Carla Fleischli Caporale

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La notte di Walpurga

InNegativo, Notizie su 20/04/2008 a 05:16

Mentre tornavo, in treno i pensieri vagavano. D’improvviso mi è venuto in mente che il prossimo 30 aprile, giornata in cui vado via per qualche giorno da passare nella natura, introdurrà alla “notte di walpurga”.
Certamente poco conosciuta in Italia, è una tradizione tedesca e nordica. E’ la notte in cui tutte le forze del male si riuniscono – in particolare sul Blocksberg Broken in Germania – per celebrare la danza sfrenata delle energie che si accoppiano con gli elementi nell’accogliere l’arrivo della primavera. Nei Paesi alpini, spesso, in quella notte si suonano le campane delle mucche, o si suonano fischietti, oppure si battono bastoni, tutto con l’intento di fare rumori che allontanino dal proprio spazio gli effetti negativi che tali strascichi energetici possono produrre.

Ma si accendono pure dei grossi falò per bruciarci dentro tutto il negativo dell’anno passato e permettere poi, il giorno dopo, di festeggiare la rinnovata fertilità con i “may poles”. Questa tradizione è però molto più inglese e scandinava e vede i giovani del paese danzare tutti agghindati coi fiori intorno al “palo di maggio”, che per certi versi ricorda quello che in Italia è chiamato “l’albero della cuccagna”.

Curiosamente, tornando ora alla tradizione più tedesca e quindi rifacendomi al fatto che in Germania quella notte è popolarmente chiamata “la notte delle streghe” (Hexennacht), Hitler e i suoi devoti si sono tolti la vita proprio in quella notte!

Se sentite un’emozione particolare per quella notte, accendete candele bianche da posizionare davanti alle vostre finestre e porte, con l’intento di tenere fuori dal vostro spazio le energie disordinate che si creeranno in quelle ore di buio e aprirvi invece al buono che sicuramente l’arrivo della primavera apporterà.

Una questione di energia

InBen-essere, Co-Scienza su 11/03/2008 a 10:31

C’è quella frase sibillina del Cristo che afferma “a chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha” (Mc 4, 25), che, in ultima analisi, viene poi riproposta dai detti popolari: “piove sempre sul bagnato” – o, nel caso del negativo: “”le sfortune non vengono mai sole”.
E’ sempre una questione di energia, carica interiore. In base a quello che si ha e all’uso che se ne fa (vi ricordate vero la parabola dei Talenti – Mt. 25, 14-30) così l’energia divina, o cosmica se si preferisce, risponde. L’eco dipende sempre dalla voce di partenza, quanto più potente tanto più evidente sarà la risposta.

Ecco perché le discipline spirituali, quando non sono state ancora inquinate dal mentalismo della tendenza occidentale a essere dei puri (e quanto inutili!) teorici, affermano e consigliano di tenere in buona efficienza il corpo. E’ con questo mezzo che attingiamo all’Energia che ci offre la carica vitale necessaria per avere una forte “voce” e ottenere una forte eco di risposta! Quando si dice “nel corpo lo Spirito” è questo che si vuole evidenziare.

E’ però anche vero che le continue battaglie esistenziali, i disguidi, i problemi quotidiani banali a volte, e davvero fastidiose altre, ci prosciugano. E lì, a quel punto, la nostra “voce” è un sussurrio che non richiama alcuna risposta positiva. E’ troppo debole per generare qualcosa di carico. Arrivati a quella fase siamo evidentemente in “minus”, e il meno richiama sempre il meno in risonanza, ovvero il negativo. Inizia così la spirale in discesa, degli eventi che letteralmente ci mangiano vivi e, prima o poi, si dovrà gettare la spugna, vinti.

Cosa fare per non arrivare lì? Ma è chiaro, ricaricare l’energia del proprio corpo e sollecitare quello che sia i mistici, sia gli esoteristi, chiamano l’intervento della Pura Energia, di cui comunque noi siamo fatti. Per questo tema vi invito al post successivo.

Voglio vivere così

InCo-Scienza, Recensioni su 02/03/2008 a 10:45

Un libretto delizioso, divertente e molto acuto: l’Autrice ci descrivere le peripezie di una donna (le sue), che decide di intraprendere il sentiero della crescita interiore, frequentando i diversi corsi che Londra, la città in cui vive, le mette a disposizione. Attraverso i suoi racconti – uno per ogni corso-esperienza – non solo veniamo in contatto con quel mondo, a volte genuino, altre volte abbastanza strampalato, rappresentato dai cosiddetti “maestri new age”, ma la Losada è stata pure in grado di darci un’ottima sintesi delle diverse tecniche da lei imparate, così che, nel caso che anche noi volessimo avvicinarci a quel tipo di insegnamento, sapremmo già di cosa si tratta.Molte donne, infine, si potranno pure riconoscere nelle sue “avventure”, perché il sesso femminile va inevitabilmente incontro a un determinato atteggiamento maschile, nel caso che il conduttore sia un uomo – ma anche questo, come ben possiamo immaginare, fa parte dell’insegnamento dopo tutto! Tuttavia questo libretto non va solo inteso per le donne, anche gli uomini – se sono in ricerca – potranno trovare degli “insight” di crescita e, perché no, magari potrebbero pure riuscire a capire cosa mai provano le donne, quando, più o meno ingenuamente, si lasciano andare a certi “inviti” maschili.Comunque questo non è un libro sui diversi approcci alla vita dei due sessi, né, tanto meno, è un libro dove la morale sta nascosta dietro a ogni parola, è semplicemente la condivisione di esperienze perché, come dice l’Autrice alla fine del suo testo, si può sempre utilizzare ogni cosa per la propria crescita, evoluzione e apprendimento, se si ha deciso di non percorrere il sentiero dell’illusione! (Isabel Losada – Feltrinelli Editore)

La preghiera di guarigione

InBen-essere, Co-Scienza, L'intangibile su 01/03/2008 a 18:36

Finalmente riesco a introdurre l’invito di cui accennavo nel post scorso, per la lettura dell’articolo: “l’energia della preghiera“.

Nanahiro Treasure Box

InCo-Scienza su 29/02/2008 a 11:50

Ho finalmente ritrovato questo incredibile “giochetto“. Lo commenterò più avanti, quando chi viene a leggere in queste mia pagine avrà avuto modo di farlo.
(Si veda dell’altro sull’Autore)

La scienza evolutiva

InCo-Scienza su 29/02/2008 a 10:02

Putroppo – o per fortuna, vedremo poi – la mia preparazione accademica è stata umanistico-filosofica, di conseguenza mi mancano tutte quelle nozioni matematiche che mi permetterebbero di condividere i ragionamenti più profondi degli scienziati.
Ma forse questo non è uno svantaggio dopo tutto. Infatti mi sono piano piano resa conto che potevo arrivare a comprendere, basandomi sul senso filosofico delle teorie matematiche. In altre parole, uno scienziato per arrivare a verificare un concetto, si basa sempre su un’idea, che esprime all’inizio a livello di pensiero. Poi la traduce con le formule, e quindi si dà da fare per verificarla.
Ecco, soffermandomi quindi sull’idea che guida le ricerche degli scienziati mi è stato possibile accorgermi che la scienza, anche quella a me più astratta e incomprensibile, come potrebbe essere appunto la fisica, la matematica, o la quantistica, mi diventava rivelatoria. E da ciò la mia passione per questo genere di ricerche che trovo davvero evolutive.
Chi è interessato trova questo genere di articoli alla sezione Scienza e Coscienza degli articoli

La sindrome degli antenati

InRecensioni su 28/02/2008 a 11:16

“Ciascuno di noi ha dentro di sé un romanzo familiare e ogni famiglia ha una storia da raccontare; una storia che si ripete, una storia mitica, una saga e dei segreti. Siamo tutti eredi di queste tradizioni. Più esattamente, siamo gli eredi di questa tradizione, di questa storia.” (Anne Ancelin Schützenberger – Di Renzo Editore)

Nel passato familiare, anche quello lontano che con noi ha poco o nulla più a che fare, quando accadono degli eventi negativi che squilibrano quella specie di contabilità energetica che sta alla base di qualunque rapporto umano, si creano dei veri e propri debiti, insoluti da pareggiare. In questo dare e avere energetico ogni disarmonia non riequilibrata, si perpetua in una malefica eredità che va poi a pesare sui membri più deboli o più ricettivi all’evento.Sigmund Freud aveva intuito l’esistenza di un’anima collettiva con cui spiegava alcune forme di trasmissione inconscia da una generazione all’altra di simboli e di comportamenti dotati di forte risonanza emotiva. Carl Gustav Jung aveva poi ripreso e approfondito questa tematica, proponendo la teoria dell’inconscio collettivo. Successivamente, altri psicologi come Moreno, l’ideatore dello psicodramma, Nicolas Abraham, Françoise Dolto e Maria Törok, continuarono a investigare sulle dinamiche inconsce di quell’entità che potrebbe essere definita “anima familiare”, ovvero un inconscio collettivo più ristretto che ruota attorno al mondo del soggetto in modo più personale. Su questo mondo dell’inconscio familiare è però la francese Anne Ancelin Schützenberger, la fondatrice della psicogenealogia e della tecnica del genosociogramma, che individua chiaramente come all’interno della storia di una famiglia certi eventi accaduti nel passato e di un particolare spessore emotivo rimasti insoluti, possano poi produrre nella progenie particolarmente sensibile, altri eventi simili, che ripropongono all’infinito quell’emozione, fino a quando qualcuno non riuscirà ad affrontarla e poi a scioglierla.

In Italia questo concetto è divenuto abbastanza popolare grazie al tedesco Hellinger e le sue “costellazioni familiari”. Pur tuttavia, leggendo i suoi libri, il suo metodo risulta spesso l’effetto di percezioni soggettive (tipica una sua frase in cui “spiega” certe sue interpretazioni senza offrire un metodo di lettura preciso ma con un “Certe cose si sentono”). Se la sua personalità carismatica e comunque estremamente competente se lo può magari permettere, chi ci può garantire la stessa capacità negli altri?

Con Anne Ancelin Schützenberger non si corre tale pericolo. Infatti nel libro vengono ben spiegate le premesse che portano poi a determinate letture e interpretazioni degli eventi. Un libro “tecnico” e per addetti ai lavori, ma anche un testo che può rivelarsi utile alla persona comune che cerca di investigare e capire le origini di alcune sue sofferenze. Ricordiamolo: “In ogni bambino si uniscono i canti dei genitori e degli avi, che disegneranno la mappa che gli è stata data per compiere la sua traversata” (Da “La casa del felice ritorno” di Leena Lander)

Mia recensione pubblicata nel sito dell’editore.

Il corpo

InBen-essere, Co-Scienza, Recensioni su 22/02/2008 a 11:17

In un’epoca come la nostra dove l’attenzione alla forma è così accentuata si direbbe che il corpo possa essere diventato un compagno integrato della nostra esistenza. Invece, spesso, non è così. Tutta questa attenzione non rivela intimità e il corpo, nonostante la presunta esaltazione, è ancora un aspetto poco ascoltato, riconosciuto, capito… “Il corpo parla, e parla un linguaggio che anticipa e trascende l’espressione verbale.” Così scrive l’Autore: Luciano Manicardi, monaco di Bose.
Certo che un monaco ci parli di corpo, quasi quasi fa un po’ specie. Eppure è proprio questo il punto: noi il corpo o lo esaltiamo o lo rifiutiamo, ma in definitiva, in ambedue i casi non lo integriamo. Invece il corpo è da conoscere, non tanto anatomicamente, bensì nella sua espressività. “Il corpo è il nostro modo di essere nel mondo, di prendervi parte, di rispondere ai suoi molteplici richiami e alle sue sollecitazioni di gioia o di dolore, cose tutte che plasmano il nostro corpo, fino a renderlo immagine fedele del nostro carattere, di chi noi siamo. Il corpo viene costruito da noi, dagli altri, dagli eventi…”
Attraverso il suo testo l’Autore non solo ci porta a integrare una visione più sana del corpo ma ci permette al contempo di riesaminare la questioneper arrivare a ricordare che il corpo è pure una manifestazione divina. Noi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio. Per cui noi – insieme di corpo e spirito – siamo preziosi a Dio non solo nell’anima, ma anche nel corpo e nelle sue funzioni. (Luciano Manicardi, Edizioni Qiqajon, Monastero di Bose)

Psicoanalisi e Buddismo

InRecensioni su 17/02/2008 a 10:47

Un libro dotto, che si rivolge a un pubblico già a conoscenza dei presupposti della psicoanalisi e del buddismo; che rivela, attraverso i diversi contributi di psicoanalisti ed esponenti del buddismo zen e del buddismo in genere, come le conseguenze di questi due “percorsi” non siano poi così diverse le une dalle altre. L’analisi arriva a identificare le somiglianze delle diverse fasi del tragitto evolutivo e di quello psicoanalitico, che devono essere superate per poter approdare alla reale liberazione. Per esempio lo stadio della dipendenza del singolo, che spesso sviluppa in relazione a situazioni spiacevoli, oppure quello per cui, di contro, l’individuo tende ad arroccarsi nelle condizioni piacevoli scoperte (nel percorso spirituale questo può essere vissuto attraverso il rifugiarsi nella meditazione, inteso come una specie di ritorno allo stato intrauterino). Nel vincere la fase del ripiegamento melanconico su se stessi e nell’attaccamento errato a questa emozione, si ha un primo superamento del tono emotivo; nel vincere poi, ciò che in psicoanalisi viene definito “narcisismo”, si supera anche quella tenace difesa a persistere in una condizione piacevole, che non permette una reale interazione con le sfide della realtà. In entrambi i casi questo processo permette di liberarsi da quei toni emotivi, dolorosi o piacevoli che siano, che non consentono di vivere liberamente la spinta a crescere e ad evolversi interiormente.Per chi è interessato ad approfondire l’approccio psicoanalitico, paragonandolo a quello buddista, il libro è senz’altro un’ottima fonte di riflessione e chiarificazione. (A cura di Anthony Molino – Raffaello Cortina Editore)

Ritmi vitali

InBen-essere su 15/02/2008 a 16:50

Il sole sta tramontando. Dalla mia finestra, che dà sul tetto ed è disposta a sud, mi vedo l’alba e il tramonto. Così ho più presente la durata della giornata che mi inizia con questo sole a sinistra, che poi mi passa proprio davanti e mi costringe a chiudere le imposte, che altrimenti tutta quella luce sullo schermo del computer mi impedisce di lavorare, e poi verso le sei, quando a destra lo scorgo scendere dall’orizzonte in questo momento dell’anno.
Fra poco inizierò a vedere Sirio, una fra le stelle più luminose del nostro cielo e la notte, piano piano, si stenderà davanti a me.
Io credo di essere molto fortunata a potermi gustare giorno dopo giorno, dalla mia finestra, il ritmo delle stagioni. E’ questo movimento, regolare, scandito bene dai suoi tempi, che fa bene. Sappiamo che al mattino il sole sorge sempre. Anche quando non lo si vede, lui però c’è, è in piedi e non si attarda a poltrire. Fa bene il suo lavoro per tutto il giorno, a volte aiutato da altri fattori atmosferici, e poi va nel riposo, e non si attarda a gozzovigliare…
E così, dato che la mia vita di suo è molto irregolare, io mi aggrappo alla regolarità della natura, che mi aiuta a mantenere comunque un ritmo, salutare.

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