Carla Fleischli Caporale

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Paraocchi alla coscienza

InCo-Scienza su 16/04/2008 a 14:45

Nessun giorno è uguale agli altri. Eppure, così spesso si generalizza. Si guarda fugacemente fuori dalla finestra: se il sole splende si dice meno male e se il tempo è brutto con mestezza lo si annuncia a se stessi e a chi ci è attorno.
Invece è vero quello che dice Chief Dan George: “Ogni giorno porta un’ora di magia: ascoltatela!” Basta non guardare con l’animo ottuso che chiude gli occhi e non fa vedere le innumerevoli sfaccettature.
E lo stesso poi con gli esseri umani. Se c’è una cosa che mi innervosisce particolarmente è quando sento banali descrizioni che appiattiscono e soprattutto non riconoscono le peculiarità dell’altro. “Assomiglia tutto a mio marito” o “a mia moglie”. “E’ proprio come la mia amica (o il mio amico), tale e quale”. E così via dicendo. Queste indolenti affermazioni sono la premessa di una chiusura a voler scoprire ulteriormente l’altra persona. La si “etichetta” in modo incredibilmente insulso e poi la si lascia lì dentro, ben impacchettata, e soprattutto prigioniera di quella generalizzazione.
Ovvio che poi non ci si incontra mai, pieni come siamo di luoghi comuni!
I luoghi comuni addormentano la coscienza!

Domande importanti

InCo-Scienza su 23/02/2008 a 11:34

Quali sono i tuoi aspetti migliori, utili per la tua evoluzioni e per quella degli altri, che puoi mettere in gioco o che stai già condividendo?

Quali sono quegli aspetti di te che potresti migliorare per la tua evoluzione e per quella degli altri?

Quali sono quelle tue caratteristiche che invece faresti bene a mettere da parte, così da non frenare la tua evoluzione come pure quella degli altri?

La vita come si dovrebbe

InRecensioni su 18/02/2008 a 10:49

In un’epoca, dove i valori umani sono sempre più annichiliti e umiliati, trovare un libro che ci riporta alla memoria cosa significhi essere individui che manifestano la propria dignità umana, non può che essere un elisir per l’anima. L’Autore, nel proporre un modo di vivere che ci permetta di recuperare il nostro valore, riporta, a mo’ d’esempio, le parole di Primo Levi, quando descrive il comportamento di Lorenzo, quell’italiano dal cuore generoso che, durante la sua permanenza nel campo di sterminio, lo aiutò: “Per tutto questo non chiese e accettò nessun compenso, perché era buono e semplice, e non pensava che si dovesse fare il bene per un compenso”. Queste parole hanno il potere di risuonare nella nostra coscienza come un raggio di luce che, dall’oscurità di questo tempo senza amore – nonostante le innumerevoli manifestazioni superficiali di buonismo a cui spesso assistiamo – scuote la falsità, e squarcia il buio, per portarci la luminosità che ne deriva dall’essere individui di valore.Il libro, nel promuovere una vita più etica, ci mette pure in guardia dall’ingenua aspettativa di ricompense, perché “l’impegno etico, indipendente dalla sua intensità, non sempre è ripagato”. Constatazione doverosa, a cui tutti coloro che si ritrovano nel significato di queste pagine, sono già dovuti arrivare, superando l’inevitabile amarezza che questa osservazione comporta. Tuttavia, come ci ricorda l’Autore, queste battaglie possono essere intimamente esaltanti, perché riconfermano la connessione con quella coscienza che, nel trambusto di questa nostra società odierna, troppo spesso si è dimenticato. (Peter Singer – Il Saggiatore Edizioni)

Dizionario dei vizi e delle virtù

InCo-Scienza, Recensioni su 23/01/2008 a 10:52

Bono Giamboni, fiorentino dell’epoca di Dante circa, ci ha lasciato diversi testi, due dei quali dissertavano sui vizi e le virtudi. In effetti l’intero pensiero filosofico e religioso si è occupato di capire cosa rende l’essere umano buono e cosa invece lo fa perverso, perché il senso, quello più nobile, è quello di realizzare una vita etica. E la situazione oggi non è cambiata. Solo che con l’andare del tempo si è senz’altro articolata. Oggi le cose non sono sempre quelle che vogliono far credere di essere, per cui le virtù sono vizi e viceversa. Insomma di che rimanere confusi!Allora è dunque andato tutto perso, sommerso in una confusione di vizi e licenziosità? E cosa ne è delle virtù?Salvatore Natoli risponde a queste domande con un’opera che ci orienta, voce per voce, nel marasma di una realtà orfana di dottrine e ideologia. “Le voci qui raccolte parlano di vizi e virtù: un modo per prendere distanza da sé, per perdere peso, per guardarsi da fuori, oggettivandosi nel mondo, per relativizzarsi. Vizi e virtù: è anche un modo per avere cura di sé, per prendersi a cuore, per dare eleganza, stile e morale alla propria vita. Questo non basta per renderci liberi. Meno che mai è sufficiente per essere felici. Può essere, però, d’ausilio per vincere noi stessi, per sciogliere quel che più ci lega, per instaurare rapporti più giusti con gli altri. Per vivere meglio.” (Salvatore Natoli – Feltrinelli editore)

L’animo evoluto

InCo-Scienza su 15/01/2008 a 05:48

No, non siamo tutti uguali! C’è poco da ribattere, davvero non siamo uguali. La consistenza dell’essere, il suo spessore e la sua natura sono davvero molto diversi. Già lo si nota nella vita quotidiana, per esempio, e riprendo un concetto inflazionato viste le quantità di utilizzo, quello che uno crede di realizzare come “etico” non lo è per niente per un altro.

Ho osservato a lungo le azioni cosiddette “etiche” di alcuni personaggi e, conoscendoli da vicino, ho proprio appurato che ci credono veramente e che in tutta onestà loro agiscono “eticamente”, in base alla propria coscienza. Ed è proprio questa però che fa la differenza. Abbiamo coscienze, animi, davvero tanto diversi. E non perché i concetti etici, tanto per continuare con questo esempio, sono divulgati e sostenuti da tutti, che tutti, allo stesso modo, li interpretano!
Per esempio, quando redigo la carta natale salta subito all’occhio la qualità dell’animo dell’individuo (vedi L’astrologia per l’anima). E c’è poco da nascondersi lì: quello è il diagramma dello stato evolutivo della persona ma, dato che sono pochi ancora quelli di un certo spessore interiore positivo, è ovvio che letture di questo tipo non sono per tutti. Sì perché ci sarebbe poco da spiegare. Come si fa infatti a far capire a una persona che crede di essere così tanto brava, così tanto preparata, così tanto a posto che in effetti, tutto questo credersi “così tanto…” è proprio la radice del suo non esserlo?

Mi ricordo che quando leggevo Ouspenski, che è stato l’allievo più illustre di Gurdjeff, lui raccontava che il Maestro, per appurare chi fosse o meno pronto per un lavoro spirituale, invitava a un salotto le persone che chiedevano di iniziare un percorso con lui. Gurdjeff aveva chiaramente detto a Ouspenski di far parlare di sé le persone e quelle che lo avrebbero fatto con generosità e dovizia nel raccontarsi erano le persone da scartare. Sì perché l’ostentazione è proprio il primo segno di animo ancora infantile ed egoico.

Così io mi chiedo, ma cosa mai pensano quelle numerose persone che, quando tengo una conferenza su questioni evolutive, poi sentono l’impellente necessità di prendermi in disparte per raccontarmi quanto sono avanti, loro, visto tutto quello che hanno ormai imparato…
Io rimango davvero senza parole!

Il libro tibetano del vivere e del morire

InRecensioni su 14/01/2008 a 10:32

Quando, nel ’93, uscì il libro di Sogyal Rinpoche negli Usa, in men che non si dica fu sulla bocca di tutti coloro che si interessavano di percorsi di crescita interiore, e nel giro di poco tempo un amico, con toni entusiasti, me lo regalò. In effetti questo testo è un gioiello prezioso. Lo stile di scrittura pacato, pur tuttavia acuto, ci accompagna nella rivisitazione dell’esistenza, per ritrovare ciò che in fondo dovrebbe essere il senso della vita. Ovviamente divenne uno dei testi da tenere sul comodino, per rileggerne qualche riga ogni sera, prima di addormentarmi.Al mio ritorno in Italia, continuando a occuparmi delle tematiche del nuovo pensiero spirituale, fui molto colpita dal fatto che il libro, qui, non era molto conosciuto. Già, è vero, noi siamo il popolo che ama uno stile di scrittura nozionista e dotto, oppure, di contro, quello un po’ enfatico e sentimentale… Eppure il libro è stato tradotto da una casa editrice, l’Astrolabio, che è ben nota per la serietà dei testi che propone. Forse è veramente solo questione della poca eco creatagli attorno.Così, con un sentimento di estrema gratitudine verso l’Autore, penso sia doveroso iniziare a parlarne.“Quasi tutti muoiono impreparati a morire, così come hanno vissuto impreparati a vivere”. Questa è la tesi fondamentale dell’Autore, che però non si mette con il dito accusatorio a elencare l’ennesima sequenza di critiche alla società moderna. Lo sappiamo, questo modo di vivere ci ha alienato ed è perfettamente inutile stare a riceverne i rimbrotti.Abbiamo invece bisogno di un qualcuno che ci prenda per mano e ci accompagni, con pacatezza, a ritrovare quei moti interiori dell’anima che, vibrante, anela alla propria realizzazione.In effetti, ci lascia intendere l’Autore, è solo recuperando la libertà di vivere in sintonia con le vere e profonde aspirazioni interiori che si sarà in grado di vivere con serenità ogni situazione che la vita vorrà presentarci e, al contempo, prepararci all’appuntamento più importante che ci attende alla fine della nostra esistenza!(Sogyal Rinpoche – Astrolabio Editore)

Accuse

InNegativo su 05/01/2008 a 09:07

Ciò che principalmente irritava del mio modo di procedere nel far cultura su certi argomenti così delicati come possono essere quelli dell’alternativo, era il mio rigore, che veniva interpretato come rigidità.
Invece, e ora le persone che tanto mi hanno dato addosso hanno iniziato a capirlo, è proprio perché desidero che certe argomentazioni vengano prese in considerazione che utilizzo il rigore più assoluto del metodo scientifico quando illustro le tematiche. E’ solo nell’impeccabilità del ragionamento, ben esposto e ben fondato, che si può incidere sul pensiero di coloro che contano. Altrimenti si potrà anche esser simpatici, o magari buoni e compassionevoli, ma si rimarrà pur sempre delle persone che non hanno fondamento nell’esporre le proprie argomentazioni e vanno di emozione – proprio l’ultima delle qualità per far leva sul serio!

Forma e sostanza

InCo-Scienza, Dalla Mongolfiera Blog su 08/12/2007 a 06:43

In effetti la vita non va bene perché c’è sempre qualcuno che agisce male: il governo, la giustizia, le aziende, gli operai, gli impiegati, i commessi, i compagni, i vicini… Insomma sono gli altri a comportarsi male, noi il concetto di giustizia e moralità l’abbiamo ben chiaro! Solo che ci è chiara la teoria. All’atto pratico e a livello personale, invece, la questione è ben diversa.
Non si ruba, non si mente, non si è violenti… ma certo è vero, è proprio vero vero… Ma poi, nel nostro personalissimo agire quotidiano quanto veramente lo mettiamo in pratica?
Se, per esempio, a qualcuno che si è reso disponibile chiediamo più del dovuto, a meno che lo si paghi, non sarebbe questo un approfittare, ovvero rubare, il suo tempo, la sua energia…
Se il nostro agire non è tra i più dignitosi e lo celiamo mascherandolo con altro, non è forse questa una menzogna, a noi stessi probabilmente in primis, e agli altri poi…
Se le nostre parole, anche se non violente in sé, sgorgano da un animo incattivito, non è forse anche questa violenza, probabilmente delle più meschine, perché non dichiarata…

Ma non ce ne accorgiamo, perché “onestamente” siamo abituati a vivere la farsa, il teatrino di quello che si dice, agisce fuori, ben lontano da quello che poi si è veramente dentro. Tragico davvero quando la forma esteriore viene presa per genuina sostanza!

Il valore dell’eroismo

InCo-Scienza, Dalla Mongolfiera Blog su 10/11/2007 a 06:42

Il coraggio, la forza, la capacità di lottare per superare le avversità sono tutte qualità che appartengono all’eroe. Non lo spavaldo che ama pavoneggiarsi di trofei insulsi quanto mai inutili. Ma il dignitoso che nel silenzio continua la sua ardua scalata alla montagna sacra.
Sì perché oggi, chi avanza sui veri sentieri dello spirito, vie solitarie spazzate da venti inesorabili e implacabili, che non concedono consolazioni, deve per forza essere un individuo dalla indubbia capacità di rigenerazione. In autonomia deve sapersi rialzare, confortato semmai da chi prima di noi ha lottato e continua a combattere le battaglie che portano alla vittoria dello spirito. In quel frangente ciò che conta è la suprema e intima connessione con le direttive superiori espresse dal silenzio più intatto e cristallino.
Questo è l’eroismo dell’animo. Dote indispensabile per riuscire a gestire i cambiamenti vibrazionali in atto, che destabilizzano coloro non abituati a resistere alle pressioni esteriori e interiori.

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