Non è una novità, ma è sempre bene ricordarselo ripetendoselo: “La chiave della felicità è seguire le proprie intuizioni, al posto delle opinioni e aspettative degli altri”.
Posts contrassegnato dai tag ‘Input’
Una questione di energia
InBen-essere, Co-Scienza su 11/03/2008 a 10:31C’è quella frase sibillina del Cristo che afferma “a chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha” (Mc 4, 25), che, in ultima analisi, viene poi riproposta dai detti popolari: “piove sempre sul bagnato” – o, nel caso del negativo: “”le sfortune non vengono mai sole”.
E’ sempre una questione di energia, carica interiore. In base a quello che si ha e all’uso che se ne fa (vi ricordate vero la parabola dei Talenti – Mt. 25, 14-30) così l’energia divina, o cosmica se si preferisce, risponde. L’eco dipende sempre dalla voce di partenza, quanto più potente tanto più evidente sarà la risposta.
Ecco perché le discipline spirituali, quando non sono state ancora inquinate dal mentalismo della tendenza occidentale a essere dei puri (e quanto inutili!) teorici, affermano e consigliano di tenere in buona efficienza il corpo. E’ con questo mezzo che attingiamo all’Energia che ci offre la carica vitale necessaria per avere una forte “voce” e ottenere una forte eco di risposta! Quando si dice “nel corpo lo Spirito” è questo che si vuole evidenziare.
E’ però anche vero che le continue battaglie esistenziali, i disguidi, i problemi quotidiani banali a volte, e davvero fastidiose altre, ci prosciugano. E lì, a quel punto, la nostra “voce” è un sussurrio che non richiama alcuna risposta positiva. E’ troppo debole per generare qualcosa di carico. Arrivati a quella fase siamo evidentemente in “minus”, e il meno richiama sempre il meno in risonanza, ovvero il negativo. Inizia così la spirale in discesa, degli eventi che letteralmente ci mangiano vivi e, prima o poi, si dovrà gettare la spugna, vinti.
Cosa fare per non arrivare lì? Ma è chiaro, ricaricare l’energia del proprio corpo e sollecitare quello che sia i mistici, sia gli esoteristi, chiamano l’intervento della Pura Energia, di cui comunque noi siamo fatti. Per questo tema vi invito al post successivo.
Parole in cammino
InCo-Scienza, Recensioni su 04/03/2008 a 11:19Oggi si viaggia, e anche molto. Tuttavia il viaggio, in questa nostra epoca di frenesie, lo si consuma, come un hamburger, una tortilla, del sushi… credendo così di averli conosciuti, solo perché li si è assaggiati.Un viaggio è un vero e proprio percorso di crescita che si apre all’ignoto, al diverso. Ogni buon viaggiatore si documenta certo, e anche molto bene, però sa che comunque sul suo cammino incontrerà delle sfide impreviste, dei disagi, delle fatiche, delle noie… e sarà proprio il confrontarsi con queste esperienze che gli allargherà la coscienza.Bisogna però accettare il movimento intrinseco del viaggio, anzi della vita, come sostiene l’Autore, Sabino Chialà: “Tutte le cose sono sospinte da moti spazio-temporali, e anche quando l’uomo tenta di opporvisi, in realtà non riesce che a contrapporre un moto contrario: il movimento è la realtà, la vita stessa del cosmo, il suo modo naturale di essere…”
Quindi, afferma l’Autore, il movimento è implicito con la nostra esistenza e, viaggiando, rappresentiamo una metafora che ci permette di integrare meglio e quindi comprendere, quel viaggiare intimo ma anche materiale che è il percorso di crescita attuato vivendo.
Il libro è strutturato in modo tale che ripercorrendo le tappe dei viaggi, ovvero la preparazione, l’azione poi stessa e quindi l’esperienza, riusciamo a comprendere gli aspetti essenzialli della vita. L’Autore, riprendendo stralci da innumerevoli testi, poesie, prosa, preghiere, rende più intenso questo suo messaggio proprio grazie alle voci di quel coro poliedrico di umanità in viaggio che, viaggiando, ha colto il senso dell’esistenza. Le emozioni dell’avventura, il distacco dal conosciuto, l’ignoto che comunque ci attende, gli ostacoli sul cammino – che forse ci sussurreranno pure di rinunciare, ma anche la soavità oppure l’eccitazione di nuovi colori, profumi e suoni percepiti… Insomma, non è tutto questo la sintesi dell’umana esistenza nel suo trascorrere quotidiano?
Un monaco, è per eccellenza un individuo tendenzialmente recluso. Eppure l’Autore, che forse avrà viaggiato, oppure forse no, sa molto bene che non ha importanza il viaggio esterno. Ciò che importa è l’apertura interiore e la disponibilità ad accogliere l’esperienza. Per questo uno può viaggiare anche solo con delle poesie, dei racconti, dei pensieri. Ciò che importa è rapportarli alla propria vita, perché ci facciano da tutori, perché forse, il lontano a cui inevitabilmente aneliamo, è un lontano interiore, che non sappiamo riconoscere e così ci mettiamo in movimento. Come scrisse Ungaretti ci mettiamo alla ricerca di un “paese innocente”. (Sabino Chialà, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose)
Voglio vivere così
InCo-Scienza, Recensioni su 02/03/2008 a 10:45Un libretto delizioso, divertente e molto acuto: l’Autrice ci descrivere le peripezie di una donna (le sue), che decide di intraprendere il sentiero della crescita interiore, frequentando i diversi corsi che Londra, la città in cui vive, le mette a disposizione. Attraverso i suoi racconti – uno per ogni corso-esperienza – non solo veniamo in contatto con quel mondo, a volte genuino, altre volte abbastanza strampalato, rappresentato dai cosiddetti “maestri new age”, ma la Losada è stata pure in grado di darci un’ottima sintesi delle diverse tecniche da lei imparate, così che, nel caso che anche noi volessimo avvicinarci a quel tipo di insegnamento, sapremmo già di cosa si tratta.Molte donne, infine, si potranno pure riconoscere nelle sue “avventure”, perché il sesso femminile va inevitabilmente incontro a un determinato atteggiamento maschile, nel caso che il conduttore sia un uomo – ma anche questo, come ben possiamo immaginare, fa parte dell’insegnamento dopo tutto! Tuttavia questo libretto non va solo inteso per le donne, anche gli uomini – se sono in ricerca – potranno trovare degli “insight” di crescita e, perché no, magari potrebbero pure riuscire a capire cosa mai provano le donne, quando, più o meno ingenuamente, si lasciano andare a certi “inviti” maschili.Comunque questo non è un libro sui diversi approcci alla vita dei due sessi, né, tanto meno, è un libro dove la morale sta nascosta dietro a ogni parola, è semplicemente la condivisione di esperienze perché, come dice l’Autrice alla fine del suo testo, si può sempre utilizzare ogni cosa per la propria crescita, evoluzione e apprendimento, se si ha deciso di non percorrere il sentiero dell’illusione! (Isabel Losada – Feltrinelli Editore)
La preghiera di guarigione
InBen-essere, Co-Scienza, L'intangibile su 01/03/2008 a 18:36Finalmente riesco a introdurre l’invito di cui accennavo nel post scorso, per la lettura dell’articolo: “l’energia della preghiera“.
Psicoanalisi e Buddismo
InRecensioni su 17/02/2008 a 10:47Un libro dotto, che si rivolge a un pubblico già a conoscenza dei presupposti della psicoanalisi e del buddismo; che rivela, attraverso i diversi contributi di psicoanalisti ed esponenti del buddismo zen e del buddismo in genere, come le conseguenze di questi due “percorsi” non siano poi così diverse le une dalle altre. L’analisi arriva a identificare le somiglianze delle diverse fasi del tragitto evolutivo e di quello psicoanalitico, che devono essere superate per poter approdare alla reale liberazione. Per esempio lo stadio della dipendenza del singolo, che spesso sviluppa in relazione a situazioni spiacevoli, oppure quello per cui, di contro, l’individuo tende ad arroccarsi nelle condizioni piacevoli scoperte (nel percorso spirituale questo può essere vissuto attraverso il rifugiarsi nella meditazione, inteso come una specie di ritorno allo stato intrauterino). Nel vincere la fase del ripiegamento melanconico su se stessi e nell’attaccamento errato a questa emozione, si ha un primo superamento del tono emotivo; nel vincere poi, ciò che in psicoanalisi viene definito “narcisismo”, si supera anche quella tenace difesa a persistere in una condizione piacevole, che non permette una reale interazione con le sfide della realtà. In entrambi i casi questo processo permette di liberarsi da quei toni emotivi, dolorosi o piacevoli che siano, che non consentono di vivere liberamente la spinta a crescere e ad evolversi interiormente.Per chi è interessato ad approfondire l’approccio psicoanalitico, paragonandolo a quello buddista, il libro è senz’altro un’ottima fonte di riflessione e chiarificazione. (A cura di Anthony Molino – Raffaello Cortina Editore)
L’accidia
InBen-essere su 12/02/2008 a 10:18E’ una di quelle parole che sa tanto di chiesa oscurantista, da cui istintivamente ci si vuole tenere alla larga. Invece è un termine che si dovrebbe davvero approfondire. Lo si può tradurre in diversi modi, e può essere sintetizzato nel “male dell’animo”, ansietà del cuore. Non solo di chi ha scelto una vita più ascetica ma è inteso in senso lato. Ovvero quell’affanno, inquietudine, apprensione strisciante e subdola, che incupisce e svuota, e rode l’animo umano.
A me sorprende a volte trovare libri di spiritualità cristiana che fanno una divisione, per quanto riguarda appunto l’accidia, tra i laici, gli esseri umani comuni, quelli che non pensano nemmeno alla lontana alle questioni interiori, e invece coloro che hanno fatto una scelta di vita religiosa più rigorosa. Sì perché se l’accidia è un male tipico di monaci e asceti, lo è però altrettanto dei comuni mortali! Ed è faticosa, e molto anche, sia per gli uni sia per gli altri. Solo che i religiosi, hanno dalla loro parte, che esiste molta letteratura che identifica con grande chiarezza i mali che opprimeranno loro l’anima, così da aiutarli nel riconoscerli, ma soprattutto a combatterli.
Gabriel Bunge è un tedesco, nato a Colonia in piena guerra, nel 1940, da padre luterano e madre cattolica.
A 22 anni è entrato nel monastero di Chevetogne, in Belgio, diventando monaco benedettino e nel 1972 sacerdote, con una formazione ispirata alla tradizione orientale. Allievo di Ratzinger, dentro di lui maturava però il progetto di fare l’eremita, che era stato il suo ideale sin da giovanissimo, fino a quando nel 1980 ottenne il permesso condurre una vita più ritirata e contemplativa, eremitica dunque
Questo uomo così “rotondo”, nel senso che il suo animo ha abbracciato e realizzato molte profondità spirituali che divulga con amabilità, parla dell’accedia come di un male che si insinua, potente, nell’essere umano. Sia laico, sia religioso. Questa caratteristica appartiene al male in genere che Bunge vede alla stessa stregua di un “parassita”:
Il male appare così come una potenza per sua natura estranea, che dall’esterno cerca di insinuarsi nella persona per poi, una volta ammessa, pervertirla dall’interno ed estraniarla così da Dio. (Da “Akedia, il male oscuro”, Edizioni Qiqajon)
Questo male, che si insinua come un cancro, riesce a farlo perché trova un terreno su cui può proliferare, dato soprattutto dalla poca forza interiore. Del resto, anche in naturopatia si dice che la malattia prolifera dove il terreno è debole!
Dunque è necessario fortificarsi interiormente e il consiglio, sia da oriente sia da occidente, ovvero in tutti i pensieri spirituali dell’umanità, è quello della preghiera.
Solo che qui da noi, impiastricciati come siamo di devozionalismo pietoso, la preghiera è spesso intesa come una specie di “lamento” accorato, innalzato per impietosire il divino e ottenere il suo provvidenziale intervento. Certo, ci sono persone che devono fare così, la loro evoluzione interiore è a quello stadio. Ci sono però molte altre che devono invece recuperare l’amicizia con Dio, da ciò la necessità di una preghiera diversa.
Ma di questo parlerò più avanti.
L’impazienza
InPersonali su 11/02/2008 a 13:21Voglio fare un articolo sulla preghiera. Ne avevo già fatto uno su come la preghiera, in alcuni casi, riesca a guarire e in quali casi lo fa (nel vecchio sito: La preghiera cura?). Ora desidero approfondire la preghiera in quanto tale.
Come sempre è da un po’ che ci penso, anche perché la considero davvero una grande risorsa per l’essere umano, sia che si tratti di quella cristiana, sia che invece ci si dedichi ad altri tipi di preghiera. In modo particolare mi sto sempre rendendo più conto di come questa risponda al male oscuro dell’accidia, che appesta i nostri animi, rendendoci così faticosa la vita.
E come sempre mi viene l’impazienza di buttare giù le informazioni, così da averle belle chiare davanti a me. Invece no. So che non devo farlo, ma devo semplicemente lasciarle muovere dentro di me, sia le mie esperienze, sia le diverse informazioni che sto raccogliendo in proposito. Infatti, è solo così che poi il tutto riesce a manifestarsi con grande chiarezza e mio sollievo, che finalmente “partorisco” la questione.
Il mio unico problema è il disagio che mi procura questo travaglio, dove non posso fare altro che lasciar muovere dentro di me tutto l’insieme di mie considerazioni e e i confronti che faccio con quanto studio. Ma è così, rientra nel gioco di chi crea, con le parole o con altro.
Ora sono appunto in questo tipo di momento, dove l’impazienza morde il freno e mi rende irrequieta, mentre io la devo cercare di addomesticare.
Passeggiate
InBen-essere, Co-Scienza, Recensioni su 10/02/2008 a 10:44Un delizioso libro che ci accompagna a ritrovare noi stessi attraverso una pratica semplice e alla portata di tutti: il percorrere le strade del nostro mondo, quello che stanno vicino, dietro a casa, senza bisogno di grossi programmi e spostamenti. E, infatti, una strada nella campagna vicina si trasforma in un sentiero verso una propria centratura, lo si percorre senza fretta, godendosi il cammino, il panorama, le situazioni che di volta in volta si presentano ai nostri occhi…”La strada, un uso eccellente della lentezza: intendo dire della nostra capacità di attardarci accanto a ciò che se lo merita.” Così l’Autore ci spiega il metodo più indicato per percorrere le strade che ci conducono alla consapevolezza! Strada facendo, il ritmo frenetico di questi nostri cuori sovraeccitati, si calma e dentro di noi qualcosa comincia a raccontarsi: i nostri sogni, quelli che forse abbiamo dimenticato o perduto; o i nostri ricordi dei bambini o giovani che eravamo; le nostre sensazioni di fronte a paesaggi di cui avevamo scordato il sapore. Mentre percorriamo a passo leggero la nostra strada cominciamo, poco alla volta, a tornare presenti nel presente, ritroviamo il contatto con noi stessi e con la nostra vita, i nostri errori di percorso e quelli che ormai hanno cambiato il corso di questa nostra umana esistenza e, all’improvviso, non ci sentiamo più dei perdenti, ma degli esseri umani che hanno vissuto, hanno cercato di fare del loro meglio, anche quando si sono persi in illusioni che non li hanno portati da nessuna parte. Non è, infatti, detto che, per forza, le strade della nostra vita debbano condurci da qualche parte, spesso, anche le strade senza uscita hanno un loro senso. (Pierre Sansot – Pratiche Editrice /Saggiatore)
Il digiuno
InBen-essere su 09/02/2008 a 16:50Nei miei lunghi anni fuori dall’Italia (l’ho lasciata nel ’77 e ci sono tornata definitivamente nel ’94), avevo preso la sana e rigenerante abitudine di praticare degli intensi digiuni di guarigione. Mi piaceva digiunare, mi piaceva la sensazione di fatica che si deve affrontare all’inizio, quando ti devi abituare a non ascoltare la fame che invece incalza. Questi digiuni annuali che io facevo per almeno tre/quattro settimane, mi davano la salute e mi mantenevano in linea.
Arrivata in Italia, solo l’accenno al digiuno metteva in fibrillazione ansiosa tutti quanti che, alla fine, con la loro costante e assillante apprensione, hanno finito col condizionarmi a crederla una pratica pericolosa. Ho così iniziato ad andare da vari terapeuti del naturale per “imparare” ad alimentarmi correttamente. Negli anni ho cercato di applicare diverse diete terapeutiche, alcune con la carne, altre senza. Ma il risultato non è stato solo quello di appesantirmi, ma anche quello di perderci in benessere. Niente di particolare solo non ero in forma.
L’anno scorso la svolta. A febbraio ho letteralmente mandato a quel paese tutti quanti e ho iniziato il mio adorato digiuno. Il problema era che comunque lavoravo e mi dovevo spostare in diversi luoghi, e poi era freddo, si abbassa tremendamente la temperatura quando si digiuna… Ciò nonostante l’ho fatto con quella determinazione cocciuta che mi piace risentirmi nascere dentro, quando decido qualcosa.
E stato davvero duro, il freddo innanzitutto, e poi la fatica. Sì perché quando facevo una volta il digiuno, era estate ed era il mese in cui mi prendevo libero da impegni. Invece l’anno scorso io mi dovevo spostare sui treni, con i miei bagagli appresso. Dopo dieci giorni di digiuno ero arrivata a un tale sfinimento da avere abbassata addirittura la voce. Era chiaro che dovevo fare qualcosa. Interrompere però non mi andava, così ho deciso di alternare un giorno di digiuno a un giorno di sole verdure, senza ovviamente condimenti né altro di nessun tipo. Sono così riuscita a proseguire fino a giugno, quando, piano piano, ho reintrodotto il cibo.
In autunno la mia alimentazione era normale ed è andata avanti fino alla fine dell’anno.
Con il primo di gennaio ho instaurato un regime di soli cereali e verdure, con niente altro, in preparazione del mio nuovo digiuno che inizierò a fine febbraio. Credo che siano i prodotti in un qualche modo lavorati a creare gli intasamenti. Le farine, innanzitutto, ma anche il latte e derivati, e i prodotti d’origine animale.
Mi rendo conto che il digiuno non può essere consigliato a tutti: si deve davvero conoscere il proprio corpo così da capire come sta reagendo e se è il caso di intervenire in un qualche altro modo. Inoltre la fame c’è, e come! Non tutti riescono a gestirsi le giornate accompagnate dal senso costante e assillante dei morsi della fame. Alcuni sostengono che la fame scompare dopo la prima settimana. A me, anche quando lo facevo di un mese il digiuno, non è mai scomparsa. Tuttavia non sono una persona golosa e questo credo mi aiuta a gestirla.
Quindi non lo consiglio. Tuttavia, coloro che come me sono nella posizione e capacità di poterlo fare, di sicuro concorderanno con me che si ritorna in forma e in linea. Le forze si rigenerano, sia quelle fisiche, sia quelle psichiche. E per me questo è davvero impagabile!
