Tante cose accadono sulla Terra. E’ davvero come se ci fossero innumerevoli dimensioni che coesistono. Dipende sempre su che nota si vibra. Quella sarà il richiamo per risonanza. E basta davvero poco. Mi sono accorta che già è sufficiente un lieve accenno di qualcosa per richiamare quella nota. Che potrà così arrivare nelle nostre vite con vario spessore.
Mi spiego. Se noi non si è onesti onesti, ma lo si è magari all’80/90%, quel 10/20% di nostra “piccola” disonestà basta per emettere quella nota. Se noi non si è del tutto sinceri, dritti, cristallini, e via dicendo, basterà quella anche minima percentuale disarmonica perché noi comunque si emetta quel richiamo. Per questo che, anche l’incontro casuale, solleciterà la risposta negativa corrispondente.
E poi ci si domanda, “ma come, la mia è solo una piccolissima disonestà, come posso richiamare qualcosa di così ‘ingiusto’? Eh, sì, può essere davvero flebile la nostra nota dissonante se paragonata a quella che ci arriva addosso. Ma di fatto c’è e, se per caso incrociamo qualcuno la cui nota simile è però davvero potente, ecco che la risposta risonante ci arriva. E noi ne veniamo devastati…
Tutto questo ragionamento mi è venuto perché stamane leggevo di un “costume” che si sta diffondendo molto negli USA. Viene chiamato “trolling” e si riferisce a chi si dà da fare, coscientemente e volutamente, per trovare i punti dolenti negli altri, le incrinature nel loro presentarsi che, se è facciata, vengono ferocemente messe in evidenza. Questa “moda” si sta diffondendo rapidamente, specie nella comunità internet, dove appunto uno espone se stesso, ed è quindi in tale contesto che si assiste più facilmente a tale fenomeno. (Vedi l’articolo del NYT: The Troll Among Us) In un altro post leggevo un esempio, dove un noto giornalista intervista quello che viene considerato uno dei maggiori “troll” statunitensi, un certo Fortuny. La conversazione chiave fu: Intervistato: “Lo sai che hai i capelli verdi vero? ” – “No” risponde il giornalista. “Come, non lo sai?” – “No, perché mi guardo allo specchio e vedo i miei capelli neri” – “Ah, interessante… Eppure io ci scommetto che sai di avere i capelli verdi, proprio come sai di essere un terribile reporter!” – “Cosa vuoi dire? Cosa sono io?!” – “Ma che reazione interessante…” riprende l’intervistato “Perché non sei andato sulla difensiva quando ti ho detto dei tuoi capelli verdi?!” lo accusa ora questo Fortuny, l’intervistato appunto. “Se io non avessi già di mio dei dubbi sulle mie capacità e qualità avrei riso sinceramente di questa insinuazione, e ne sarei così uscito.”
Praticamente, afferma Fortuny, è la disponibilità intima delle persone a permettere di essere vittimizzati. (Vedi articolo: The Green Hair Theory)
E questo lo conosce bene chi studia la psicologia. Basta una minima incertezza interiore, che magari non è nemmeno nostra, ma è magari il semplice risultato dei condizionamenti negativi ricevuti, che subito, una minima strisciante insinuazione fa riemergere le voci del passato. Dove non eravamo mai bravi abbastanza.
Dunque basta quel piccolissimo seme che ancora è in noi, nella nostra memoria cellulare, per riattivare tutta quella serie di dubbi, incertezze, paure che, da piccoli, ci schiacciavano.
Ecco perché le terapie che si basano solo sulla consapevolezza non funzionano. Perché anche a esserne coscienti non basta a sciogliere il malvissuto dalla memoria delle nostre cellule, la cui “acqua” di cui sono formate, è intrisa di vecchie memorie.
Per liberarsi sul serio si deve davvero pulire, depurare, sciogliere l’informazione che queste ancora trattengono. La disintossicazione fisica ha davvero molto senso ! (Si veda L’Oloquantica)