, ma più profonde e condizionanti.
Per indurre le forze metafisiche ad agire in un certo modo, il mago deve operare rispettando regole ben precise che stabiliscono il tempo, la modalità e la successione degli atti.
Il rito esalta il potere che si raccoglie in lui e fuori di lui per dirigerlo secondo la sua volontà.
Nelle cerimonie più importanti le forze magiche vengono evocate in forma di spiriti o demoni per dare loro ordini e imporre compiti. Questo tipo di magia è antichissimo ed estremamente pericoloso. Le cerimonie servono a ricevere da Dio il potere per controllare le personificazioni delle forze occulte. Il loro significato è essenzialmente simbolico.Questi riti antichissimi venivano celebrati in Caldea, in Mesopotania, in Egitto.
Queste pratiche erano diffuse anche fra i greci e i latini.

In tempi più recenti si diffusero in Europa i rituali ebraici portati dal popolo di Israele dopo la diaspora.
Riti magici erano praticati nel medioevo, nel rinascimento e fino all’illuminismo nel XIX secolo.
I rituali tradizionali sono attribuiti a Re Salomone. La Clavicola di Salomone è il più celebre e più temuto fra i testi di magia rituale. L’inquisizione del 1559 lo proibì come opera pericolosa.
Nel I secolo dopo Cristo lo storico Giuseppe Flavio fa riferimento ad un libro di incantesimi per evocare spiriti maligni che veniva attribuito a Re Salomone.
Il mago Elazar l’Ebreo con l’aiuto della “Clavicola” e dell’”anello” di Salomone esorcizzò i demoni in presenza dell’imperatore Vespasiano.Lo storico greco Michele Psello verso il 1100 dopo Cristo parla di un simile trattato sui demoni attribuito a Re Salomone. Gli occultisti occidentali sostengono che il contenuto diabolico è un’aggiunta posteriore perchè nell’opera originale si manifesta il puro spirito dell’alta magia operante attraverso la forza divina.
Un’altra versione della “Clavicola” contiene una prefazione molto antica, forse di origine bizantina, nella quale si racconta che la Chiave doveva essere sepolta con Salomone nella sua tomba; venne invece portata a Babilonia e quindi diffusa in quel paese.

La Chiave potrebbe derivare da un corpo di tradizione magiche che si rifà ai rituali praticati nell’antico Egitto ed attribuiti ad Ermete Trimegisto.Altri due documenti sono attribuiti al re biblico: il Lemegeton,o Piccola Chiave, anteriore al 1500, che tratta dell’evocazione e dei poteri dei singoli spiriti; e il Testamento di Salomone nel quale si racconta come egli entrò in contatto con i geni, come riuscì ad ottenere la loro obbedienza e quale fù la sua caduta.
Secondo la Bibbia Salomone cedette alla tentazione di evocare i demoni e cadde in peccato.Il quarto libro del “De occulta philosophia”, attribuito a Cornelio Agrippa, costituisce una specie di riepilogo generale di tutte le operazioni magiche necessarie per evocare gli spiriti.Il Grand Grimoire è considerato il più autorevole per quello che concerne i patti col Diavolo. E’ attribuito ad Antonio del Rabbino, veneziano, che – a suo dire – avrebbe elaborato il testo su scritti autografi di Salomone. Nella prima parte è spiegato nei dettagli il rito di evocazione di Lucifuge Rofocale, luogotenente di Satana. Nella seconda tratta dei patti da stringere con i vari demoni promettendo l’anima in cambio di vari servigi. I patti, pieni di doppi sensi e scappatoie, consentono di beffare il Diavolo quando questi si presenta a richiedere il prezzo convenuto.Il Grimorium Verum ci è pervenuto in una traduzione francese, la più antica, stampata a Roma nel 1517. Il libro appartiene a quella che viene definita Magia Nera, in quanto insegna al lettore come evocare e controllare entità soprannaturali esplicitamente identificate come demoni. Il libro fornisce le istruzioni necessarie per la preparazione e consacrazione del mago; spiega come fabbricare gli strumenti; descrive le cerimonie di evocazione; fornisce descrizione degli spiriti stessi precisando i loro nomi, sigilli e poteri; riporta incantesimi e operazioni necessarie per assicurarsi l’aiuto degli spiriti elementali.Il Libro di Papa Onorio risale alla seconda metà del 1500, pubblicato a Roma nel 1629. Si è acquistato la fama del più diabolico di tutti, risente di forti influssi cristiani, ed è considerato blasfemo dalle autorità ecclesiastiche.

La struttura stessa risuona offensiva per i cattolici perchè, secondo l’intestazione, si trattarebbe di una bolla papale di Onofrio III (1216-1227) che estendeva a tutti la facoltà di evocare e comandare diavoli.
Nell’alta magia tradizionale – come del resto nell’Antico Testamento – non esiste una entità corrispondente al Diavolo in senso cristiano: l’angelo che si ribella a Dio e che dopo per invidia induce gli uomini al peccato e alla perdizione.
Gli spiriti che il mago evoca sono personificazioni di forze magiche di un universo che non è concepito diviso in regni, ma come una Cosa Unica, pertanto il loro carattere malefico deriverebbe da interpretazioni cristiane che vedono l’opera magica come necessariamente diabolica.
Nel libro di Papa Onofrio i demoni evocati sembrano riprodurre le caratteristiche degli angeli ribelli.

L’autore del testo doveva conoscere la Chiave di Salomone e il Lemegeton e intendeva adattare i rituali ebraici della magia cabalistica alle cerimonie cristiane.
La funzione di queste cerimonie è quella di indurre uno stato di esaltazione mistica, di delirio e di distacco dal normale stato di coscienza. La componente religiosa è assai efficace per aiutare il mago a portare in superficie i fermenti del suo animo per canalizzare gli influssi delle forze universali.
Nella magia di estrazione ebraica ci si appella al Dio dell’Antico Testamento; nella magia medioevale e cristiana al Redentore, alla Vergine e ai Santi.Il Libro della Potenza è un manoscritto inglese del 1700, scoperto dall’occultista Sayed Shah. La provienza appare medio-orientale, dalle zone dove si è sviluppata la magia babilonese e semitica. Secondo Shah l’opera è stata tramandata nel più stretto segreto dai maghi e dagli alchimisti del Medio Evo.Il Magus è un grosso volume apparso a Londra nel 1801. Si presenta come una enciclopedia di dottrine magiche, divisa in diverse branche. E’ attribuito a Francis Barret che voleva restituire all’occultismo quella dignità che l’illuminismo del suo tempo gli aveva negato.

Nel testo si sostiene che, esistendo o no le entità spirituali, facendo certe cose, seguono certi risultati.L’autore spiega cosa fare per ottenere ciò che si vuole e cita anche esperienze personali. I libri del Magus trattano: della Magia Naturale (Agrippa, Alberto Magno, Bacon); dell’Alchimia (Lullo, Ripley, Glauber); della Magia Talismanica (Agrippa, Paracelso, Holland);del Magnetismo (Paracelso); della Magia Cabalistica (Agrippa, Dee, Kelly); della Magia Cerimoniale (D’Abano, Agrippa); della Teurgia (Tritenio).
Rispetto ai grimori tradizionali il Magus non ha reticenze ed è chiaro ed esplicito. Descrive i rituali e le conseguenze dei medesimi. Spiega con ricchezza di particolari cosa succede all’apparizione dello spirito, come intavolare conversazione, come controbattere i suoi tentativi di ribellione, ecc.; come far manifestare gli spiriti dell’aria; come vedere attraverso la sfera di cristallo le gerachie superiori delle potenze celesti.Ad Alberto Magno, filosofo e mago, sono attribuite opere dedicate alla Magia Naturale e alla Magia d’Amore e considerate divulgative sotto la definizione generica di “Bassa Magia”, termine improprio, nel senso che non è previsto tutto l’apparato esteriore necessario per la celebrazione di rituali evocatori.

I principi universali cui si riferisce la magia bassa sono gli stessi che costituiscono la magia alta e i suoi obiettivi non sono meno importanti o interessanti o svariati.
Comune alle due branche è il carattere essenziale che riveste la preparazione dell’operatore, in base al principio che l’esperienza magica non può essere tentata nel normale stato di coscienza nè da persone che non siano idonee a comprenderne appieno il significato occulto.La magia, in senso iniziatico, è riservata a pochi. Le opere di Alberto Magno hanno carattere pratico. Insegnano materialmente a compiere riti magici e la componente documentaria è rappresentata da filtri, ricette, stregonerie tratte direttamente dalle fonti delle arti occulte.
I grimori di Alberto Magno si rivelano, al lettore moderno, come una raccolta di superstizioni e di ricette per la maggior parte assurde e irrealizzabili.
Lo stesso dicasi per numerose altre pratiche magiche riportate da altri autori.Eliphas Levi, pseudonimo di Alphonse Louis Constant (1810-1875), prete mancato, occultista, nel corso di un grande esperimento di magia, evoca lo spirito di Apollonio di Tiana, filosofo e mago vissuto nel primo secolo dopo Cristo.
Apollonio ebbe fama di mago e autore di miracoli che si diceva fossero simili a quelli di Cristo. Apollonio mirava alla liberazione dell’anima dai sensi e alla contemplazione dell’universo retto da un pensiero divino a cui le religioni erano sottomesse.Apollonio è sempre stato punto di riferimento per tutta la tradizione magica dal Medioevo al Rinascimento, fino a giungere alle soglie del nostro secolo con l’opera di Eliphas Levi.

Dopo la sua esperienza religiosa Levi approda all’occultismo, alla Società Teosofica e alla scrittura di diversi libri fra cui il Dogma dell’Alta Magia. Il suo pensiero punta allo sganciamento dalle religioni per arrivare alla scoperta della verità tramite il contatto diretto con la divinità. Secondo l’autore la magia è vera religione. I corpi celesti hanno anime istintive come gli animali.
La Terra ha un’anima che può essere comandata dall’uomo che possiede grande conoscenza e saggezza.Alice Bailey, adepta della Società Teosofica, se ne stacca nel 1923 per costituire la scuola di meditazione occulta Arcana.
Secondo Bailey compito dell’essere umano sarebbe quello di creare una nuova forma mentis risolutiva per invocare il ritorno di Cristo.
Tramite la scrittura automatica scrive diciotto libri dettati per telepatia da un maestro tibetano.

Il cambiamento spirituale dell’umanità è diretto dall’alto da una gerarchia di spiriti illuminati.Gerard Encausse, detto Papus, (1865-1916), vescovo della chiesa gnostica, esoterista e occultista, getta le basi di un complesso progetto mondiale che prevede in sintesi: la creazione di ordini iniziatici, la costituzione di chiese parallele, programmi di studio incentrati sull’ermetismo, organizzazioni di simposi e conferenze, divulgazioni di libri e riviste specializzate, costituzione di filiali in tutto il mondo.Paul Le Cour, esoterista, nel 1937 pubblicò un libro in cui spiegava che, secondo l’interpretazione astrologica, nel 2160 l’umanità sarebbe passata dall’era dei Pesci (era del cristianesimo) all’era dell’Acquario che avrebbe significato l’affermarsi delle dottrine esoteriche, di una nuova coscienza planetaria e di un unico governo planetario.

La nuova corrente di pensiero “acquariano”, da alcuni identificata nella New Age, sarebbe già in atto e conterrebbe elementi di varia provenienza che prima di essere accettati andrebbero sottoposti ad una severa revisione critica.
1) Ideologia di potere occulto dell’uomo come predire gli eventi futuri, leggere la mente, influenzare gli eventi col pensiero, guarire con metodi paranormali, comunicare coi defunti.
2) Credenza nel potere occulto delle energie racchiuse nelle cose come i cristalli, le pietre, madre terra.
3) L’idea che Gesù Cristo non è la divinità incarnata, ma uno dei tanti avatara mandati da Dio ad aiutare l’umanità.
4) Ricerca di un Dio personale che è al di sopra delle religioni dalle quali si rifiutano rivelazioni, dogmi e insegnamenti.
5) Dio diventa coscienza cosmica, manifesta uno spirito universale e non costituisce una “persona”. Dio e il mondo sarebbero ambedue un campo di energia.
6) Se Dio è uguale al mondo, l’uomo diventa uguale a Dio. Lo sviluppo della coscienza prelude alla scoperta in ogni uomo del dio in potenza.
7) Credenza nella reicarnazione.
8) Presenza di una popolazione di spiriti di defunti, di natura e angelici che guiderebbe l’evoluzione del mondo.
9) L’idea che la forza del pensiero possa cambiare la realtà perchè la consapevolezza cambierebbe la natura a seconda di come pensa la mente.
10) La credenza che la Terra sia un essere vivente.Questo breve rassegna storica del pensiero magico, dall’antichità fino ad oggi, ci ha dato la possibilità di vedere come esso si sia spesso intrecciato con quello religioso creando pericolose confusioni e commistioni di ideologie e di procedure rituali e come sia difficile stabilire dove magia e religione si avvicinano e dove invece si allontanano.

LA RELIGIONE
Il sacro rappresenta il culto del divino e non dovrebbe essere mescolato col profano nè dal punto di vista sostanziale nè dal punto di vista formale.
Il mistero della divinità è troppo grande per poter pensare di averne comprensione. Il rapporto con la divinità è assolutamente personale e si esplica attraverso un modo di sentire profondo e individuale. Si può esplicare attraverso la meditazione, con la preghiera, con la devozione, con la purezza di spirito, con un atteggiamento interiore di umiltà, con una coscienza lucida e consapevole orientata verso il bene.
La comunione con la divinità è, o dovrebbe essere, il momento dell’integrazione, il momento in cui tutta la nostra conoscenza e la nostra esperienza si uniscono e assumono il loro posto in un tutto comprensivo.
Il rapporto con tutto ciò che è considerato pertinente alla divinità si esplica attraverso modalità che sono a discrezione dell’uomo e del suo libero arbitrio.
In senso strettamente teologico Dio fa che l’uomo liberamente si salvi e Dio consente che l’uomo liberamente si danni. Nel primo caso Dio interviene attivamente, nel secondo caso consente che si possa scegliere anche il male e la propria perdizione.

Per ciò che riguarda altre dimensioni che non siano propriamente sacre e riservate alla divinità, l’uomo può procedere col suo libero arbitrio e in base al grado di evoluzione della propria coscienza.
Nella dimensione metafisica magica, che non è riferita direttamente alla divinità, esistono altre procedure: l’evocazione invece della preghiera, il senso del potere invece che l’umiltà, il rito magico invece di quello religioso, gli stati alterati di coscienza, la medianità, l’ipnosi, ecc.Il sacro, da un punto di vista formale, si attualizza tramite il rito religioso ed esistono in pratica tanti riti e tanti ministri di culto quante sono le religioni.
Considerando che le religioni rappresentano uno strumento per accedere al divino proporzionale al grado di cultura e di evoluzione dei singoli popoli, occorre avere nei loro confronti un profondo rispetto e tolleranza in accordo con il Buddismo che sotto questo aspetto appare particolarmente avanzato.

Ci deve essere un dialogo maggiore fra est e ovest, fra cristiani e induisti, buddisti e mussulmani. E’ probabile che l’interruzione avvenuta nel periodo postbellico, dia ora il via ad una rivalutazione sull’argomento e ad un ulteriore sviluppo della dottrina del Logos, così come ricorre negli antichi padri greci.Il vero problema che presto a tardi tutti dobbiamo affrontare è:” Cosa scegliere, una forma di umanesimo o una religione?” Perchè l’uomo si possa autenticamente realizzare è meglio che si ripieghi su se stesso e continui ad essere l’unico artefice della propria vita, oppure è meglio che egli unisca i suoi sforzi a quelli di un Essere che esiste per sè, e lasci che sia Lui a guidarlo? Religione è una parola europea usata come termine generico comprendente certi interessi comuni a tutta l’umanità. La parola latina è religio. Cicerone sosteneva la sua provenienza dalla radice leg- (raccogliere, riunire, contare), raccogliere i segni di una comunicazione divina. Servio sosteneva la derivazione dalla radice lig- (legame, relazione), relazione tra l’umano e il sovraumano. Per la maggior parte degli Europei la parola religione assume il significato di una relazione stabilita fra la persona umana e una entità soprannaturale, l’Essere Sacro, La Causa Prima, l’Assoluto, o semplicemente Dio.

Per molti altri popoli è concepita in termini di movimento come “Via”. Il buddismo la descrive come Ottuplice Sentiero; per il Giappone è la Via degli Dei; Confucio definisce il proprio messaggio “La Via”. La funzione della religione è quella di rendere più completa la vita e tale funzione integratice è assolta più o meno degnamente non solo a seconda del tipo di religione, ma anche secondo la sincerità e l’ardore con cui l’individuo si abbandona ad essa.
I problemi che le credenze e le pratiche religiose tentano di risolvere non furono creati da queste stesse pratiche, ma sono, per così dire, il materiale grezzo della religione.

Tali problemi fondamentali si possono individuare in quattro punti fra loro interconnessi:
1. L’Io
2. Il mondo che lo circonda compresi gli altri individui
3. Colui che esiste per sè variamente concepito,ma intuito e anche temuto
4. Valori umani variamenti concepiti.Ognuno dei quattro punti è di per se stesso un problema, ma sottovalutare la religione, definendola un’illusione dovuta ad un errore dei sensi, significa non averla compresa affatto.
In nome della religione si è spesso tentato di dimostrare illusori uno o più dei quattro elementi citati, mai tutti insieme.
Gli Indù possono affermare che l’Io, il mondo e i valori umani sono irreali e che l’unico esistente è il Brahama, che è al di là del bene e del male.
Il giainismo rifiuta il terzo elemento, l’esser unico e trascendente, sostenendo che le uniche realtà sono gli essere finiti e i valori morali.

L’esistenza dei quattro elementi sopra menzionati è nota a tutti gli essere umani e nessuno può, senza immeserire la propria vita,sottrarsi alla necessità di costruirsi qualcosa che la integri secondo questi quattro parametri.Tutti cercano una risposta alle domande fondamentali: Chi sono? Che cosa è questo Io di cui sono conscio? Che cos’è il mondo che mi circonda? Che cosa significa? Qual è il suo fine ultimo? Che rapporto c’è fra me ed esso? Che cosa è la morte? Qual è la natura di tutto ciò che va oltre le mie possibilità di comprensione e controllo? Tra i cambiamenti e la morte che vedo intorno a me c’è qualcosa o qualcuno di stabile? Hanno valore i vari elementi che compongono la mia vita? Ci sono delle cose che valgono più delle altre?
E i valori che più mi premono, per i quali sono pronto perfino a rischiare la vita, hanno garanzia di quella realtà autoesistente che io non posso controllare o quest’ultima assiste con ostilità e indifferenza alle decisioni vitali che io devo prendere?
E’ vero o no che questa realtà sembra rivolgersi a me dall’alto o nel mio intimo, spingendomi a rischiare per cose intangibili?
Che cosa significa il senso di disagio, d’insoddisfazione, di contrarietà che mi perseguita ?Bisogna ammettere che le risposte fino ad oggi fornite a queste domande sono inadeguate. Troppo spesso la gente tende a credere a ciò che le piace invece che a ciò che le è utile o a ciò che ha maggior probabilità di essere vero.

Come ogni risposta che ignori o disprezzi uno di questi quattro problemi fondamentali non può essere vera, così qualunque dottrina che tenti onestamente di spiegarne qualcuno potrà contenere almeno una parte di verità.In principio gli aspetti della religione erano molto umili e rudimentali. Anche la vita spirituale dell’uomo, come il suo corpo, nasce dalla polvere.
Non abbiamo alcuna notizia su eventuali pratiche religiose di quegli antropoidi di cui si postula l’esistenza come anello di congiunzione fra le scimmie e gli uomini.
I primi esempi documentati di cerimonie religiose risalgono ai tempi dell’uomo di Neanderthal che visse oltre cinquantamila anni fa.

1) L’Io
Il punto principale delle religioni sembra l’idea dell’Io.
In occidente quasi tutti considerano l’uomo composto di corpo e di anima, ma altre razze più antiche idearono suddivisioni diverse e spesso credettero in una pluralità di anime.
La filosofia egizia distingueva cinque elementi spirituali.
San Paolo parla di corpo, di anima e di spirito.
In Cina, nella Nuova Guinea, e nell’Indonesia è diffusissima la credenza che l’uomo abbia due anime. Alcuni Melanesiani ritengono che l’individuo abbia sette anime.
La credenza delle anime multiple è bilanciata da quella degli uomini senza anima: l’immortalità, da principio, in Egitto e in Cina, era considerata privilegio aristocratico di capi e guerrieri.
La fede nel prolungamento della vita dello spirito deriva principalmente dal fenomeno dei sogni. Del resto una forma di sopravvivenza era implicita anche nel sentimento intimo dell’uomo più primitivo che nella tomba collocava cibo e utensili per il defunto.
La visione soggettiva di persone morte può aver rafforzato la fede negli spiriti.

2) Il mondo e gli altri individui
L’atteggiamento dei popoli più antichi sembra implicare una stretta relazione tra l’umano e il non umano e il dichiararsi discendente da un lombrico o un coccodrillo non sembra affatto incongruo alla mentalità primitiva.
In molte leggende popolari di molti popoli, uomini e animali fanno parte di un’unica famiglia.
Per gli Ebrei l’uomo è il re del creato e a lui fu dato il dominio su tutti gli animali.
Sotto questo aspetto l’atteggiamento francescano verso i nostri fratelli uccelli non è di tipo ebraico. L’amore di San Francesco per gli uccelli, e in genere per tutti gli animali, deriva dal misticismo orientale entrato nella chiesa cristiana attraverso gli scritti di Pesudo-Dionigi.
Gandhi difendeva la protezione dell vacche sacre come simbolo dell’unità tra elemento umano e quello animale della creazione.
I primi uomini facevano poca distinzione fra se stessi e gli animali e questa è la spiegazione più logica non solo del totemismo, ma anche della fede nella trasmigrazione delle anime o metempsicosi.

Quando lasciamo gli animali per passare agli uomini troviamo il rispetto per l’anima dei morti che ha una parte importante nella formazione dell’idea di soprannaturale.
Ciò che non è ben chiaro è la profondita del culto offerto agli antenati: cortesia verso un essere umano defunto o reale adorazione del divino che è presente in ogni uomo ?
Coloro che sostengono ancora che la prima divinità fu la tribù, vedono nell’iniziazione il più religioso degli atti, poichè con esso i giovani prenderebbero coscienza della loro appartenenza all’unità sacra della tribù.
L’iniziazione può simboleggiare una nuova relazione oltre che con una comunità considerata sacra anche con una divinità trascendente; anche se tale essere trascendente può essere concepito come animale totemico o la personificazione di un corpo celeste o un antenato glorificato.
Probabilmente tutte le iniziazioni hanno in comune la sensazione che nell’uomo ci sia più di quanto appare normalmente e che per raggiungere la sua piena efficienza egli deve rinascere. Durante le cerimonie di iniziazione si riceve un nome nuovo insieme al nuovo ufficio (Tale è la procedura per i re, per i vescovi, per i maghi).

3) Colui che esiste di per sé
Gli evoluzionisti sono d’accordo nell’affermare che l’uomo, nello stadio più basso della sua evoluzone, era incapace di immaginare una divinità personale per quanto locale e limitata. E’ questo lo stadio dell’animatismo, credenza in una forza vaga, potente, terrificante che si manifesta in vari gradi e con diversa potenza in ogni tipo di fenomeno naturale dalle meteoriti agli alberi, alle rocce, alle cascate, ai fulmini, alle eclissi, ai malati e così via.
Per quanto inarticolato è questo una specie di primitivo monismo panteistico che ha fede in un gran numero di spiriti capricciosi e dispettosi, grandi e piccoli.
Il passo seguente è rappresentato dal politeismo.
Gli anti-evoluzionisti affermano che l’uomo, anche allo stadio più primitivo, era in grado di intuire l’esistenza di un Dio unico e buono e che le successive forme di politeismo sono tutti esempi di regresso da una fede originaria pura.
Sotto qualunque forma, l’esperienza relativa all’Essere increato origina nell’uomo uno stato d’animo particolare in cui egli si rivolge a un “Tu”, sia questo una vaga forza, l’universo, un antenato divinizzato, la personificazione di un corpo celeste o un Dio superiore e unico.

La relazione si effettua tramite il sacrificio che consiste nell’offerta di un oggetto e nella sua distruzione che può avvenire per mezzo del fuoco; o con l’uccisione se si tratta di un essere vivente; o con la spargimento al suolo o sull’altare se si tratta di un liquido. In alcuni casi l’offerente si limita ad abbandonare nel luogo dove dimora il dio l’oggetto del suo sacrificio di cui si cibano poi i sacerdoti o il popolo stesso.
Si pensa che siano cinque i motivi del sacrificio: adorazione, ringraziamento, mercato, propiziazione, offerta (di pace, di espiazione, di riparazione).Un motivo dominante è il desiderio di mantenere in vita la divinità. La distruzione delle offerte va interpretata in termini di vita perchè ha lo scopo di nutrire la divinità, affinchè possa continuare a presiedere i destini umani.Spesso si ha anche un pasto in comune, in cui si consumano gli elementi del sacrificio, i quali, essendo già stati accettati da parte del dio, sono diventati parte di lui e quindi rendono gli uomini partecipi della sua vita.
Forse la più semplice forma di rito fu l’adorazione di un potere indeterminato concretato in un oggetto ispirante riverente timore.
Il concetto di ciò che si deve o non si deve fare è espresso dalla parola tabù, termine polinesiano che significa “segnato” e quindi “proibito”.
Non sempre i tabù sono irrazionali perchè ci può essere in essi il germe di una fede ragionevole in una divisione assoluta fra bene e male.
Non è comunque facile comprendere nel tabù i rapporti di causa ed effetto – in quella che è chiamata la fase pre-logica del comportamento umano – perchè essi sono il risultato di concetti che noi abbiamo da tempo abbandonato.
Tabù, cerimonie e miti sono i modelli che preparano l’umanità alle manifestazioni più serie di una vita spirituale adulta.

4) Valori
In ordine di tempo il cibo fu il primo valore che l’uomo riconobbe. L’approvvigionamento del villaggio non dipendeva soltanto dal cacciatore o dall’agricoltore, ma anche da un potere incontrollato che doveva essere assecondato o obbedito per ottenere quanto occorreva. Di qui il cerimoniale che tende a metterlo in relazione con quel potere.
Gran parte di tutto ciò sembra appartenere al campo della magia, ma non si deve dimenticare che la parola magia può essere usata in due tempi: si può riferire a cerimonie prive di valore pratico o a cerimonie che hanno lo scopo di forzare la divinità a servire l’uomo. Soltanto quando l’uomo raggiunge una certa sicurezza nei confronti dei bisogni più elementari e prende stabile dimora, può cominciare a speculare su altri valori meno evidenti come l’onore del guerriero, il dovere verso i genitori, ecc.

Nel tempo aumentano per numero e per importanza, oltre ai giorni sacri e alle persone sacre (profeti, sacerdoti), anche i luoghi sacri i quali derivano dalla stilizzazione di ambienti naturali dove si sono avute esperienze relative al soprannaturale.
Questa idea di santità si estende anche al mondo dell’immaginazione e dell’invisibile. La concezione di questi regni celesti risale ad uno stato antichissimo della vita spirituale dell’uomo e si trovano anche nei più antichi testi egizi e tra i miti delle isole Salomone.
Il convito nasce dall’idea grossolana di mangiare la divinità. Non si denigra certo l’Eucarestia cristiana, riconoscendone le umili origini e ammettendo che la mensa sacra era comune a moltissime popolazioni antiche.I libri sacri sono esempi di letteratura la cui lettura, pubblica o privata, fa rivivere nell’uomo sentimenti connessi con una specifica fede, spesso inducendolo ad una data linea di azione. Vi sono due tipi fondamentali di libri sacri: quello posto al servizio della religione in senso proprio e quello che serve a intenti magici. Le parole di quest’ultimo non possono subire variazioni nè nella trascrizione nè nella ripetizione per non perdere il loro potere.
La maggior parte della letteratura sacra consiste in inni con i quali ci si rivolge alla divinità liricamente. La poesia lirica, che può venir cantata con l’accompagnamento di strumenti musicali, è la forma di espressione più naturale per l’uomo che si rivolge al suo Dio.
Un’altra forma di libro sacro abbastanza diffusa è quella profetica o didattica, mentre quella storica o narrativa sembra per lo più limitata al mondo ebraico e cristiano.
I primi scritti sacri non erano altro che brevi frasi incise talvolta su tavolette d’argilla, talvolta su pietre, talvolta sulle pareti di un edificio. Potevano essere responsi della divinità dati per bocca di uomini o donne, simili a quelli dell’oracolo di Apollo a Delfo o della Sibilla cumana

CONCLUSIONI
Potremmo dichiarare che ogni religione è adatta al popolo presso il quale si è sviluppata, mentre per gli altri può avere soltanto l’interesse di una curiosità esotica.
Ma potremmo anche pensare ad una futura religione mondiale basata sulla tolleranza reciproca e la maggior conoscenza che i fedeli di una religione potrebbero avere delle altre.
L’avvento di una nuova religione non dovrebbe spaventare nessuno perchè non implicherebbe l’abbandono di verità già conquistate, ma soltanto il loro ampliamento.
Per risolvere l’antinomia che ancora impedisce all’uomo di poter superare posizioni di principio opposte e formalità di rito che appaiono inutili e superstiziose, occorre fare ricorso alla ricerca olistica, l’unica che può portare ad acquisizioni qualitativamente superiori che non hanno più niente a che fare con i punti di partenza.

In sintesi e schematicamente: dati i punti A e B in antitesi fra loro, trovare il punto C – sostanzialmente diverso da A e da B – che comprenda tutti e due.
L’acquisizione del punto C implica un salto concettuale qualitativo che contiene elementi nuovi non presenti in A e in B.
Come esempio possiamo utilizzare la neurofisiologia: la cellula nervosa è una struttura materiale sede di reazioni chimiche ed elettriche, ma un insieme di cellule nervose porta alla realizzazione di un cervello che possiede qualità nuove (pensieri, sentimenti, autocoscienza) che le singole cellule non possiedono.

In tema di dottrine religiose è necessario smettere di pensare in termini dualistici come: occidentale o orientale, trascendenza o immanenza, dentro o fuori, teismo o panteismo, resurrezione o incarnazione, rivelazione o illuminazione e via dicendo.Attraverso una maggiore evoluzione della coscienza individuale e collettiva si possono raggiungere stati d’essere qualitativamente diversi dagli attuali, per i quali le antinomie non esistono più.
Che forse la resistenza che appone l’aria al procedere di un autoveicolo è una forza “negativa” ? E’ semplicemente una forza che si oppone al movimento. Così il Karma è inteso dagli orientali come una forza che si oppone al movimento dinamico della creazione.
Che forse il polo positivo è migliore del negativo ? L’essenza della corrente elettrica che passa in un circuito consiste nella presenza di due poli opposti senza i quali il flusso di elettroni non può verificarsi.
Che forse la nascita è migliore della morte? L’essenza della vita consiste nella presenza di due poli opposti e se questi non vi fossero la vita non potrebbe manifestarsi.
Che infine la trascendenza è migliore dell’immanenza? L’essenza del divino sta nella presenza di queste apparenti antinomie.La visione olistica del magico e del divino, come due facce di una stessa reltà, è allo stato attuale un desiderio, una vaga intuizione, un tentativo di superare contraddizioni precedenti, più che una effettiva attuale conquista.
Dal punto di vista dottrinale, religione e magia contengono dogmi e finchè questi restano tali non consentono una revisione critica del pensiero.

Postulare a priori, come verità rivelata, l’esistenza di Dio e di entità spirituali rispecchia un modo di pensare anteriore a Sant’Agostino: credo ut intelligam.
Un nuovo modo di porsi nei confronti della religione e della magia è l’intelligo ut credam, per poi scoprire che esiste un’altra posizione che comprende e supera tutte e due.In tema di cerimonie e riti è necessaria una revisione altrettanto critica pur accettando l’idea che in via provvisoria e rudimentale l’uomo necessità di supporti pratici e modelli transitori non sempre necessari e spesso sbagliati come ci insegna questa storiella:

Un monaco orientale stava celebrando una funzione religiosa quando nel tempio entrò un gatto che cominciò a miagolare e a disturbare i fedeli. Il maestro diede ordine di legare il gatto all’altare e di liberarlo dopo la cerimonia. Il gatto si presentava ogni giorno ed ogni giorno era necessario legarlo.
Poi il monaco morì improvvisamente senza poter lasciare disposizioni al suo successore.
Quando un nuovo monaco subentrò chiese agli altri quali fosse il preciso cerimoniale da seguire affinchè il rituale avesse efficacia.
E tutti risposero che fra le altre cose bisognava legare un gatto all’altare e questo entrò a far parte della tradizione e fu tramandato nei secoli.

Come nell’arte vi è una verità magica, nella magia e nella religione vi è una verità estetica.
E come non esiste un’etica senza estetica, così i contenuti religiosi e magici si rivelano attraverso una forma che l’officiante impara a mettere in pratica fino al giorno in cui potrà operare direttamente sulle cose magiche e divine senza la mediazione di un gesto, senza una parola, senza uno strumento.
In attesa che venga quel giorno non facciamo l’errore di legare il gatto all’altare.

SULL’AUTORE
Il dottor Vincenzo Colaciuri è psichiatra a Bergamo, al contempo è però un acuto studioso ed esperto di scienze esoteriche.
Il testo qui riprodotto è stato da me pubblicato, a puntate, nel mensile della New Sounds: Nuova Era & Meditazione, di cui ero la responsabile editoriale, a partire dal gennaio 1996.

La felicità in questo mondo

InArticoli su 12/12/2001 a 17:49

“Per valutare le dottrine buddiste, io, Nichiren, credo che i metodi migliori siano la prova teorica e la prova documentaria. Ma ancora migliore di queste è la prova concreta.” (Dagli scritti di Nichiren Daishonin)
Oggi, di filosofie, pensieri, convinzioni, religioni, tecniche… ce ne sono molte in giro, spesso anche molto coinvolgenti a livello mentale, e noi Occidentali, abituati come siamo a valutare solo in base a quanto affascinante ci appare alla mente una dottrina, in genere ci dimentichiamo la cosa più importante, ovvero quella di valutare se tale pensiero ci aiuta nella nostra evoluzione interiore così che poi, anche nel nostro quotidiano, siamo in grado di essere veri testimoni credibili, della validità del percorso che stiamo seguendo. A cosa servono, infatti, le varie e intriganti speculazioni mentali sul “sesso degli angeli”, se poi nel nostro quotidiano non sappiamo gestire con saggezza e coscienza evoluta quei fastidi e problemi che immancabilmente tormentano chi sta vivendo questa esperienza terrena? È questa la prova concreta di cui parla Nichiren, monaco buddista giapponese che, verso il XIII secolo, identificò nelle ultime predicazioni del Budda, riunite nel Sutra del Loto, gli insegnamenti finali, che sintetizzavano nella sua essenza più pura il pensiero dell’Illuminato.
In questo Sutra, a differenza di quanto affermato nei precedenti, già divulgati dalle altre due branche del Buddismo, si afferma che tutti gli esseri umani possono raggiungere la Buddità già da ora. E questa non è rappresentata dal perdersi nella quiescenza di un ipotetico e paradisiaco Nirvana, bensì il divenire esseri umani realizzati al meglio. Infatti, nel Buddismo poi divulgato da Nichiren, l’essere umano deve lavorare su se stesso per eliminare quegli aspetti inferiori che lo inquinano e richiamano nella sua realtà esterna i risultati a essi corrispondenti.
“Bisogna trasformare il veleno in medicina”, così incita Nichiren i suoi discepoli. Proprio come il fiore di loto che trae il suo nutrimento dal fango melmoso in cui nasce e poi diventa il meraviglioso fiore quale è, così noi esseri umani. Le sfide altro non sono che la “medicina” amara, che però ci aiuta a sviluppare il meglio di noi, se la “beviamo” seguendo le indicazioni. Ovvero migliorare il nostro atteggiamento interiore e quindi entrare in azione in modo da superare le limitazioni devianti che ci portano a piangerci addosso, a reclamare aiuti, a vedere negli altri la causa dei nostri mali. Quando invece tutto accade perché da dentro noi emaniamo quel tipo di messaggio che, di conseguenza, ci attira quel genere di eventi.

Le scoperte più recenti della nuova fisica non fanno che riconfermare tale paradigma. L’ambiente esterno è intimamente legato alla persona che lo vive. Jung direbbe che le risposte sono sincroniche, in quanto sono la semplice emanazione della nostra interiorità. Se noi la miglioriamo, facendo ordine dentro e fuori, quindi agendo, mettendo in pratica, ciò che sappiamo essere giusto e corretto e doveroso, l’ambiente esterno ci risponde risistemandosi di conseguenza. Se questo non accade è perché non abbiamo ancora riconosciuto e sradicato le nostre intime male erbe che generano la gramigna nel terreno del nostro ambiente.

Acquisire la Buddità significa superarsi, pulendosi interiormente dagli atteggiamenti negativi (per esempio ignoranza, arroganza…) che, come semi, fanno fiorire nella realtà materiale dei frutti negativi. Bisogna dunque estirpare questi semi, per invece curare quelli positivi che immancabilmente porteranno dei buoni frutti nell’ambiente.
E qui siamo alla reale prova di validità. Ovvero, non lasciamoci intrigare solo dalle teoria ma, applicando in pratica ciò che viene insegnato si deve poi appurare cosa succede nel proprio quotidiano.
Infatti l’indissolubilità fra la persona e il suo ambiente non potrà che convalidare che, migliorando se stessi, la realtà esterna migliora.

A un seguace (Nanjo Shichiro Jiro) che si rivolgeva a Nichiren, lamentandosi del fatto che ancora non riusciva a ottenere dei risultati, il monaco così rispondeva: “Il sole è radioso e la luna è luminosa. Anche le parole del Sutra del Loto sono radiose e luminose, come l’immagine del viso in uno specchio lucidato o l’immagine della luna sulla superficie dell’acqua chiara. Perciò, come può il decreto del Budda ‘Otterrà splendide ricompense nella vita presente’ e ‘Otterrà ricompense visibili nella vita presente’ essere vero per tutti tranne che per te, Nanjo Shichiro Jiro?” (Dagli scritti di Nichiren Daishonin).

Chi si impegna in una determinata crescita interiore cambia la propria vita e ottiene benefici perché, pulendosi dentro, pulisce, al contempo, la realtà esterna che va a richiamare. La prova di validità viene costantemente richiesta a chi pratica: infatti, se non vede dei risultati significa che non sta “pulendosi” abbastanza e deve correggere il tiro. Chi, invece, lavora bene su se stesso, inevitabilmente, constata come la sua vita inizi a fiorire.

FELICITA’ IN QUESTO MONDO, A cura dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Edito dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

La ricerca della visione

InArticoli su 06/02/2001 a 17:45

Prima o poi arriva per tutti il momento in cui si devono fare i conti con i propri errori. La vita non va come dovrebbe e ci si trova “ingarbugliati” negli effetti generati da scelte sbagliate. A quel punto è essenziale chiarire con obiettività la propria situazione così da poter progettare il miglioramento.
Un ottimo metodo, pratico ed efficace, per analizzare la propria vita e identificare i punti deboli, ma anche quelli di forza ce lo offre la pratica delle quattro direzioni utilizzata dai nativi amerindiani. Con loro ho passato dieci anni di “apprendistato” dal 79 in avanti e qui di seguito vi riporto alcuni punti del loro sentire che trovo di aiuto anche per la nostra cultura.

E quello che i Nativi definiscono il “percorso sulla Ruota di medicina”, ovvero il percepire le energie delle direzioni che si muovono dentro e fuori dalla nostra vita, per riportarle al loro fine primario. In sintesi queste rappresentano:
L’Ovest: il corpo, il sentire del corpo, i nostri cinque sensi da riattivare anche e soprattutto attraverso la giusta alimentazione, respirazione, movimento, riposo.
Il Nord: la mente, come sbloccarla dall’abitudine di utilizzarla in modo speculativo (a cosa serve sapere se il chakra è rosso o giallo nella mia vita quotidiana se poi non so viverla con maggiore serenità e centratura? – ovvio nelle questioni di crescita interiore: cerca la prova di validità), per imparare a utilizzarla in modo strategico ma ecologico per il nostro benessere, quello del nostro gruppo e dell’ambiente.
Il Sud: le mie emozioni, come riconoscere ciò che le suscita e quindi come purificarle sempre e di nuovo, in modo da ritrovare le originarie fiducia e innocenza con cui vivere la vita.
L’Est, lo Spirito, come permettergli di manifestarsi, così che ci conferisca l’ardore e il fervore necessario a vivere la nostra battaglia sulla Terra come dei Guerrieri vittoriosi e non come delle pavide gelatine.

Per i Nativi le energie dal cui connubio avviene e diviene la vita sono quelle attribuite alle quattro direzioni: ovvero l’energia spirituale che feconda la materia, assegnata all’Est; l’Ovest, l’energia della fisicità che realizza l’input spirituale della materia; il Nord, l’energia della mente che analizza e valuta con il pensiero le situazioni, così da renderle ecologicamente proficue per sé per l’ambiente in cui si vive; il Sud, l’energia delle emozioni che, se debitamente ripulite e rinnovate, scaldano il cuore umano e gli arrecano la forza necessaria a realizzare le proprie motivazioni.
E’ percorrendo la dinamica della “Ruota di Medicina”, che si può attuare la guarigione.

Il Cerchio della Ruota di Medicina è l’universo. È cambiamento, vita, morte, nascita e apprendimento. Questa grande loggia è la loggia dei nostri corpi, delle nostre menti e dei nostri cuori. È il cerchio entro cui esistono tutte le cose. Il cerchio è il nostro modo di toccare e di sperimentare l’armonia con ogni altra cosa attorno a noi. E per coloro che cercano la comprensione il cerchio è il loro specchio. Questo cerchio è l’albero rifiorente. (Traduzione dell’Autrice da Seven Arrows, H.Storm).

La Ruota di Medicina è la rappresentazione che esprime le forze del creato. Come abbiamo già detto, la creazione tutta è vista come espressione di quattro forze naturali principali che la vivificano. Queste sono le forze delle quattro direzioni cardinali.
Il concetto però non è nuovo, anche nella nostra tradizione esoterica si suddividono le energie del creato nelle quattro direzioni cardinali e lo stesso avviene con la concezione astrologica dei divenire della vita.
Concettualmente possiamo illustrare il significato delle direzioni. Tuttavia, per comprenderle veramente si deve viverle. H.Storm scrive:
Entrare in contatto e sentire col cuore significa sperimentare. Molta gente vive
la sua intera vita senza mai entrare in contatto o essere toccata da alcunché.
Sono Individui che vivono In un mondo mentale. e di pensiero che, a volte, li
può condurre verso la gioia, le. lacrime, la felicità o il dolore. Tuttavia non
entrano in contatto veramente. Non vivono e non diventano uno con la vita.

Il rituale è ciò che permette al Nativo di divenire consapevole di queste forze operanti nel creato e di riconoscerle così nella vita e farne esperienza. La Danza del Sole – ovvero la vita – è quindi rappresentazione e sperimentazione delle forze insite nel creato e in se stessi. La vita intera viene considerata una Danza del Sole, che l’individuo deve percorrere per imparare e crescere. Danzando con la vita si percorre la Ruota di Medicina e si interagisce con le forze delle quattro direzioni, sperimentandole apertamente, infatti la Ruota si deve percorrerla, così da entrare in contatto vero con tutte le caratteristiche delle direzioni per completarci sempre di più: Intanto che impariamo cambiamo, e lo stesso avviene al nostro modo di percepire. Questa ampliata capacità di percezione diventa un nuovo Maestro operante dentro di noi. Se noi impariamo mentalmente il significato delle quattro direzioni senza imparare a percepirle nella nostra vita e a interagire con esse, non abbiamo imparato proprio nulla perché quelle rimangono dei meri concetti. È solo vivendo la Ruota di Medicina che io comprendo come le direzioni agiscono nella mia vita, e così posso imparare a interagire con queste forze senza esserne sopraffatto.

Un individuo inizia il suo percorso sulla Ruota di Medicina da un qualsiasi
punto che sente di percepire. Con alcuni sarà nel Nord, nella saggezza. Per
altri sarà nel Sud, con l’innocenza nel cuore. Altri ancora potranno toccare la
Ruota di Medicina iniziando con l’Ovest, l’introspezione. E alcuni altri
potranno provare la Ruota partendo dall’Est, l’illuminazione. Ogni modo di
percepire rappresenta la Medicina di quell’individuo, ognuno di noi possiede uno
di questi doni iniziali. Ma gli esseri umani devono imparare a percepire tutte e
quattro le vie per diventare interi! (H.Storm)
Come abbiamo visto arriviamo al mondo “toccando” una direzione, quella che è più propria al nostro carattere, tuttavia, nella vita, abbiamo il dovere di completarci, entrando in intimo contatto con le qualità delle altre direzioni.

Un individuo che possiede solo il dono del Nord sarà saggio, ma sarà un
individuo freddo e senza sentimenti. L’individuo che vive solo nell’Est avrà la
visione chiara e di prospettiva dell’Aquila, ma non sarà mai vicino alle cose,
si sentirà separato, lontano dalla vita e penserà che nulla potrà mai toccarlo.
Un uomo o una donna che percepiscono solo dall’Ovest continueranno a riflettere
e rimanere sullo stesso pensiero, senza mai riuscire a decidersi. E se una
persona possiede solo il dono del Sud vedrà ogni cosa con gli occhi di un
topolino: sarà infatti troppo rasente il terreno e non potrà che vedere le cose
più vicine, solo quelle che staranno proprio sotto ai suoi occhi e gli
pizzicheranno i baffetti. (H.Storm)

L’importanza dei tiranni

InArticoli su 02/02/2001 a 17:30

Nel libro “Il fuoco dal profondo” Castaneda dedica un intero capitolo alla spiegazione di come i “tiranni” che incontriamo nella vita siano da sfruttare al massimo. Don Juan chiama i “tiranni” pinches, piccoli, perchè “paragonati alla fonte di tutto, gli uomini più temibili sono dei buffoni, di conseguenza… da poco, pinches tiranos, appunto”. Di tiranni ce ne sono di diverse specie: “quelli che tormentano con brutalità e violenza, quelli che creano un’insopportabile apprensione, quelli che opprimono con la tristezza e quelli che tormentano facendo infuriare.” I guerrieri che camminano sulla via della conoscenza” devono sfruttare i tiranni per combattere l’importanza personale. “L’importanza personale è il nostro peggior nemico… Quello che ci indebolisce è sentirci offesi dai fatti e misfatti dei nostri simili. La nostra importanza personale chiede che si passi la maggior parte della nostra vita offesi da qualcuno… Senza importanza personale noi siamo invulnerabili… Il peso dell’amor proprio è un impiccio terribile…” Don Juan continua poi spiegando che “negli inventari strategici dei guerrieri, l’importanza personale figura come l’attività che consuma la maggior energia e per questo si sforzano di vincerla. Una delle prime preoccupazioni del guerriero è liberare quell’energia per affrontare con essa l’ignoto; l’azione di ricanalizzare quell’energia è l’impeccabilità… L’impeccabilità non è altro che l’uso adeguato dell’energia. Lo stratagemma di usare un meschino tiranno si rivela quanto mai efficace ed ingegnoso… non solo elimina l’importanza personale ma prepara anche i guerrieri a capire che l’impeccabilità è l’unica che conti sulla via della conoscenza… Il meschino tiranno è quell’elemento esterno che non possiamo controllare, è l’elemento forse più importante di tutti… Il guerriero che incontra un meschino tiranno è un guerriero fortunato… se non hai la fortuna di trovarlo sulla tua strada devi andarlo a cercare…. Nulla può temprare lo spirito di un guerriero come trattare con persone impossibili in posizione di potere. Solo in queste condizioni i guerrieri possono acquisire la sobrietà e la serenità necessaria per affrontare l’inconoscibile. L’errore che un comune mortale fa trovandosi di fronte a un pinche tirano, è quello di non avere una strategia a cui appoggiarsi; il difetto fatale è prendere troppo sul serio i propri sentimenti, così come le azioni dei meschini tiranni. I guerrieri, d’altro canto, non solo hanno una strategia ben congegnata ma sono liberi dall’importanza personale… I meschini tiranni si prendono mortalmente sul serio mentre i guerrieri no. Ciò che di solito abbatte è l’offesa inferta al nostro amor proprio. Chiunque abbia un briciolo d’orgoglio si dispera quando lo fanno sentire inutile e stupido…Affinare lo spirito quando qualcuno ti maltratta, si chiama controllo.”

Don Juan continua il suo insegnamento parlando della sua esperienza personale coi tiranni e spiega come lui, maltrattato dal tiranno che si era scelto, facesse con gusto tutto ciò che gli chiedeva, era allegro e forte, non gli importava un accidente del suo orgoglio e del suo terrore. Era un guerriero impeccabile che si sapeva disciplinare seguendo la sua strategia che consisteva pure nello studiare il suo tiranno per poi sapere come sconfiggerlo: “raccogliere queste informazioni mentre ti stanno picchiando, richiede disciplina… La strategia esigeva che Don Juan stesse all’erta per cogliere il momento opportuno e approfittarne per girare le carte al pinche tirano, questo tempismo necessitava comunque anche di pazienza. La pazienza è aspettare con calma, senza fretta, senza angoscia: è un’attesa semplice e lieta della ricompensa che deve arrivare… pazienza significa trattenere con lo spirito ciò che il guerriero sa che deve giustamente verificarsi. Non significa invece che il guerriero se ne vada in giro meditando piani di vendetta e regolamento di conti. La pazienza è qualcosa di indipendente. Mentre il guerriero ha controllo, disciplina e abilità di cogliere il momento opportuno, la pazienza lo assicura che chiunque se lo sarà guadagnato, avrà ciò che gli spetta.”

L’essere psichico

InArticoli su 16/01/2001 a 17:20

Image Hosted by ImageShack.us La vera vita spirituale comincia quando si è in comunione con il divino nello psichico-spirituale, quando si è consapevoli della presenza divina nello psichico-spirituale e si è in contatto costante con lo psichico-spirituale. Allora la vera vita spirituale comincia e non prima.
La vera vita spirituale comincia quando si è uniti con il proprio essere psichico-spirituale e si è consapevoli della presenza divina, e si riceve l’impulso per le proprie azioni da questa presenza divina, e quando la volontà è diventata collaboratrice consapevole della volontà divina, quello è il punto di partenza. Ciò significa che è lo spirito, la coscienza spirituale e la presenza divina che dà il suo valore alla vita, che senza la coscienza spirituale e la presenza divina, la vita non ha alcun valore.
La stessa cosa è vera per l’individuo, qualunque sia la sua capacità materiale e la condizione materiale in cui vive, il suo unico valore consiste nella presenza divina e nella coscienza spirituale in lui. E perciò, dal punto di vista della verità delle cose, un uomo che non abbia possedimenti materiali o capacità e potenzialità notevoli, ma sia consapevole del suo essere psichico-spirituale e unito al divino in lui, è infinitamente superiore al più grande re della terra o a un miliardario che possieda considerevoli beni materiali ma non sia consapevole del suo essere psichico-spirituale. Dal punto di vista della verità, così stanno le cose. Nessuna cosa esteriore e apparente ha un vero valore, la sola cosa che ha valore è la coscienza divina e l’unione con lo spirito.
L’essere psichico-spirituale, in sanscrito, può essere descritto come il Purusha (…) nel cuore o Chaitya Purusha, ma si deve intendere il cuore interiore o segreto, hrdaye guhayam, non il centro esteriore vitale emotivo. (…) E’l'essere psichico-spirituale ad uscire dal corpo al momento della morte ed a persistere, il che pure corrisponde al nostro insegnamento secondo il quale è questo essere psichico-spirituale ad uscire e a tornare, mantenendo un legame tra la nuova vita e quella precedente. (…) Il purusha nel cuore viene descritto da qualche parte come l’Ishwara (il Signore) della natura individuale. (…)
Si crede che per ‘essere psichico-spirituale’ io intenda l’ego illuminato. (…) Con psichico-spirituale intendo qualcosa di diverso da una mente e da un vitale purificati. Una mente ed un vitale purificati sono il risultato dell’azione dell’essere psichico-spirituale risvegliato e liberato, ma non sono di per sé lo psichico-spirituale. (…)
Per l’essere psichico-spirituale liberato intendo dire che esso non è più costretto ad esprimersi nelle condizioni imposte dagli strumenti oscuri ed ignoranti, da dietro un velo, ma è in grado di venire in primo piani, guidare e trasformare l’azione della mente, della vita e del corpo.
L’essere psichico-spirituale è del tutto diverso dalla mente o dal vitale; sta dietro, dove essi si incontrano nel cuore. E’ quella la sua sede centrale, ma è dietro il cuore, non al suo interno; quello che gli uomini chiamano comunemente il cuore, è in realtà la sede delle emozioni, e le emozioni umane sono impulsi mentali-vitali che, di solito, non sono di natura psichica. Questo potere dietro, per lo più segreto, molto diverso dalla forza mentale e vitale, è l’anima vera, l’essere psichico-spirituale in noi. Il potere dello psichico-spirituale, comunque, può agire sulla mente, sul vitale e sul corpo, purificando il pensiero, la percezione, l’emozione (che diventa allora un sentimento psichico-spirituale), la sensazione e l’azione ed ogni altra cosa in noi, preparandoli a divenire dei movimenti divini.
La presenza dell’essere psichico-spirituale fa sì che l’individuo possa aprirsi al Divino e crescere verso la Coscienza divina, agendo sempre nel senso della Luce e della Verità, (…), operando su ciascun livello così da aiutare ogni piano a risvegliarsi alla verità ed alla Realtà divina (…).
(Sri Aurobindo – Lettere sullo Yoga)

L’arte di ricaricare il corpo di energia

InArticoli su 09/01/2001 a 15:38

Secondo gli insegnamenti di Paramahansa Yogananda
“Nel 1916 ho scoperto i principi su cui si basano gli Esercizi di ricarica. Ho inserito la serie completa degli Esercizi, la cui esecuzione favorisce il benessere completo dell’organismo, nel programma della mia scuola Yogoda Satsanga Society di Ranci, in India. Tutti gli allievi della Self-Realization Fellowship dovrebbero eseguire regolarmente gli Esercizi mattina e sera, quale parte della loro regolare routine spirituale. Lo scopo principale degli Esercizi consiste nel ricaricare la batteria corporea con l’energia cosmica per vivificare il corpo, rafforzare i muscoli e purificare il sangue. Non si tratta di comuni esercizi fisici, ma di una tecnica spirituale, una forma di pranayama o controllo dell’energia vitale.”

Esercizi di ricarica
Una tecnica base della Self-Realization Fellowship

IL CORPO FISICO E’ POTENZIALMENTE ILLIMITATO E ONNIPRESENTE
I miliardi di minuscole cellule che costituiscono il nostro corpo fisico sono pieni di vita e di attività. Il corpo umano, che appare così solido e compatto, in realtà è soltanto un insieme di forze in movimento che girano vorticosamente a velocità ultrarapida.
Il corpo fisico è una combinazione di cellule formate di molecole in movimento che, a loro volta, sono costituite da atomi in continua rotazione. Queste minuscole forme semi-intelligenti sono composte di elettroni, protoni e neutroni, manifestazioni delle forze vitali vibratorie. Le forze vitali sono scintille dei pensieri creativi dell’Intelligenza Infinita, o Dio.
Il movimento chimico delle cellule agita la superficie del ‘mare’ dell’attività corporea; sotto la superficie danzano le onde del movimento molecolare, sotto il quale si muovono le onde del moto atomico. Si succedono rispettivamente le onde del moto elettro-protonico e le onde di scintille danzanti: le energie vitali. Seguono le onde dei vari livelli di coscienza; le onde delle sensazioni e, ancora più in profondità, le onde del pensiero, del sentimento e della volontà. Alla base di tutti questi strati, costituiti dai diversi moti ondulatori di vita, si nasconde l’io o ego. Perciò, sebbene il corpo sembri una massa solida di proporzioni limitate che occupa soltanto un piccolo spazio, le cellule di cui si compone sono in realtà la manifestazione di un vasto mare di onde molecolari che, a loro volta, sono la manifestazione di un mare più grande di onde atomiche. Le onde atomiche sono la manifestazione dell’immenso mare formato dalle onde elettro-protoniche che emergono dall’oceano cosmico dell’energia vitale.
L’energia vitale è una manifestazione del potere inesauribile della coscienza in tutte le sue forme: coscienza dello stato di veglia, subcoscienza, supercoscienza, Coscienza Cristica e Coscienza Cosmica. Nell’uomo, come è stato già accennato, la coscienza si manifesta anche come sensazione, pensiero, sentimento, volontà ed ego.
Il corpo, in quanto manifestazione del movimento chimico, sembra piccolo; ma, poiché i mutamenti chimici delle cellule sono in realtà onde ‘rnaterializzate’ di Coscienza Cosmica, potenzialmente è illimitato e onnipresente.
Gli insegnamenti della Self-Realization Fellowship consentono allo studente di comprendere sia la vera natura del corpo fisico – di percepirlo cioè come un riflesso dello Spirito – sia di raggiungere la consapevolezza di essere la coscienza e la divina energia vitale che sostengono il corpo, e non il corpo stesso il quale è solo un veicolo fisico fatto di muscoli e ossa, contraddistinto da un volume e un peso specifico.

LA DINAMO INTERIORE DELLA VITA
Un fattore necessario a mantenere attive le cellule fisiche del corpo è l’assimilazione di particolari elementi esterni: cibo nutriente, bevande naturali (acqua, succhi di frutta, ecc), ossigeno, e i raggi ultravioletti del sole. E’ molto importante, inoltre, tenere presente che le cellule vitali del corpo sono create e vivificate dall’energia interna, dai pensieri e dalle forze biologiche. Ma ancora più importante è ricordare che le differenti reazioni chimiche, molecolari, atomiche, nonché i vari movimenti delle cellule corporee, sono costantemente inondate dalle forze rigeneranti più sottili che scaturiscono dalla sorgente spirituale interiore, ossia dalle vibrazioni della coscienza, della subcoscienza, della supercoscienza, della Coscienza Cristica e della Coscienza Cosmica. Le scintille vitali dell’energia intelligente che costituiscono la vita sono pensieri ‘materializzati’ di Dio. Senza queste scintille vitali, le sorgenti esterne
dell’energia fisica non servirebbero a mantenere in vita il corpo. Le Scritture induiste si riferiscono alle scintille vitali di energia intelligente, o forza vitale, con il nome collettivo di prana. Esistono due tipi di prana:
1. L’energia vibratoria cosmica, onnipresente nell’universo, che struttura e sostiene tutte le cose;
2. L’energia che compenetra e sostiene ogni corpo umano grazie a cinque correnti specifiche (i cinque prana), le cui funzioni specifiche sono classificate sotto nomi diversi. La corrente Prana presiede alla funzione della cristallizzazione (la solidificazione di nuovi tessuti corporei); essa opera anche nel cuore e nei nervi senso-motori, e provoca l’inspirazione. La corrente Vyana presiede alla funzione della circolazione; la corrente Samana, a quella dell’assimilazione; la corrente Udana, a quella del metabolismo (la differenziazione e la formazione, per sintesi, dei tessuti e delle cellule del corpo, in particolare le ossa, le articolazioni, i muscoli, i tendini, i vasi sanguigni e gli organi corporei). La corrente Apana presiede alla funzione dell’eliminazione (cioè della rimozione delle
impurità dal corpo) e provoca l’espirazione. Il prana, che opera grazie a queste cinque correnti, deve essere presente nel corpo in misura sufficiente e funzionare correttamente per mantenervi la salute e la vitalità: la vita stessa!
Di solito, gli esseri umani ricorrono soltanto al cibo, all’aria e al sole per mantenere il corpo in buona salute; ma può venire il momento in cui la salute si indebolisce malgrado l’assunzione di questi elementi fondamentali.
Il Cristo ha detto: “Sta scritto:”Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio’
Il ‘pane’ (cioè il cibo, l’ossigeno, i liquidi e i raggi solari) non è sufficiente a mantenere in vita l’essere umano. Se così fosse, si potrebbero introdurre degli alimenti nel corpo di un morto, distenderlo al sole e aspettare che ritorni in vita. Per mantenere in vita il corpo dell’uomo è necessaria anche la ‘parola’ (l’energia creativa cosmica) di Dio. La ‘parola’ è la diretta sorgente interiore della vita, il potere che crea la vita e che permette al corpo di convertire il cibo e l’aria in energia. Si può illustrare meglio questo concetto paragonando il corpo umano alla batterla di un’automobile. La durata di una batteria dipende solo parzialmente dall’acqua distillata immessa dall’esterno. La sua potenza è alimentata e ricaricata soprattutto dalla corrente elettrica vibratoria interna che scorre nella batteria attraverso la ‘bocca’ dei fili elettrici collegati alla dinamo. Allo stesso modo, la vita nel corpo umano non viene alimentata soltanto da fonti di sostentamento esterne e indirette (cibo, liquidi, ossigeno, raggi solari), ma direttamente dalla sorgente interiore della corrente vibratoria della vita, la ‘parola’ di Dio. La forza di volontà dell’uomo attinge questa forza vitale, la ‘parola’, dal generatore invisibile dell’energia cosmica e la fa confluire nel corpo attraverso il midollo allungato, o ‘bocca di Dio’. Quindi essa “esce dalla bocca di Dio”, il centro del midollo allungato, e si diffonde in ogni parte del corpo.L’elettricità che proviene dalla dinamo ricarica la batteria dell’automobile e ne rigenera il potere di produrre un maggiore quantitativo di elettricità per mezzo degli elementi chimici e dell’acqua distillata che contiene.

L’energia vitale, o prana (che agisce attraverso le cinque correnti di cui si è parlato) converte i solidi, i liquidi, l’ossigeno e i raggi solari nella forza che mantiene in vita il corpo umano. L’energia vitale stessa, nella sua funzione creativa del cosmo, ha creato i solidi e i liquidi; quando noi li ingeriamo sotto forma di cibi e bevande, l’energia creativa deve riconvertirli in energia pura prima che essi possano essere utilizzati dal corpo. Quando il loro potere energetico viene assorbito e utilizzato dal corpo, l’energia vitale ne espelle le scorie principalmente attraverso gli intestini, i reni, i polmoni e i pori. Sappiamo che gli elementi chimici e l’acqua distillata (le fonti di rifornimento esterne) non possono mantenere in vita o rigenerare una batterla ormai esaurita; così il cibo, i liquidi, l’ossigeno e la luce non sono sufficienti a mantenere in vita un corpo umano, o a riportare alla vita un corpo morto. Esso ha bisogno anche dell’energia vitale interiore che costituisce la sorgente e il potere della vita.

DIO E’ LA SORGENTE PRIMARIA DI TUTTA L’ENERGIA
Ogni cosa creata è fatta e sostenuta dalla cosciente energia cosmica, o vibrazione, il ‘Verbo’ di Dio: “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” ² L’energia cosmica, che proviene direttamente da Dio, entra nel corpo umano attraverso il midollo allungato. Il midollo allungato (la ‘bocca’ di Dio dalla quale Egli ‘alita’ la Sua energia vitale nel corpo umano) ha origine nella prima cellula formata dall’unione fra lo spermatozoo e l’ovulo. L’anima entra nell’embrione umano quando lo spermatozoo e l’ovulo si fondono e i due rispettivi nuclei si uniscono per dare forma alla prima cellula del corpo. Da questa originaria sede midollare della vita, l’energia vitale creativa stimola la divisione e la crescita delle cellule che daranno forma al corpo umano. Perciò il midollo allungato è la parte più vitale dell’organismo, è la sede della vita, è l’ingresso principale attraverso il quale l’energia cosmica di Dio – che sostiene la vita stessa – fluisce nel corpo. La minima lesione che si dovesse produrre nella zona vitale del midollo allungato arresterebbe tutte le funzioni fisiche. Il midollo allungato quindi è il fulcro di tutti i centri vitali nel cervello e nella spina dorsale. I cinque centri situati nella spina dorsale (cervicale, dorsale, lombare, sacrale e coccigeo), coadiuvati dal cuore e dal cervello, agiscono unicamente come diffusori dell’energia vitale – che ricevono dal sesto cen-tro cerebrospinale – situato nel midollo allungato. Il settimo centro, che ha la sua sede nel cervello, è il serbatoio in cui si raccoglie e da cui viene attinta l’energia vitale cosmica per soste-nere e rendere attivo il corpo a seconda delle necessità. Quando si urta violentemente la testa si ‘vedono le stelle’, o si percepisce un bagliore luminoso in quanto l’energia è stata spostata violentemente. Le ‘stelle’ sono gli sprazzi dell’energia vitale accumulata nel cervello.

L’ONNIPRESENTE RISERVA DI ENERGIA
La scienza ha dimostrato che tutte le cose sono costituite e circondate dall’energia cosmica. L’energia cosmica è irradiata dalla Coscienza Cosmica e, come un alone, avvolge costantemente il corpo umano. La volontà, cioè l’operatore radio del corpo, assorbe l’energia che viene irradiata attraverso il midollo allungato, ossia l’antenna ella stazione ricevente corporea. Il midollo allungato è diametralmente opposto e collegato al centro della Coscienza Cristica fra le sopracciglia, la sede della forza di volontà nell’uomo. Così come è possibile usare le onde invisibili della radio per comunicare a distanza con le navi, allo stesso modo Dio usa le invisibili vibrazioni della Sua energia cosmica intelligente per vivificare i nostri corpi con l’energia vitale. Dio ha creato l’originaria vibrazione cosmica, o energia (il ‘Verbo’) che, una volta generata, si è perpetuata; e noi, mediante la forza ‘senza fili’ della volontà, possiamo attingere ad essa e immetterla nel corpo attraverso il midollo allungato. Ricordate: l’energia cosmica, la stessa energia dalla quale tutti gli esseri umani e tutte le cose sono stati creati nell’universo, circonda e pervade costantemente la creazione intera. Entra nel corpo attraverso la ‘bocca’ di Dio (il midollo allungato) ed è il ‘Verbo’ invisibile che sostiene ogni forma di vita.
Possiamo imparare a vivere attingendo sempre di più all’inesauribile riserva dell’energia cosmica – dalla quale siamo costantemente circondati – e che è sempre a disposizione quando vogliamo ricaricare il corpo di vitalità.
Possiamo servirci della conoscenza acquisita con lo studio delle Lezioni della Self-Realization Fellowship per rendere il corpo efficiente sotto ogni aspetto. Un corpo libero da malattie e debolezze si adatta meglio ai metodi di meditazione in virtù dei quali si può conseguire la realizzazione del Sé e rendere instancabili la coscienza umana e il corpo.

L’ENERGIA PROVIENE DALLA SORGENTE INTERIORE
Il cibo contiene una quantità limitata di energia vitale dalla quale possiamo attingere una certa forza. Ma quando la riserva corporea dì energia vitale si esaurisce, il cibo diventa inutile. Il rifornimento di energia nelle varie parti del corpo dipende dai raggi solari, dall’ossigeno, dalle sostanze chimiche contenute nel ciboma anche dalla quantità di energia immessa nel corpo attraverso il midollo allungato. Una certa quantità di energia è immagazzinata nei muscoli, nelle ossa, nel midollo, nel sangue e nel tessuti del corpo come in un accumulatore; ma ogni processo mentale, emotivo o fisico comporta un consumo di energia vitale. Le tecniche della Self-Realizatìon Fellowship, messe in pratica correttamente, permettono di ricostituire l’energia attingendo direttamente alla sua sorgente nel corpo, ossia il midollo allungato. L’energia vitale può rifornire continuamente l’organismo se il centro midollare è coscientemente stimolato dalla volontà.
Dovremmo quindi mettere in pratica ogni giorno i metodi scientifici per ricaricare il corpo di energia, attingendo direttamente all’inesauribile sorgente interiore. Il metodo per ricaricare tutte le cellule del corpo attingendo alla sorgente interiore è spiegato in questa Lezione.Vi verrà dimostrato che, grazie alla forza di volontà, l’energia può permeare il corpo per mezzo della contrazione muscolare ³ e può essere ritirata dai muscoli mediante il rilassamento.

CREARE LA SALUTE E LA VITALITA’ CON LA FORZA INTERIORE
Gli insegnamenti della Self-Realization Fellowship uniscono le leggi fondamentali del benessere fisico, scoperte In tempi remoti dagli yogi dell’India, al concetti della fisiologia moderna. In occidente, alcuni atleti hanno imparato a sviluppare e a controllare determinati muscoli servendosi di esercizi meccanici, senza comprendere né utilizzare consciamente il nesso scientifico che esiste fra la forza di volontà e lo sviluppo fisico. La volontà può essere impiegata per sviluppare Il corpo, ed essa stessa, a sua volta, si sviluppa con l’esercizio, come dimostrano gli Hatha yogi dell’India che praticano numerose posizioni, o asana, per sviluppare e rafforzare la propria volontà. Come viene insegnato in questa Lezione, la forza di volontà e lo sviluppo fisico sono in rapporto reciproco e si aiutano a vicenda. La tecnica della Self-Realization Fellowship per ricaricare il corpo si distingue da tutti gli altri metodi perché insegna il modo di concentrare l’attenzione sull’energia interiore – la sorgente diretta della forza e della vitalità – per inviarla a tutti i tessuti del corpo per mezzo della forza di volontà. Lo studente coscienzioso constaterà che, mediante questa tecnica, può sviluppare coscientemente sia la forza di volontà sia la forza fisica.

LA FORZA INTERIORE E’ IL FATTORE CHE CONTROLLA L’ENERGIA
Le membra e i muscoli si muovono per mezzo della volontà e dell’energia vitale. Potete dimostrarlo voi stessi. Alzate il braccio destro. Quali forze avete usato per sollevare il braccio? Potreste rispondere: “La volontà”. Ma supponiamo che il braccio sia paralizzato; la vostra volontà di alzare il braccio sussisterebbe ancora, eppure sareste incapaci di farlo. Perché?
Perché in questo caso l’energia non potrebbe scorrere liberamente lungo i nervi nei muscoli del braccio, trasformando il comando della volontà in azione.
Lasciate ora ricadere il braccio destro lungo il fianco. Sentitelo vibrare di energia. Potreste forse risollevarlo senza usare la volontà? No! Da questo semplice esperimento emerge chiaramente che per muovere una parte qualsiasi del corpo sono necessarie tanto l’energia quanto la volontà. Il flusso dell’energia vitale nei nervi sensori è provocato sia dalla volontà divina sia dalla volontà umana. Il flusso dell’energia vitale nel nervi motori invece è determinato unicamente dalla volontà umana. Quanto più forte è la volontà, tanto maggiore è il flusso di energia che raggiunge una data parte del corpo. Quando gli uomini e gli animali sono sotto l’influsso dell’ira sprigionano una forza abnorme, non perché i loro muscoli sono diventati improvvisamente più forti durante gli attacchi d’ira, né perché proprio in quei momenti la natura scarica una quantità maggiore di adrenalina nel corpo. Lira stimola la volontà, facendo aumentare così l’afflusso di energia vitale, o forza, nei muscoli e in altre parti del corpo.
Generalmente gli esercizi ginnici sono meccanicí e non tengono conto di quanto è stato illustrato finora. Gli esercizi che si basano soltanto sulla volontà inconscia e meccanica non fanno altro che ‘gonfiare’ i muscoli e stimolano l’energia vitale a fluire nei muscoli e nei tessuti in modo appena sufficiente a garantire un beneficio temporaneo. Accrescono la massa muscolare senza che la vitalità delle cellule aumenti proporzionalmente. Seguendo gli insegnamenti della Self-Realization Fellowship si può imparare a vivificare ogni cellula del corpo, coscientemente e volontariamente.
Contrarre i muscoli per mezzo della forza di volontà
Confronto tra il movimento meccanico e il movimento volontario dei muscoli

Esempio A
l. Portare il braccio destro in avanti.
2. Appoggiare la mano sinistra sul bicipite destro.
3. Flettere l’avambraccio e osservare che, per effetto di questo movimento meccanico, il bicipite si contrae automaticamente. Notare che la volontà era rivolta a piegare il braccio e non a contrarre il bicipite.

Esempio B
1. Abbandonare il braccio destro lungo il fianco, completamente rilassato e inerte.
2. Con la mano sinistra stringere leggermente il bicipite destro.
3. Chiudere gli occhi.
4. Quindi, senza flettere l’avambraccio, contrarre lentamente il bicipite al massimo, per mezzo della volontà.
5. Notare che la contrazione del bicipite è determinata dalla volontà; evitare che il braccio compia movimenti spontanei.
6. Rilassare lentamente Il braccio.

La contrazione del bicipite, se eseguita correttamente, è il risultato dell’azione della volontà sul muscolo. Se vi riesce difficile contrarre il bicipite, provate con i muscoli dell’avambraccio che alcuni riescono a contrarre con maggiore facilità).

RICARICARE DI ENERGIA IL CORPO MEDIANTE LA CONTRAZIONE E IL RILASSAMENTO
Contrarre usando la volontà, rilassare e percepire. La contrazione si produce quando l’energia è trasmessa volontariamente a uno qualsiasi dei muscoli. Esistono vari gradi di contrazione, a seconda della quantità di energia che viene inviata al muscolo. Per poter spiegare la tecnica di ricarica della Self-Realization Fellowship accennerò a tre gradi di contrazione: leggera, media ed elevata.

Leggera: indica una modesta quantità di energia;
Media: indica una quantità maggiore di energia;
Elevata: indica la massima energia possibile.

Nella contrazione elevata si determina una lieve vibrazione nel corpo o nella parte del corpo che si sta contraendo. Si avverte una sensazione piacevole e corroborante. Non contrarre mai fino al punto di provare un senso di sforzo o di disagio.
L’allontanamento dell’energia dai muscoli corrisponde al rilassamento. Anche nel rilassamento si possono distinguere tre stadi o gradi progressivi: rilassamento leggero, parziale e completo.

Esperimenti
1. Effettuando il seguente esercizio è possibile individuare i tre gradi di contrazione e di rilassamento. Portare il braccio destro in avanti, parallelo al suolo. Con le dita della mano sinistra stringere delicatamente l’avambraccio destro sotto il gomito. Quindi contrarre e rilassare leggermente l’avambraccio destro, aprendo e chiudendo a pugno le dita della mano destra. Ora, tenendo fermo l’avambraccio destro, rilassare la mano e le dita e percepire i seguenti gradi della contrazione:
a) Leggera: chiudere delicatamente le dita della mano destra, formando un pugno semichiuso e rilassato. Notare che i muscoli dell’avambraccio sono contratti solo leggermente.
b) Media: stringere il pugno con forza come se doveste sostenere e sollevare un oggetto pesante. Questo movimento determina una contrazione media.
c) Elevata: stringere più forte le dita, finché il braccio non vibri lievemente, come se steste effettivamente sollevando un oggetto pesante. Questo movimento determina una contrazione elevata. Ora rilassare il braccio destro, abbandonandolo lungo il fianco.
Nella seconda parte di questo esperimento si potranno percepire tre gradi di rilassamento che terminano con il rilassamento completo dei muscoli del braccio.
Abbandonare il braccio destro lungo il fianco. Tenendo gli occhi chiusi, contrarre l’avambraccio fino a raggiungere il grado di contrazione elevata (come illustrato al punto ‘c’). Notare che l’avambraccio vibra per effetto della contrazione.

a) Rilassamento leggero: rilassare leggermente le dita percependo nell’avambraccio un grado minimo di contrazione.
b) Rilassamento parziale: rilassare ulteriormente le dita percependo nell’avambraccio soltanto una leggera contrazione.
c) Rilassamento completo: rilassare completamente le dita, abbandonando il braccio, la mano e le dita lungo il fianco.

Nel corso della fase di rilassamento cercate di rendervi conto che la volontà diminuisce, l’energia si ritira dall’avambraccio, e i muscoli si rilassano gradualmente.
Quando rilassate completamente l’avambraccio, accertatevi che il braccio sia abbandonato lungo il fianco. Se rimane sollevato anche solo di poco, significa che nel braccio permane ancora una certa contrazione che vi impedisce di ottenere un rilassamento muscolare completo.
Questo esercizio può essere eseguito con qualsiasi parte del corpo, sdraiati su un letto rigido o su una coperta stesa per terra.

2. Portare il braccio destro in avanti (con il palmo della mano rivolto verso l’alto) fino all’altezza della spalla, parallelamente al suolo.
Appoggiare la mano sinistra chiusa a pugno sul palmo della mano destra e spingerla verso il basso come se la mano sinistra pesasse oltre due chili. Resistere a questa pressione contraendo il braccio destro. Aumentare la pressione della mano sinistra come se pesasse cinque chili. Per mezzo della volontà, sostenere questa pressione con la mano destra e contrarre maggiormente il braccio destro, immettendovi più energia con la volontà. Aumentare ancora la pressione della mano sinistra come se pesasse oltre sette chili. Resistere alla pressione aumentando con la volontà la contrazione e l’energia nel braccio destro. Rilassare, lasciando cadere le braccia lungo i fianchi.

3. Eseguire ora l’esercizio di ‘sollevamento pesi’ senza esercitare alcuna pressione con la mano. Portare il braccio destro in avanti (con il palmo della mano rivolto verso l’alto), parallelamente al suolo, come nell’esperimento precedente. Mantenere il braccio in questa posizione cercando di comprendere che il braccio è mantenuto nella posizione suddetta da una certa quantità di volontà e di energia. Se la volontà venisse ritirata dal braccio destro, esso ricadrebbe lungo il fianco attratto dalla forza di gravità. La stessa cosa accadrebbe se i nervi dei braccio si paralizzassero improvvisamente o venissero recisi, o se l’energia fosse ritirata dal braccio in qualche altro modo. Contrarre ora il braccio steso in avanti come se si dovesse sollevare un peso immaginario di oltre due
chili. Contrarre ulteriormente, come se si dovesse sollevare prima cinque e poi sette chili. Rilassare il braccio e lasciarlo ricadere lungo il fianco.
E’ necessaria la volonta’ per sollevare un peso, reale o immaginario. La quantita’ di energia necessaria a sollevare un peso cresce in rapporto all’ aumento del peso stesso. La forza di volonta’ e l’energia che vengono trasmesse al braccio aumentano automaticamnete quando si solleva un peso maggiore.
Se tocchiamo entrambi i poli di una batteria elettrica, percepiamo nelle mani energia e tensione. Se beviamo un bicchiere di latte o mangiamo quando siamo stanchi, ci rendiamo conto che ne corpo affluisce una certa quantita’ di energia. In entrambi i casi l’energia e’ stata prodotta da un’agente esterno introdotto nel corpo.
Ma quando contraiamo o ricarichiamo volontariamente il braccio, o qualsiasi altra parte del corpo (come negli esperimenti precedenti), l’energia si produce esclusivamente grazie al potere della coscienza che si esprime tramite la volontà. Se ci limitiamo a immaginare di tra- smettere l’energia al braccio destro, forse riusciremo ad inviarne solo una quantità minima; ma, ricorrendo coscientemente alla forza di volontà, riusciremo invece ad inviare nel braccio una quantità percettibile di energia. Se ricaricheremo
il corpo contraendolo per mezzo della volontà, scopriremo lo straordinario legame che esiste fra la coscienza e il corpo.

Ad esempio, se inviamo l’energia al braccio destro per mezzo della volontà:
1) produciamo l’energia che percepiamo come forza;
2) determiniamo la contrazione dei muscoli. Questo esperimento sta a dimostrare che la coscienza sotto forma di forza di volontà è il fattore primario che modifica l’afflusso dell’energia nel muscoli o in qualsiasi parte del corpo. Inoltre, ‘sollevando i pesi’ con la volontà si scopre il legame essenziale fra la volontà e l’energia: quanto più grande è la volontà, tanto maggiore è l’affiusso di energia in qualsiasi parte del corpo.
Contrarre usando la volontà. Fare fluire con la volontà l’energia vitale (per mezzo della contrazione) in tutto il corpo o in una parte qualsiasi di esso. Sentire che l’energia vibra in tutto il corpo o in quella specifica parte, apportando forza e vitalità.
Rilassare e percepire. Rilassare la contrazione e cercare di percepire nella parte ricaricata la piacevole ed elettrizzante sensazione di nuova vitalità e di nuova forza. Cercare di sentire di non essere il corpo, ma la vita che sostiene il corpo. Percepire la pace, la libertà e la maggiore consapevolezza che si accompagnano alla calma procurata dalla pratica di questa tecnica.

PERFEZIONATE L’ARTE DI RICARICARE IL CORPO DI ENERGIA
Per infondere l’energia nel corpo, risulta ora evidente quanto sia importante affidarsi sempre di più alla riserva illimi-tata di energia
vitale – che si può attingere alla sorgente interiore della Coscienza Cosmica – e sempre meno alle fonti esterne.
Rendetevi padroni di questa utilissima tecnica di ricarica mettendola in pratica con costanza e regolarità. Se sarete metodici, fedeli, attenti e costanti nella pratica, ciascun passo delle istruzioni della Self-Realization Fellowship produrrà risultati soddisfacenti e ben precisi – e tali da rafforzare il corpo e la mente – e vi concederà una crescente realizzazione spirituale.

ALLEVIATE DISTURBI SPECIFICI CON GLI ESERCIZI Di RICARICA
La tecnica degli Esercizi di ricarica deve essere eseguita mat- tina e sera. Inoltre, i suoi princìpi si possono applicare anche per alleviare specifici disturbi. Ad esempio, quando vi sentite stanchi o nervosi, contraete dolcemente tutto il corpo, contando mentalmente fino a tre. Poi espirate rapidamente e rilassate; ossia ritirate l’energia, la coscienza e la volontà dal corpo. Rimanete immobili, assaporando la calma che pervade l’organismo. Ripetete varie volte. Per guarire qualsiasi parte del corpo, contraete e rilassate leggermente la parte stessa. Poi contraete leggermente, mentre contate mentalmente fino a dieci, così da distruggere la malattia ricaricando la parte malata del corpo con l’energia risanante; quindi rilassatela. Ripetete dieci volte, tre volte al giorno o più spesso. Potete curare qualsiasi parte del corpo, anche rimanendo sdraiati.

Mentre eseguite questo esercizio mantenete collegati la volontà e il flusso dell’energia tenendo gli occhi chiusi e focalizzati nel centro della Coscienza Cristica fra le sopracciglia (ossia il centro della volontà). Visualizzate l’energia cosmica che viene indirizzata dalla forza di volontà attraverso il midollo allungato (la sorgente dell’energia cosmica nel corpo) alla parte del corpo che state contraendo e rilassando.
Conservate il corpo nel suo pieno vigore unendo la vostra coscienza umana alla Coscienza Cosmica sia per mezzo degli Esercizi di ricarica sia soprattutto per mezzo della meditazione. Evitate di suggestionare la mente con le limitazioni umane: malattia, vecchiaia o morte. Imprimete invece nella mente questa verità: “lo sono l’Infinito che è divenuto il corpo. Il corpo, in quanto manifestazione dello Spirito, è Spirito, eternamente giovane e perfetto”.

Sintesi dei benefici procurati dagli Esercizi di ricarica
La tecnica:
- Spiritualizza il corpo e la coscienza. L’uomo, imparando a vivere sempre di più in virtù della Coscienza Cosmica e a dipendere sempre meno dalle fonti esteriori di sostentamento, si avvicina maggiormente alla realizzazione di non essere il corpo, ma l’anìma immortale, creata a immagine di Dio. Dopo aver conseguito tale consapevolezza, anche il corpo si spiritualizza, ossia comincia a perdere la sua densità materiale.
- Insegna il pranayama. La capacità di controllare l’energia vitale è essenziale per riuscire a meditare profondamente. . Sviluppa la forza di volontà. Una volontà forte ottiene alla fine il controllo cosciente sulla vita stessa. .
- Ricarica il corpo di energia. Attingendo all’illimitata fonte interiore della vita cosmica, il corpo diventa instancabile.
- Cura le malattie e il nervosismo. La guarigione si ottiene bombardando le imperfezioni del corpo con la perfetta energia creativa di Dio che sostiene la vita stessa.
- Aiuta a prevenire le malattie. La giovinezza e la salute del corpo possono essere conservate ricaricando le cinque correnti praniche (nel corpo) che presiedono alle varie funzioni di cristallizzazione, circolazione, assimilazione, metabolismo ed eliminazione, e alle cui disfunzioni sono dovute le malattie.

L’importanza spirituale degli Esercizi di ricarica
Gli Esercizi di ricarica SRF non sono comuni esercizi ginnici, ma una tecnica spirituale, cioè una forma di pranayama, ossia il controllo
cosciente del prana (o energia vitale) nel corpo. Questi esercizi hanno una grande importanza nella vostra regolare routine spirituale di meditazione; infatti, non solo contribuiscono a mantenere il corpo in uno stato di salute e di calma che favorisce la meditazione, ma aiutano anche a controllare coscientemente l’energia vitale. L’irrequietezza e le percezioni sensorie del corpo non costituiranno più un ostacolo al conseguimento degli stati meditativi superiori quando avrete imparato a controllare perfettamente e coscientemente l’energia vitale.
La serie completa dei 38 Esercizi di ricarica costituisce la tecnica di ricarica, una delle Tecniche base della SRF. Gli esercizi vanno eseguiti mattina e sera, possibilmente prima della meditazione.

Dai discorsi di Babajii

InArticoli su 06/01/2001 a 15:13

Il nostro obiettivo principale deve essere la pace nel mondo. Ma, di fatto, nel mondo arde il grande fuoco della trasgressione e del dolore, dove ognuno vive e lavora, arso da queste fiamme. Gli esseri umani sono diventati indifferenti perché davanti ai loro occhi danza, in continuazione, la morte! Tutti dovrebbero usare la coscienza per compiere il proprio dovere, senza aspettare che qualcuno glielo dica. E per questo si deve essere pronti a sacrificare la propria comodità. Tutti dovrebbero essere pronti a sciogliere i legami che li condizionano, per affrontare il fuoco e le tempeste nel nome della giustizia e senza lasciarsi impaurire.
Gli esseri umani di oggi sono diventati dei codardi. L’ideologia della non violenza ha influenzato negativamente l’umanità che ha perso il coraggio di agire giustamente. Il sangue dell’essere umano è diventato simile all’acqua (qui Babaji si riferisce a un proverbio indiano che parla di quelli che non oppongono resistenza al male). Invece si deve essere forti nel proteggere la giustizia. Troppe atrocità vengono compiute e la gente le lascia accadere nel nome della non violenza. La non violenza non è da applicare a questo! Infatti questa aspirazione ha generato l’incapacità a discriminare il bene dal male.
Non voglio che la gente sia cieca quando ha due occhi. L’ho detto e lo ridico: siate coraggiosi e impegnatevi, ci sono troppe crudeltà e ingiustizie oggi nel mondo. Io voglio un’umanità di coraggiosi, riflettete su questa esortazione.
Anche la pigrizia, che sta all’origine di questa passività, deve essere radicalmente debellata. Oggi c’è troppa disumanità e indolenza, per questo è così importante impegnarsi con sollecitudine e agire senza mai perdere il coraggio. Siate pazienti, impavidi, rigorosi, diligenti e valorosi! Voglio risvegliare la vera essenza dell’essere umano.

Questo è un periodo di grandi distruzioni. Ognuno dovrebbe cercare di diventare spiritualmente forte e coraggioso, perché solo colui che possiede il coraggio spirituale riuscirà a sopravvivere. Senza coraggio spirituale uno è morto anche se vivo, ed è per questo che tutti dovrebbero impegnarsi a fondo per diventare arditi. Voglio che tutti diventino intrepidi.

In genere le persone sono convinte che la devozione spirituale sia qualcosa di amorevole e di grande conforto, invece, la vera devozione mette di fronte alla necessità di affrontare il fuoco e le tempeste, senza alcuna paura per la propria vita o della morte. Ecco, questa è devozione e solo in questo caso avanzerete sul vostro cammino evolutivo. Quando arriverà quel momento dovrete camminare in mezzo alle fiamme e alle burrasche, e solo l’individuo coraggioso potrà sopravvivere a quei momenti.

E’ solo quando si sarà in grado di ribellarsi contro le cattive abitudini annidate nel proprio cuore e nella propria mente, che si potrà procedere nella vita! Tutti dovrebbero sviluppare un grande coraggio per superare le tendenze negative di questi tempi. Due sono le caratteristiche che Babaji detesta nelle persone: l’essere come delle pecore ed essere addormentati, non allerta. E’ l’inerzia che toglie la vita all’essere umano!

Una cosa che desidero fare (in questa mia missione) è quella di rimuovere l’indolenza dal mondo, voglio mostrare all’umanità la via verso la pace e la felicità, ma questo è unicamente possibile solo se si eliminano le cattive componenti interiori. Accendete la vostra Luce interiore e poi accendetela negli altri, in ognuno alla volta, poi, proprio come fa la lampada che brucia l’olio per risplendere, questa Luce consumerà il torpore, la pigrizia e l’avidità.

Tutti dovrebbero percorrere il sentiero della Verità e dare agli altri il giusto esempio e l’insegnamento veritiero. Tutti dovrebbero percorrere il sentiero della Verità e poi insegnarlo alla famiglia, agli amici, a tutti.

Le persone sono diventate egoiste ed egocentriche: come si può raggiungere la serenità se la mente è zeppa di ego ed egotismo? Dovete applicarvi totalmente nel vostro impegno a migliorarvi. Non demordete, continuate a procedere, ogni passo che conquisterete porterà benefici non solo a voi ma anche al mondo intero. E’ solo l’impegno che vi farà vincere sul vostro karma. Questo è il vostro dovere da realizzare prima di ogni altra cosa. Il risultato di un grande impegno è la felicità, quello dell’indolenza è il dolore. Voglio che tutti diventino coraggiosi, attivi e scrupolosi. Il mondo richiede forza.

Diventare forti non significa diventare duri e senza cuore. Diventare forti significa andare oltre al piacere e alla sofferenza. Quando il momento arriverà dovrete essere pronti ad affrontare ogni tipo di sfida che si presenterà. Ci saranno molte montagne da scalare, ma non fermatevi prima di aver raggiunto la meta! Lavorate e percorrete la vita con coraggio e ardore, e fate in modo che anche la prossima generazione diventi valorosa e ardita.

Il vostro compito è quello di manifestare solerzia, prontezza e impegno nella vostra vita. Sviluppate coraggio e pazienza e non abbiate paura della tempesta e del fuoco, affrontateli con audacia. L’essere umano deve migliorarsi attraverso un indefesso impegno, questa è la forma più elevata di devozione!

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